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Full text of "Elementi di zoologia"

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ELEMENTI 

DI ZOOLOGIA 

T03I0 SECONDO 
Parte Teb.za. 



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V 



ELEMENTI 

DI ZOOLOGIA 

DELL' ABATE 

CAMILLO RANZANI 

« » « 

Professore di Mineralogia, e òì Zoologia, e Direttore del IWnseo 
Hi Storia Naturale della Pontifìcia Università di Bologna ; uno 
dei XL. delia Società Italiana delle Scienze; socio corrispon- 
dente delle R. Accademie delle Scienze di Torino, di Napoli, 
di Nancy ; della Società di Fisica , e di Storia Naturale dì 
Ginevra; delle Società Pontaniana , e Scbezia di Napoli; 
della R. Società Mineralogica di Jena; dell'Accademia Tru- 
cntina ce. ce. 

\ Tomo Seco N vo 

CONTENENTE 

LA STORIA NATURALE 
DE' MAMMIFERI 

Parte Terza. 



BOLOGNA 

PER LE STAMPE DI ANNESTO NOBfLT 
1821. 



-c.H^ ORDINE SESTO. 

DE' PACHIDER3II (i). 

X er nome ^i pacliiJermi intpnclo que' 
mammiferi forniti di quattro estremità , i 
quali sono ungulati, non però ruminanti. 
Il corpo di molti di essi ha una mole, ed 
un peso eccessivo ; è quindi mestieri, che le 
estremità tutte concorrano come saldissime 
colonne a sostenerlo. Affinchè poi le basidi 
codeste colonne, i piedi cioè abbiano la ne- 
cessaria stabilità, e sodezza, tanto le dita, 
quanto le unghie sono grosse, e corte, e 
quasi del tutto incapaci di parziali movi- 
menti. Fra i pachidermi non ve n'ha al- 
cuno , il quale sia fornito di clavicole , la 
pelle della maggior parte è densa, coriacea, 
poco pelosa, ed i peli sono duri, e setolosi. 
]>f utrousi di vegetabili , e quindi i loro mo- 
lari sono quali abbisognano per triturare 
questa sorta di cibo. 1 canini assai grandi 
di alcune specie sono piuttosto armi di di- 
fesa , che strumenti per la masticazione. Lo 

33 

(i) Va tcì)(^ÌJì; ^ siti i II — grosso f denso, e da 
Sìpiia. — pelle* 



5c5 
Stomaco è ^'ordinario assai ampio, talvolta 
diviso in alcune distinte cavità, le pareti 
delle quali non difFeriscono però fra loro 
nella struttura : il cibo disceso una volta 
nello stomaco non deve risalire nella bocca 
per esservi di nuovo masticato; e perciò ne' 
pachidermi non ha altrimenti luogo la ru- 
minazione. Gli occhi sono in proporzione 
della mole del corpo assai piccoli , e latera- 
li , e r orbita è sempre incompiuta; le orec- 
chiette hanno per lo più una considerevole 
estensione; la lingua è in tutti larga, e 
grossa. La gran cavità nasale di non pochi 
è probabile indizio della squisitezza dell'or- 
gano dell'odorato; nel muso della maggior 
parte di essi risiede un tatto assai dilicato, 
mentre per la densità, e durezza della pelle 
è questo sensorio nelle altre parti molto ot- 
tuso. Linneo riunì da prima gli ungulati, 
di cui ora trattiamo in un ordine da lui 
chiamato de' giumenti , jumenta; ne estrasse 
poscia gli elefanti per metterli nel suo or- 
dine de" bruti, e cangiò il nome di giumen- 
ti in quello di belve, helluae . Il Sig. G. Cu- 
vier nell'opera intitotalata: Tableau élément. 
de r Hlst. nat. des animaux separò dagli altri 
pachidermi gli elefanti , e ne formò un or- 
dine a parte, altrettanto fece egli de' soli- 
pedi : nel primo volume delle sue lezioni di 



5t)7 
nolomìa comparata restituì gli elefanti al- 
I^ ordine de' pachidermi , non così adoperò 
per riguardo ai solipedi: finalmente nel suo 
Jlégne animai tom. j. ha riunito in un ordi- 
ne solo tutti questi mammiferi (i). Il Sig. 
Blainville stabilisce ora un ordine detto dei 
gravigradi per li soli elefanti, ed unisce gli 
altri pachidermi ai ruminanti, e ad un ge- 
nere di cetacei erbivori^ e ne forma un or- 
dine intitolato de»li unsologradi. Adottando 
io r ultima classificazione del Sig. G. Cuvier 
lascio tutti i pachidermi nel medesimo or- 
dine ^ e divido questo in tre famiglie, che 
corrispondono esattamente a' tre ordini , ne 
quali gli aveva egli da prima distribuiti. 



(i) La massima parte de' moderni zoologisti ha ah- 
tracciato a V una ^ o V altra delle testò indicate cla^ 
sificazioni de pachidermi proposte in tempi diversi dal 
^ig. G. Cuvier. 



5o8 

FAMIGLIA PRIMA 



Db' Paoboscidei. 



N= 



aso prolungato in una proLoscide quasi 
cilindrica , assai lunga ; due grossi, e lunghi denti, 
conici, ricurvi, comunemente chiamati zanne, pian- 
tati nell'osso intermascellare j niun incisivo nella 
mascella inferiore; niun canino in ambe le mascel- 
le; in tutti i piedi cinque dita compiute, e nella 
pelle callosa, e formante una specie di zoccolo in- 
volte per modo , che si abbia indizio delle mede- 
sime quasi unicamente dalle unghie attaccate al- 
l' orlo del zoccolo stesso . Una , o due di queste 
unjghie suole mancare ne' piedi posteriori. 

L'enorme peso, e la gran mole delle zanne esigeva , 
che gli alveoli delle medesime fossero assai larghi, e pro- 
fondi. Egli è perciò, che la mascella superiore ha un'al- 
tezza straordinaria, e che la cavità nasale è nel teschio 
situata assai in alto . Quantunque questi mammiferi pos- 
sano piegare il ginocchio a terra , né sia altrimenti vero 
quello, che ne' tempi andati da molti si tenne per certo, 
cioè che non vi abbia nelle estremità de' medesimi al- 
cuna articolazione , pur tuttavia attesa l'altezza delle estre- 
mità stesse, e del tronco, ed attesa la brevità del collo, 
ed il volume della testa, e la direzione , e lunghezza del- 
le pesanti zanne, è a' proboscidti del tutto impossibile il 
pascolare l'erba, ed il bere l'acqua Immediatamente 
colla bocca. Laonde il naso di essi prolungasi in una 
proboscide, la qu-ale coli' estremità sua Arriva a terra. 



Un sì fatto organo è capace di molti movimenti , e serve 
a raccogliere il cibo, che unicamente consiste in vegeta- 
tili, ad assorbire l'acqua, ad introdurre l'uno, e l'al- 
tro nella bocca, ed a prendere, stringere, e sollevare 
corpi anche molto pesanti. Lo stomaco è semplice, gl'in- 
testini sono assai voluminosi , ed il cieco è oltremodo Va- 
sto. Fra i mammiferi terrestri non ve n'ha alcuno, che 
in grandezza, mole, e peso del corpo superi quelli della 
presente famiglia, i quali dagli altri pachidermi differi- 
scono per modo che , come è detto poc' anzi , sono da 
alcuni credati meritevoli di formare da se soli un or- 
dine. 

Gen. Elefante, Tllep7tas (i) Lin. 

Faccia poco man che verticale ; sommità del 
cranio rotondata; occhi piccoli, assai vivaci; orec- 
chiette larghe , e pendenti soltanto nella parte po- 
steriore, ed inferiore; proboscide all'estremità co- 
me troncata, ed avente all'orlo superiore un'ap- 
pendice digitiforme; molari composti di varie la- 
mine più, meno compresse, situate trasversal- 
mente , e di una sostanza corticale abbondante , 
che le riunisce, ed alla quale si dà il nome di ce- 
mento; nel piano superiore della corona vi sono 
fasce di smalto, ognuna delle quali ritorna dopo 
breve giro donde parti; la parte radicale di co- 
desti molari in qualche modo distinta dalla co- 
ronale; collo assai grosso , e breve; tronco vola-» 

(i) Da IXè^xi; — noms dato da' greci a' mammi- 
feri di ^uestoZs^nere . 



Sto 
luminosissimo; 2 poppe nel petto; esremità gros^^ 
se, alte, cilindriche; piedi brevi, poco più larglii 
delie gambe, inferiormente quasi circolari, piani i 
e toccanti terra in ogni loro parte; unghie brevi, 
larghe , ottuse ali' estremità ; coda mediocre . 

Fra la parete esterna, e l'interna del cranio degli 
elefanti sonvl molti, e grandi seni; il cervello è in pro- 
porzione piccolo; la proboscide Iia nella parte estrema dwe 
fori, quelli cioè delle narici, ed internamente due tubi 
longitudinali, più vicini alla superficie anteriore, che al- 
la posteriore; il diametro di amendue si ristringe, e la 
direzione addiviene stabilmente ciirva in vicinanza della 
parte media dell'osso intermascpllare. Due sorte di mu- 
scoli servono a muovere quest'organo veramente mirabile, 
gli esterni cioè, e gl'interni, i primi stanno quasi im- 
mediatamente sotto la cute, e sono più, o meno esat- 
tamente longitudinali, diretti cioè verso l'estremità drlla 
tromba; gl'interni sono trasversali, sottilissimi, ed im- 
mersi in un tessuto cellulare pieno di bianco grasso. Non 
essendovi muscoli circolari il diametro de' canali interni 
riman sempre lo stesso ; i muscoli trasversali contraendosi 
ristringono l'involto de' canali , e quindi si fa minore il 
diametro totale della proboscide, e se n'accresce la lun- 
ghezza; si diminuisce questa mediante il rilassamento degli 
stessi muscoli. 1 muscoli longitudinali servono principal- 
mente a dare questa, o quella curvatura alla proboscide 
o a distenderla . E poiché in un tal organo vi hanno pa- 
recchie migliaja di muscoli , quindi innumerevoli sono i 
modi, onde possono combinarsi le azioni de' medesimi , e 



5ir 
per ciò stesso innumerevoli i movimenti , che possono 
produrre. Neil' estremila della proboscide, e sopra tutto 
nell'appendice digitiforme risiede un tatto delicatissimo, 
e può dirsi con verità , che sì fatto organo equivale ii> 
certo modo ad una mano. Gli occhi hanno ciglia mani- 
feste^ d'ordinario quelle della palpebra superiore sono più, 
Junghe, e più grosse di quelle dell'inferiore; le orecchiet- 
te sono mobilissime, e da alcuni vengono paragonate a 
due larghi ventagli,- la lingua è anteriormente puntuta, 
posteriormente assai grossa j le zanne, che Oppiano, Elia- 
no, Perrault ec. a gran torto giudicarono due corna, 
hanno alla base una cavità conica ; dentro questa ascoso 
stassi il nocciuolo polposo, separante la materia delle zan- 
ne , cioè l'avorio, il quale è disposto in istrati conici 
inseriti gli uni dentro gli altri. Crescono quinJi codeste 
zanne a mano a mano dal lato della base resa ognor più 
larga , perchè fino ad un certo segno per gradi si va svi- 
luppando il nocciuolo. Qualora si faccia una sezione tras-» 
versale delle zanne, vi si scorgono lineette curve, le qua- 
li partendo dal centro s' incrocicciiiano le une colle altre, 
e verso la periferia si ramificano; la sezione longitudinale 
lascia vedere le lineette indicanti i diversi strati conici . 
Le zanne elefantine sono rivolte all'in su; raro è il caso 
di trovarle contorte quasi in spirale : quelle che spunta- 
rono da prima cadono, allorché sono lunghe alquanti poi-» 
liei; se ne formano indi due altre, le quali sono durevo- 
li. Ufficio di questi denti non è già di prendere, e di 
triturare i cibi , ma bensì di servire come armi di difesa : 
egli è per ciò , che da alcuni sono appunto chiamati di- 
fese . La masctUa inferiore ìi oelU sua parte davanti *u« 



5r2 
periormente canallcolata". Le lamine onde sono composti I 
molari prima di spuntar fuori hanno all'estremità alquan- 
te digitazioni più o meno profondamente separate ; tali la- 
mine cominciano a formarsi nel fondo della mascella ; la 
porzione anteriore de'molari si svolpe prima della poste- 
riore, e la corona prima della radice. Dietro i primi mo- 
lari starinosi in fila i sermi di altri, i quali crescendo di 
mole spingono quelli, che gli sono dinanzi verso l'ango- 
lo anteriore delle mascelle ; qualora poi i molari del tut- 
to logori cadono , li seguenti ne occupano il posto ; in 
ogni lato di ammendue le mascelle talvolta ha luogo la 
successione di otto molari ; i primi sono piccoli , e con- 
stano di poche lamine, gli ultimi ne hanno un buon 
numero, e sono assai grandi. In ognuna delle mascelle 
talvolta vi sono due molari visibili, tal' altra volta ve 
n'hanno quattro: i rudimenti di que' che spunteranno in 
seguito rimangono coperti dalle gengive. 

Soltanto in una linea media, e longitudinale dell'oc- 
cipite le pareti de) cranio sono sottili , e fra loro vicine. 
Laonde in questo sito si può facilmente penetrare nella 
cavità del cranio stesso con un coltelle , ed anche con 
acuta freccia, ed uccidere l'animale d'un colpo solo. 
Fra gli occhi, e le orecchie hanno gli elefanti un or- 
ganò glanduloso, destinato a separare certo fluido visco- 
so, il quale, esce fuori per una esterna fessurina longitu- 
dinale. E' questa del tutto chiusa allorquando l'umore 
non iscola. In certe epoche se ne separa gran copia, ed 
allora sogliono gli elefanti essere molto inquieti, e di cat- 
tivo umore . Le apofisi spinose delle vertebre del tronco 
sono in essi molto grandi , e vi si attacca il robustissimo 



5i5 
legamento cervicale, che sostiene l'enorme testa; per que- 
ste stesse apofiji s'accresce di molto l'altezza del goffo, 
e voluminosissimo tronco; le unghie sono corte, rotonda- 
te, non sempre corrispondenti alle estremità delle falan- 
gi; la coda è in proporzione del corpo molto sottile; la 
pelle è aspra, disuguale, rugosa, e per lo pii^ screpola- 
ta, fornita di peli assai rari, e solamente in alcune parti 
degli adulti, un po' più frequenti, e spàrsi in tutto il 
corpo de' giovani; quelli della coda sono grossi, e duri. 
JVuotano questi pachidermi con molta agilità, perchè li 
vuoti assai grandi della testa, e della cavità del tronco 
li rendono specificamente meno pesanti dell' acqua . Vi- 
vono per lo più in branchi numerosi guidati da un ma- 
schio, e da una femmina adulti. Nutronsi di foglie d'al- 
beri, di frutti, di semi, e di erba; danno il guasto a* 
campi coltivati , e perchè mangiano molte delle piante , 
che vi crescono , e perchè pestano le altre . In ogni par- 
to nasce un sol figlio, che succhia il latte colla bocca, 
e non già colla tromba , come molti hanno creduto . Seb- 
bene gli antichi scrittori avessero già avvertito alcune ri- 
marchevolissime differenze fra gli elefanti d'Asia, e quelli 
deli' Africa, pur tuttavia Linneo li riunì in una sola spe- 
cie da lui chiamata Elephas maximus . Blumenbach , e. 
G. Cuvier due specie stabilirono di elefanti viventi. 

Sp. 1. Elefante indiano, Elephas indìcus, G. Cuv. 

Elephas asìaticus Blumenbacli. 

L' Eléphant des Indes frane. The great Eie" 
"pliant ingl. Der Asiatische Eléphant ted. 

Testa bislunga ; fronte concava -, orecchiette me- 
diocri; le fasce smaltate del piano triturante do, 



5i4 
molari ondeggiate , fra loro paralelle , non molto 
spesse; 5 unghie ne' piedi anteriori, 4 ne' poste- 
riori . Tav. IO fi^. 5. 6. 

Ménag. du Mus. d' Hist. Nat. de Paris edit. in 
12 tom. 1. p. 83. 

Abita ne' paesi frapposti al fiume Indo, ed al 
mar d'oriente, e nelle grandi isole situate al mez- 
zodì dell'India. 

Le zanne delle femmine per lo pin sono brevissime; 
lo sono pure talvolta quelle de' maschi. La pelle lavata 
aver suole un color nerastro più, o meno carico j assai di 
rado è tutta bianca a cagione di quella malattia , che dicesi 
albinismo. Dannosi pure individui a corpo più grosso, e 
più lungo, ed a gambe più corte dell'ordinario. Le un- 
ghie sono di un color di rosa chiaro. I più grandi dalla 
sommità della testa sino a terra sono alti 12 piedi circa; 
la lunghezza de' medesimi è di circa i5 piedi. Alcuni so- 
no vissuti schiavi dell'uomo per lo spazio di i2o-i3o 
anni, ed evvi fondamento di credere, che quest'elefante 
libero possa vivere oltre i due secoli . La gravidanza dura 
20-22 mesi circa; l'allattamento 2 anni; nelle mandre 
numerose i piccoli succhiano il latte indistintamente dal- 
le femmine, che ne hanno; se per due giorni si tenga il 
figlio lattante separato dalla madie, indi le si restitui- 
sca, non dà essa alcun segno di riconoscerlo per suo. 
Per lo più quest'elefante va in branchi di 40-60 indivi- 
dui di età , e di sesso diverso , talvolta se ne incontrano 
alcuni soli, e danno molto a temere, perchè assalgono gli 
«omini , non che gli altri mammiferi . Al dire di llouel 



5i5 
ha qnest' ekfanfe ire sorte ài grl3o ; ano pIii acuto de- 
gli altri indizio di piacere, fatto colla tromba; uno debo-* 
le fatto colla bocca , ed è segno di aver bisogno di nu'. 
trirsi; il terzo forte, e gutturale, indizio del timore, e 
dello spavento. Ama i siti bassi, ed umidi ; sovente asper- 
ge le diverse sue parti coli' acqua assorbita dalla probo- 
scide; sovente ancora bagna l' intero corpo tuffandolo nel- 
l'acqua de' fiumi . Se non abbia modo di bagnarsi sparge 
di fina polve il proprio corpo, servendosi anche in ciò 
della proboscide. E' questa l' arma , della quale princi- 
palmente fa uso nel combattere co' suoi nemici; offesa che 
sia gravemente , si dà quasi per vinto ; ha quindi tutta 
la cura di prevenire, o di schermire gli assalti diretti al- 
la medesima . 

Essendo l'elefante asiatico dotato non solamente di 
molta forza, ma eziandio di un grado d'intelligenza su- 
periore a quello di molti altri bruti , non è a Jiiaravi- 
gliare se 1' uomo abbia cercato o^ni mezzo di renderla 
schiavo, e di farlo servire a proprj bisogni. Laonde la 
caccia di questo mammifero ordinariamente non ha per 
iscopo l'ucciderlo, ma bensì l'averlo vivo. Per ottenere 
questo fine suolsi più comunemente o con grossi pali as-*- 
sai bene legati insieme , ovvero con solidissimo mura 
chiudere uno spazio di terreno molto grande , lascian- 
dovi un unico ingresso munito di robustissima porta. 
Se abbiansi femmine già domestiche , che siano d' amor 
calde, queste condotte ne' boschi , ove sogliono stare i. 
branchi d'elefanti, colle grida amorose chiamano, ed at- 
tirano a se i maschi , a' quali spesse fiate tien dietro il 
rimanente della compagnia , I cacciatori quindi fann© 



5i6 

retrocedere le femmine anzidette verso il recinto, ove le 
fanno entiare: v'entra pure in parte almeno la turba de- 
gli elefanti salvatici; né più possono escirne , perchè 
prontamente fu chiusa la porta. Che se poi tali femmine 
non si abbiano, una numerosa schiera di cacciatori a ca- 
vallo va in cerca de' branchi di elefanti salvatici, e sco- 
perti che gli abbia fa ogni sforzo per raggiugnerli , e po- 
scia spaventandoli colle grida, col rumor de' tamburi ^ e 
collo scoppio de' petardi , ed incalzandoli d'ogni lato af- 
finchè non si disperdano , li costringe a rivolgere i passi 
verso il recinto, e ad entrarvi. Allorquando gli elefanti 
si accorgono di essere prigioni sono presi da ira tremen- 
da, ed è assai pericolosa cosa l'appressarli. Per amman- 
sarli i cacciatori gettano alle gambe posteriori de' mede- 
simi scorrevoli lacci, a fine di legarli ad un ben grosso 
albero, indi valgonsi dell'opera degli elefanti domestici , 
i quali pugnando co' salvatici gli affaticano , e li stanca- 
no j poscia con molta cautela a questi presentano i cibi , 
che sanno essere loro piiì graditi , e tanto adoperano di 
pazienza, e d'industria, che i novelli schiivi deposta l'i- 
ra, la pacifica società non ricusano degli antichi, ed in 
un con questi alle stalle si lasciano condurre . Per sei 
mesi continui vengono educati, dopo il qual tempo sono 
^ocilissimi , e sommamente affezionati a coloro, che gli 
hanno in cura, cioè ai loro cornac. Incredibili sono i 
vantaggi, che questo pachidermo arreca agli abitatori del-» 
l'Asia. Imperocché serve di bestia da soma, e porta sino 
a due mila libbre di peso, e per molti giorni di seguito 
fa i5-2o, e più leghe al giorno, si strascina dietro massi 
enormi, che appena sei cavalli potrebbero smuoverei e4 



5ij 

a caricar navi, e aà atterrar muri, ed a non pochi altri 
uffici vendersi adattatissimo colT istruzione, clie gli si dà/ 
E fornito essendo di molta memoria, gl'insegnamenti, e 
gli avvisi del suo cornac rammenta all'uopo, ed esatta- 
mente gli adempie, e per tal modo alla schiavitù pren- 
de abito ^ che d'ordinario non cerca di ricuperare la li- 
bertà, se pure per malattia non addivenga furibondo, ciò 
che avviene alcuna volta . Sì mostra poi oltremodo pro- 
clive alla vendetta anche tarda , serbando viva la memo- 
ria de' torti , che gli si fecero j quindi assai meglio torna 
l'usargli carezze, e buone maniere, che minacciarlo, e 
punirlo con severità. Il cornac, che tal volta è un ra- 
gazzo, lo guida standogli sulle spalle, ed a montarvi so- 
pra lo ajuta lo stesso elefante colla sua tromba. Il cornac 
colla voce, e co' cenni ne dirige i passi, ne regola i mo- 
vimenti, tenendo in mano una bacchetta, di cui si serve 
con molta circospezione. La musica produce sull'elefante 
indiano effetti mirabili, e di ciò abbiamo una nuova pro- 
va nell'esperimento, che si fece non ha guari tempo nel 
parco del Museo di Parigi , ove allora vivevano un ma- 
schio , ed una femmina, I quali al variato suono degli 
strumenti seppero i loro moti così bene conformare , che 
eccitarono una giusta sorpresa negli affollatissimi spettato- 
ri (i). Un tempo questo elefante era di grandissimo uso 
nelle guerre, e gli si mettea sul dorso una torre di le- 
gno, entro la quale stavano i soldati, che dall'alto scoc- 



(i) Vedi Dècade Philosophique N. 32. 33. ed Houel 
Hist. Nat. de deux Eléphans etc, à Paris i8o3. pa§, gS. 



cavano acute frecce sopra T inimico. Oggidì talvolta ali® 
stesso uso si adopera da' principi asiatici, e da' conquista- 
tori europei , che se ne servono pure nelle cacce delle ti- 
gri. Raro è il vederlo in Europa ne' parchi de' grandi so- 
vrani, non che in quelle raccolte di' animali rari, che 
vengono or qua, or là trasferite, ed esposte alla pubbli- 
ca vista. Per queste si sogliono eleggere i meglio istruiti 
nel far uso della loro proboscide, quelli cioè, che colla 
medesima sanno staccare dalle piante fiorellini, e farne 
mazzetti, raccogliere le più piccole monete, levare il tu- 
racciolo alle bottiglie , aprire una porta chiusa a chiave , 
servendosi della chiave medesima, sciogliere gli stretti no- 
di delle funi , e fare varie altre cose con molta destrez- 
Ka , e con una certa intelligenza. I popoli di alcune parti 
«dell'Asia dan tributo di venerazione agli elefanti, ne' cor- 
pi de' quali credono risieder le anime de' loro più illu- 
stri antenati. Sopra tutti vengono da essi pregiati gli ele- 
fanti bianchi, i quali vestiti di sontuosi abbigliamenti, e 
gravi d'oro, e di preziosissime gemme servono soltanto ai 
re. Non v'ha ch'io sappia, in tutta l'Asia alcun popo- 
lo, il quale si nutra della carne dell'elefante, e per que- 
sto fine cerchi di ucciderlo (i) (2). 



(i) Fra gli scritti pubblicati intorno a questa specie 
uno de'' più eruditi è quello del Sig. Francesco Serrao 
inserito nella di lui opera intitolata: Opuscoli di fisico 
argomento. Napoli 1766 in 4. 

(2) Giusta il parere di G. Cuvier , e di moki altri 



Sp. 12, Elefante africano, Elepìms africanui 
Blumenbach , et G. Cuvier ( Régne animai. ) 

Elephas capensis Cuv. (Tafeleaux des animaux), 

assai vicina alla specie asiatica ^ però diversa dovè es- 
sere quella , cui appartennero gli elefanti a noi /io- 
ti solamente dalle tante ossa fossili disotterratc qua- 
si in ogni parte de'' due continenti. V^ ha chi crede, 
che ve ne siano non già di una soia , ma dì due , o 
tre specie. Di tali ossa un deposito albondantissimo 
trovasi nella Toscana in Valdarno , ove sono pure ossa 
fossili di rinoceronti, d"* ippopotami , di mastodonti , 
di cervi , di buoi ce. in un terreno , che per lo più 
racchiude gusci di molluschi marini. In un colle del 
piacentino sono slate dal Sig. Consigliere Corteni scoper- 
te ossa di elefanti, le quali erano sepolte negli strati 
superiori , mentre i medj racchiudevano V intero sche- 
lettro di una balena : e gli uni^ e gli altri contenevano 
^usci di conchiglie marine . Ossa di elefanti sono pure 
state rinvenute nel territorio di Verona, di Macerala, 
di Viterbo ec. Le viterbesi erano sepolte in un tufo 
manifestamente vulcanico. Targioni, Nesti , Forti s , 
n'ertesi, Pianeiani ec. hanno scritto dottamente sulle os- 
sa elefantine trovate in una, o in altra parte d"" Italia, 
Di quelle disotterrate in estranio paese non farò mot- 
to; chi ne desidera esatta contezza legga quanto ne 
scrisse il Sig. G. Cuvier nel secondo volume deW im- 
mortale sua opera sulle ossa fossili, già da me più voi. 
te citata. Non solamente ossa di elefanti, ma corpi in^ 
ieri colla pelle, e colle parli molli sottoposte si sono piti 



Sìa 
L'ElépIiariS £t Afrique frane. The afrìcaìi JE/e- 
iphant ing'. -Der africanische Elephant ted. 

Testa quasi rotonda j fronte convessa; oreccliiet- 



iVuna volta rinvenuti nelle provincie settentrionali del- 
ia Siberia, ove a motivo del perpetuo, ed eccessivo 
freddo si erano conservati; intorno acquali corpi gio- 
va il sapere, che per attestazione di Krusemtern , di 
Adams, e di qualche altro viaggiatore la cute era ve ■ 
stita di molto pelo rossigno, il quale , al dire di Adams, 
nel collo formava una lunga giubba, ed in tutto il cor^ 
pò era frammisto ad una breve lanugine . V elefante 
fossile di Siberia dagli abitanti di questo paese è chia- 
mato Mammoni, o Mammouth. Pallas crede, che un 
tal vocabolo derivi da Marna, che nella lingua di que"* 
popoli significa la terra . La maggior parte de'' moder- 
ni sistematori dà a questo elefante il titolo di mam- 
7nonteo , Eleplias maminonteus , e lo distingue dall'in- 
diano per r abbondante pelo , per le lamine de'' molari 
più. ristrette, meno festonate, ed in numero assai mag- 
giore , per la notabile curvatura delle zanne, per la 
larghezza delV angolo, e del canaletto della mascella 
inferiore, e per la gran mole delle ossa, mentre quel~ 
le de'' giovani mammouth superano quasi le ossa degli 
elefanti indiani già adulti. Degna di esser letta è una 
memoria di Tjlesius intitolata: De sceletho mammonteo 
slbirico etc. inserita nel tomo 5 deW opera intitolata: 
Memoires de 1' Academie Imp. des Scieno» de St. Peter- 
gbourg. St. Pétersbourg. i8i5. 



Szt 
te agsfii grandi; nel piano triturante de' molari le 
, liste di smalto formanti varie figure romboidali ^ 
4-5 unghie ne' piedi anteriori, per lo più tre sole 
ne' posteriori . Tav. X. fig. 7". 

Abita nel Senegal, nelle vicinanze del Capo di 
B. Speranza, e ne' paesi intermedi. 

Le orecchif tte sono cosi estese , che coprono una par- 
te delle spalle/ le zanne sogliono essere tanto ne' maschi , 
quanto nelle femmine più grandi, che nell'elefante prece- 
dente iho detto , che sogliono esserlo, giacche Valllant nel- 
la relazione del suo secondo viaggio ci dà notizia di una 
razza della presente specie, nella quale l'uno^ e l'al- 
tro sesso ha zanne brevissime. Sembra, che fra le diver- 
se razze siavi anche diff.'renza di grandezza. D'ordinarlo 
però questi elefanti sono minori degli asiatici . Gli odier- 
ni abitanti dell'Africa non ne fanno la caccia, che per 
averne le zanne, e per mangiarne la carne, quindi gli uc- 
cidono o con frecce avvelenate , o a colpi di fucile ; tal- 
volta 11 fan cadere in profonde fosse già ricoperte di ra- 
mi sottili , e di erbette. Il Sig. G. Cuvler crede verosi- 
mile, che i cartaginesi li prendessero vivi , gli educasse- 
ro , e se ne servissero per que' medesimi usi , per 11 quali 
vengono da gran tempo adoperati gli elefanti asiatici . Es- 
sendo tuttavia incerto se gli elefanti, che abitano nelle 
diverse parti della costa orientale dell' Africa siano tutti 
della presente specie , non possiamo tenere per indubi- 
tato , che alla medesima r^ ^^artenessero quelli venuti 
dall' Africa , de' quali sovente fecero pompa i genera- 
li , e gì' imperadori romani ne' loro trionfi , attaccando- 

33 "^ 



522 

Si ai sontuosi carri j né tampoco possiamo senza dubbic- 
tà affermarlo degli altri , che educati al maggior segno 
più volte ebbero parte ne' giuochi , e negli spettacoli 
del circo ; fra essi poi meritano una particolare menzio- 
ne quelli, che camminavano su di una ben tesa fu- 
ne con incredibile meraviglia degli spettatori : la quale 
destrezza di tai pachidermi sarebbe da non credersi , se 
■varii antichi scrittori siccome notissima a tutta Roma non 
r affermassero (i). 



(i) In varie parti (V America^ e di Europa trovansi 
ossa fossili di alquante specie di mammiferi , i quali 
ben a ragione vennero dal Sig. G. Cuvier giudicati prò- 
hoscidei . La mascella superiore è in essi pure fornita 
di grandi zanne piantate neW osso intcrmascellare . Cu- 
vier da prima ( Mem. de Tlnstitut de France clas. ma- 
Ihem. et phys. toni. 2. ) conobbe una sola di dette spe- 
cie, e r ascrisse al genere degli elefanti. E siccome 
non ebbe egli allora contezza che di ossa appartenen- 
ti alla medesima ^trovate neW America settentrionale , e 
principalmente nel Canada in vicinanza del fiume Ohio , 
dette quindi a questo creduto elefante il titolo di america^ 
no, elephas americanus : Zo distinse poi mediante i caratteri 
fresi da molari , i quali nella superficie triturante han- 
no varie prominenze coniche ben grandi. Appresso lo 
itesso Cuvier considerando attentamente la struttura di 
detti molari s'' accorse , che non aveano cemento, o sia 
Tnateria corticale di sort"" alcuna , né poteansi chiamare 
composti , e per ciò stesso essenzialmente differivano da 



525 
FAMIGLIA SECONDA 

De' PACHlDEaMJ OBDINARII. 



P, 



roboscide o nulla ^ o breve; non più di quat= 
tro dita ne' piedi, né meno di due. 



quelli dei veri elefanti, {nella fi g. i5. e i4- della pri- 
ma tavola del presente tomo sono rappresentati due di 
(juesti molari). Si procacciò egli pure esatte notizie in~^ 
torno ad altre ossa ^hnìli a quelle del Canada^ rinvenute 
nell'America mei idionale , ed in alcuni paesi dell' Asia ^ e 
delV Europa ^ e non poche ne potè esaminare co'' proprii 
ocelli^ e tali differenze vi trovò , che oltre la prima spe- 
cie , quattro altre ne stabilì , e di tutte formò un nuovo 
genere da lui chiamato mastodonte ^ mastodon. La mas-' 
sima parte de^ zoologisti e su questo punto rf' accordo col 
Sig. G. Cuvicr , e vani sano gli sforzi del Sig. Tilesius^ 
il quale , nella memoria citata nella nota precedente , 
vorrebbe pur mostrare , che i molari dei mastodonti 
differiscono da quelli dei veri elefanti solamente nel 
juimeroy e grossezza delle lamine.^ e che non vi ha, 
ragionevol motivo di adottare V anzidetto nuovo genere. 
Fino ad ora non abbiamo notizia certa di alcun mastO' 
dante vivente . Fra i fossili poi il più rimarchevole è 
il mastodonte gigantesco , le ossa del quale spesse vol- 
te si trovano nelV America settentrionale , assai di ra" 



5H 
Quantunque in un genere di pachidermi ordinarii il 

naso sia prolungato in una sorta di proboscide , pur tut- 
tavia è questa così corta , e così imperfetta da non potersi 
paragonare colla proLoscide degli elefanti . I molari poi 
de' mastodonti hanno in vero molta somiglianza con quel- 
li degl'ippopotami, ma nel rimanente dell'organizzazio- 
ne sonvi tante, e sì grandi differenze, che fra questi due 
generi si scorge una manifesta, e considerevole distanza Né 
solamente il passaggio da' proLoscidti ai pachidermi ordi- 
narii ha luogo, come suol dirsi per mezzo di un salto. 
Mia vani non piccoli trovansi pure quasi in ogni parte 
della serie de' secondi j e tali differenze si osservano fra 
i medesimi per riguardo a non pochi caratteri rilevantissimi , 



do nclV antico continente , e di cui li Signori Pcales 
padre , e figlio hanno potuto riunire due scheletri qua- 
si interi. Nella Toscana, nel Piemonte , in diverse par- 
ti della Francia^ e del Perù si disotterrano le ossa del 
mastodonte a denti ristretti , mastodon angustidens Cus'. 
Le colline de'' molari di questa specie sono longitudi- 
nalmente solcate , e per ciò logorandosene la sommità 
ne nascono superficie quasi piane ad orlo festonato; in 
oltre alle colline grandi ne sono qua e là frammiste 
altre più piccole . Questi due caratteri servono a di- 
stinguere una tale specie dalle altre quattro. Di tutte 
hanno trattato estesamente Cuvier nel turno secondo del- 
la sua opera sulle ossa fossili, e Desmarets ncW ar- 
ticolo Mastodonte dd N. Dict. d' Hist. Nat, ed. 3, 



525 
che alcuni slsteniatori si persuasero doversene formare più 
famiglie. Vero è pure che due, o tre generi noti sol-, 
tanto per le ossa fossili , che ne sono state disotterrate , 
servono ad avvicinare fra loro alcuni generi , che rac- 
chiudono specie viventi; ma ciò nulla meno, in qualun- 
que modo si ordini la suddetta serie, vi si trovano frequen- 
ti interruzioni. Vedremo a suo luogo, che un grande inter- 
vallo separa eziandio i pachidermi ordinar] da' solipedi , e per 
ciò , come abbiamo già detto, questi ultimi da molti zoologi- 
sti si anticlii , elle moderni vennero giudicati meritevoli 
di formare un ordine da se soli . E siccome non vi ha al- 
cun fondamento di credere , che tanti generi rimangano 
a scoprire , quanti abbisognerebbero per rendere la serie 
de' pachidermi esattamente continuata , si deve conchiii- 
dere, che anche questi mammiferi ci somministrano un giu- 
sto motivo di non ammettere, che nella così delta scala de- 
gli esseri non vi siano salti di sort' alcuna. Attese le gran- 
di differenze, che vi hanno fra i generi della presente fa- 
miglia, i caratteri comuni ai medesimi si ristringono qua- 
si a que'soli, che abbiamo di sopra indicato, e che sono 
negativi . 

Gen. Ippopotamo, Hjppopotamus (i) Lin. 

Testa assai grande ; muso largliissirno ; fori del- 
le narici molto distanti fra loro ; occhi piccoli ; 
orecchiette corte , ristrette } apertura della bocca 



(i) X>a ÌVto? - cavallo , e da TOT^i/.io; - fluvùi- 
bile. 



6^6 
enorme; lingua molto larga all'estremità; incisi- 
ci ^s i superiori qu.isi conici, })revi , puco nif-n 
che verticali nella parte , eh' è fuori drlla gengi- 
va , i laterali situafi più in dietro de' medii ; gì in- 
feriori rfuasi cilindrici, scanalati alla base, assai 
lunghi, i medii più de' laterali; cnnini ^ compres- 
si, triquetri, ricurvi, solcati longiturhnalinente , 
i superiori troncati obliquamente all'estremità nel- 
la parte convessa , gì' inferiori nedla parte ronca- 
Ta 5 questi mollo più grandi di qurlli ; molari i| , 
in ogni lato di amendue le mascelle il primo co- 
nico, il secondo, ed il terzo con un solco lon- 
gitudinale nel piano triturante; gli altri tre con 
4 colline appajate trasverisalmente , ed i due ulli- 
tni con una quinta n)oltt> bassa nella parte poste- 
riore ; il logoramento delle colline produce da prima 
in ognuno di questi tre molari 4 figure quasi pia- 
ne ovoidee ; indi una figura sola quadriloba ; final- 
mente una figura poco men che quadrata, estesa 
a tutta la superficie triturante; collo grosso, e 
corto; tronco voluminosissimo; 2 poppe inguina- 
li; estremità brevi, e molto grosse; piedi simili 
a quelli degli elefanti, a dita però un po' distin- 
te, e quattro soltanto di numero anche nello sche- 
letro; unghie corte ^ ottuse ; coda breve . compressa, 

I fori delle narici sono hlflun^})] , ed cbliqnj , e le laLLra 
tali, che essendo chiusa la Locca non si vede alcun dente; 
la gola è molto larga; lo stomaco ha, al dire di Spar- 
mann , quattro concamerazioni; una gran quantità di pin- 
guedine riveste presso che tutte le parti molli ; la pelle 
è assai grossa. Gf ippopotami stanno sovente nell'acqua 
dolce, e principalmente ne' fiumi; per respirare mettono 



627 
fuori il muso dall' acqua ; nuotano con molta velocita; a 
terra camminano lentamente ; si nutrono di vegetabili ; le 
zanne , e gì' incisivi , massime gì' inferiori servono ad essi 
per isradicare le piante erbacee; questi stessi denti sono 
pure armi terribili; i maschi ne fanno uso quando vanno 
in amore, battendosi fieramente fra loro; la femmina dà 
in luc« un figlio solo per ogni parto. 

Sp. Ippopotamo amfìbioj Hippopotamus amphi-* 
Tfìus Lin. 

Ij Hippopotame ^ le cheval viaria frane. The 
jRzVer Horse ingl. JJas-NiL-Flusspferd ted. 

Orecchiette aguzze, internamente, ed all'orlo 
fornite di peli bruno-rossigni ; fascetti di peli ri- 
gidi sulle labbra; pochissimi peli, corti, sparsi, 
Jiruni nel tronco degli adulti, meno rari, e rossi- 
gni in quello de'giovani; peli alquanto lunghi ne' 
due spigoli della coda spello, bagnata che sia, bru- 
no-azzurrognola nelle parti superiori ^ dello gtesso 
colore ma più chiaro nelle laterali, biancastra nel 
ventre; diseccata ha gli stessi colori ^ ma piìi cupi. 
Tav. XT. fig. 2. 

Buff. Sono. tom. So. pi. i-3. 

Shaw Gener, Zool. voi. 2. part. 2. pi. 219. 

Abita nell'Africa. 



Relativamente al volume del corpo è questo ippopo- 
tamo di poco inferiore agli elefanti . Un adulto ha so- 
vente due mila libbre di grasso; la pelle nel dorso è gros- 
sa un pollice, nel ventre sette linee, di?eccata è ditìicil- 
Bicnte penetrabile, anche da una palla di fucile . ISfpo ^ 



528 
senza gravi pericoli li navigare ne' fimiii , ov' esso vive , 
giacché non di rado per qualche tempo sta nel fondo, 
indi tutto a un tratto sale alla superficie , ove se incon- 
tri un battello lo solleva, e lo rovescia: alla sola mi- 
naccia di offenderlo, ed alle volte anche senza questa, 
s'avventa ai battelli, ne rompe le tavole de' fianchi co' 
denti superiori, e cogl' inferiori ne trafora il fondo j d'or- 
dinario all' imbrunir della sera viene a terra , e vi passa 
la notte; il peso del corpo è la cagione per cui mon- 
tando più volte sulla stessa riva , vi produca una specie 
di largo canale; assalito, mentre era inteso a venire a ter- 
ra , cerca tostamente di fare un' atroce vendetta , spa- 
lanca l'enorme bocca per stritolare co' denti, non già 
per divorare l'assalitore; non è veloce nel camminare, 
e con qualche stento cangia direzione . A terra le ma- 
dri partoriscono, ed allattano i proprj figliuoli. Que- 
sto pachldermo mentr' è nell'acqua mangia le piante, clic 
crescono sulle rive , co' denti le sradica , a terra dà il 
guasto alle campagne coltivate. Il grido assai forte, ed acuto 
somiglia alquanto 11 nitrire de' cavalli, ed è quindi forse de- 
rivato il nome di cavallo fluviatile. Se ne fa la caccia colle 
armi da fuoco , o anclie scavando in que' canali delle rive, 
che abbiamo accennato poc'anzi larghe e profonde fosse. 
Gli ottentoti incontrando una madre col figlluollno cer- 
cano di spaventarla, di metterla in fuga, e di prender 
vivo il figlluollno, che non può seguirla d'appresso . Ben 
tosto addiviene esso mite, e familiare; né mancano eseni- 
pj d' ippopotami cresciuti nella schiavitù, i quali erano do- 
tnesticissimi . I romani Imperadori per attestazione di Pli- 
nio, e di altri antichi scrittori più volte fecero vedere 



Big 
nel circo ippopotami adulti . La carne è riputata buonis- 
sima , il grasso dicesi di sapore assai dilicato ; della pel- 
le si fa uso come di cuojo; le zanne servono per far 
dentature posticce, e sono preferite ali" avorio perchè me- 
no facilmente ingialliscono. Sembra assai probabile, che 
il Behemoth de' libri santi sia V ippopotamo . Errò gran- 
demente Aristotile allorché attribuì a questo pachidernio 
una criniera, ed il pie bisulco. E ciò mostra, ch'egli 
non ne parlò di propria scienza. Gli errori d'Aristo- 
tile vennero generalmente adottati lino all' epoca in 
cui un italiano per nome Zerenghi vide in Egitto due 
ippopotami ^ e li descrisse con un' accuratezza degnis- 
sima di lode (i). E' incerto se l'ippopotamo, che da 
Marsden è messo nel novero degli animali dell'isola di 
Sumatra (2) sia veramente di questa specie . Il corpo do* 
maschi adulti è talvolta lungo i5 piedi, alto sette : una 
femmina misurata da Zerenghi era lunga 1 1 piedi , e 2 
pollici, alta piedi 4 e mezzo, la circonferenza del ventre 
era di ro piedi (3). 

(i) Una tale descrizione fu colle itampe pubblicata 
in Napoli neW anno i6o3. 

(2) Fojage à V Isle de Sumatra trad. de V Anglois: 
à Paris chez Euisson tom. i. pag. 180. 

(3) Nella Toscana trovami molte ossa fossili d'Ip- 
popotamo: il Sig. G. Cuvier non ha potuto fino ad ora 
decidere se siano della specie vivente , di qualche^al" 
tra iconosciuta . Lo stesso autore afferma , che nella 
Francia vi hanno ossa fossili d^ un ippopotamo piccoUs' 
Simo ^ del quale non abbiamo altra contezza, e che 
Cuvier crede una specie affatto estì/iui , 



55o 

Gen. 2.. Porco, Sus (i) F. Cur. ec. 

Testa compressa, e molto allungata; muso co* 
nico 3 obliquamente 5 ed inferiormente troncato; nel 
piano anteriore del medesimo i fori delle narici 
quasi circolari; occhi piccoli, laterali, non molto di- 
stanti dalle orecchiette; queste mediocremente lun- 
ghe; mascella inferiore notabilmente più breve del- 
la superiore; lingua depressa, larga; incisivi -g-s 
gì' inferiori quasi orizzontalmente declivi ; canini 
■| ricurvi, compressi , anche i superiori rivolti all'in 
su, ed obliquamente all'in fuori; molari -Jfj^, i 
due» o tre primi falsi, compressi cioè con una punta 
tagliente principale; il primo molare vero supcriore 
con due collinette in una fila trasversale, 1" ultimo 
superiore con 5 collinette; il penultimo inferiore con 
4-5 colline; 1' ultimo con -3-7; tutti gli altri con 
quattro sole disposte in due fila trasversali ; fra le 
colline principali altre minori , che rendono assai 
complicata la figura della superficie triturante, al- 
lorché sia logora; collo grosso , e corto; tronco vo- 
luminoso; estremità più, o meno alte, e mediocre- 
mente grosse; piedi con quattro dita, due anterio- 
ri lunghe , e grosse, due po.-teriori corte, e sot- 
tili, quelle con unghie grandi, e compresse, que- 
ste con piccole unghie, che non arrivano a toccar 
terra ; coda sottile , quasi cilindrica, mediocremente 
lunga; peli setolosi, e rari in tutto il corpo, alquan- 
to lunghi nell'estremità della coda, che per ciò o 
quasi fioccosa . 



(i) Vocabolo latino, che significa porco, e che rieri' 
riva dal nome greco ci)? , che ha la stessa significazione. 



55r 

I canini degli adolti sono in parte esterni , e visibi- 
li , anclie allorquando la Locca sia chiusa. La pelle è gros- 
sa, il prasso per lo più abbondante, lo stomaco globulo- 
50, e la relativa lunghezza del tubo intestinale conside- 
revolissima. I porci preferiscono i siti bassi, ed umidi, 
amano di rivolgersi nel fango; sono voracissimi, ed onni- 
vori ; mostrano però di gustare più d' ogni altro cibo i 
frutti , e le radici , che scavano col grugno ; il grido de* 
medesimi è acuto, e penetrante, la carne ha buon .•sapo- 
re: quantunque nati schiavi conservano molto della loro 
naturale selvatichezza, e ferocia. 

Sp. 1. Porco comune j Sus scrofa Lia. 

JLe Cochnn , le Poro frane. The common Ho§ 
jngl, Das ^emeine Schwein ted. 

Ninna prominenza lubercolosa ne' lati elei mu-' 
so; incisivi ^; estremità de' canini distanti molto 
fra loro; un solco nel lato esterno di tutte le zan- 
ne; molari } ^ , il primo inferiore poco al di là del 
canino, un vano considei'evole fra questo molare, 
ed il secondo ; gambe non molto alte. 

ButT. Son. toni. 23. pi, 25. 

Shaw Gen. Zool. pi. 221., 222. 

Abita libero ne' paesi caldi, e temperati clelI'Ea- 
Topa, domestico quasi ovunque. 

Sonvl diverse razze di questa specie, P una , cioè il 
cinghiale, è tuttora selvatica, e fiera. Le orecchiette dì 
essa sono erette; fra le setole vi ha un pelo corto, e molle. 
I cinghiali lattanti hanno sul dorso fasce di color fulvo , le 
quali alternano con altre di color misto di fulvo , e di Lrunp; 



532 
il colore del rimanente del corpo è misto di Jjianco, di fulvo , 
e di bruno. Col crescere dell'età le fasce scompajcmo, ed 
allora la testa per lo più è di color misto di grigio , di 
rosso , e di nero , il corpo fulvo con macchie brune, o 
nerastre j la coda è pendente , distesa , bionda , eccettua- 
tene l'estremità, eli' è nera; nel collo le setole sono più 
lunghe, che altrove; ne' vecchi il grugno, e le oreccliiet- 
te sogliono essere nere, ed anche il corpo nereggia. Un'al- 
tra razza viene denominata, porco di Siam, o ancJie por- 
co cliinese ; questo è più piccolo del cinghiale ; ha le 
orecchiette più brevi, il collo più lungo, ed il muso più 
corto di quello del porco comune ; non ha che setole, e 
queste assai rare; il groppone, e qualche altra parte n' è 
affatto senza; il colore varia dal nero, al grigio carico, 
al bianco. Nella Guinea ne vive una terza razza, che 
dalla siamese non differisce nella grandezza ; le orec- 
chiette di questo porco sono assai puntute, e più lunghe 
di quelle delle altre razze, lo stesso dicasi della coda; il 
pelo è breve, poco rigido, sottile, rosso, e lucente; 
il dorso , e la coda ne sono affatto senza . Linneo consi- 
derò questa razza come una specie distinta , e la chiamò 
sus porcus . Nella razza comune la testa è in proporzione 
più breve , che nel cignale , e nel porco di Siam ; 1' e- 
stremità del grugno più sottile; le zanne sono meno ta- 
glienti ne' loro spigoli , e d' ordinario minori , che nel 
cinghiale, le orecchiette più lunghe, meno però di quelle 
del porco di Guinea, alquanto inclinate; le setole poche, 
e non molto grosse; la coda negli adulti è ripiegata in 
spirale . Molte varietà si danno di codesta razza , fra le 
quali merita una particolare attenzione quella , nella qua- 



533 
ìe in vece delle due unghie anteriori se ne vede una so- 
la (i). Pallas notò che ne' porci domestici il numero de- 
gl'incisivi non è costante, ,e che talvolta nella mascella 
superiore ve n' hanno soltanto quattro , e che tal' altra 
volta l'inferiore ne ha otto (2). Il cinghiale stassi ne' fol- 
ti LoscJii il giorno, n'esce la sera in cerca del nutrimen- 
to , che consiste in ghiande, marroni, semi, uva, e ra* 
dici ; nello scavare la terra segue la direzione rettilinea j 
mangia pure giovani conigli, leprottini , pernici, uova. 
Devasta talvolta i campi coltivati, e le vigne. Di rado 
grida j va in amore nel decembre j allora i maschi si bat- 
tono fra loro fieramente 5 la gravidanza dura 4 niesi cir- 
ca; il numero de' figli, che nascono in ogni parto è di 
3-9 ; r allattamento dura 3-4 mesi . Se ne fa la caccia 
non senza qualche rischio, giacché ferito addiviene furio- 
so , ed assale i cacciatori con sommo ardire. La carne del 
cinghiale lattante è dilicata, e di ottimo sapore , non cosi 
quella de' vecchi . Da questa razza derivano le altre , tutte 
domestiche , le quali con essa si uniscono per la propaga- 
zione della specie. E' noto, che nella varietà comune la 



(r) Sonnini a grandissimo torto afferma, che non e 
àbhastanza provata V esistenza di questa varietà. E la- 
sciando da parte V autorità di Aristotile , di Plinio, di 
Gesnero, di Pallas, e di altri, che danno la cosa per 
certa , come mai potè egli ricusare di prestar fede a 
Linneo, il quale dice espressamente essere una tal va- 
rietà frequente nei contorni di Upsal ? 

(2) Miscellanea zoologica % Lugd, Bat, 1778. pog. io. 



534 
fecondità è tale, che in un parto nascono talora i4 fi- 
gli. I vantaggi, eh' essa arreca all'uomo sono grandissi- 
mi, ed è questo il motivo per cui l'ha egli seco condotta 
quasi in tutte le parti , ove ha fermato sua dimora . 

Sp. 2 Porco Barbirussa , Sus Bahyrussa Lìn. 

Le Bahiroussa frane. The Babyroussa ingl. Das. 
Hirsch Schwein , der Hirscheber ted. 

Muso in proporzione piò corto , che nella spe- 
cie precedente , ninna prominenza ne' lati del me- 
desimo; incisivi |; molari \~\ canini superiori del 
maschio molto più lunghi degl'inferiori 3 e ripiega- 
ti sopra la testa in modo, che s'incrocicchiino; 
corpo alcfuanto svelto, cosi pure le gambe j pelo 
di color cinereo -rossigno, misto al nero. 

Buff. Son. tom. 3l. pi. 22. fìg. 1. 

Shaw Gen. Zool. tom 3. part. 3. pi. 224. fig. 2. 

Abita in varie isole dell'arcipelago indiano. 

La direzione de' canini superiori indusse alcuni anti- 
chi naturalisti a credere , che questo porco fosse cornu- 
to. Il primo molare superiore probabilmente cade presto , 
e ne rimane poscia affatto cliiu^io l'alveolo, motivo per 
cui molti zoologisti attribuiscono al babirussa cinque soli 
molari , anche nella mascella superiore. Dicesi che talvol- 
ta dorma in piedi, e che mettendo i canini superiori a 
cavalcione di un ramo alquanto robusto , faccia al mede- 
simo sostenere tutto il peso della testa; tramanda un for- 
te odore; va in branchi; nuota agilmente, e passa da 
un'isola ad un'altra, anche distante. Mangia principal-» 
mente foglie y la carne ha piuttosto il sapore di quella del 



535 
cervo , clie di quella del porco comune . Con molta fa- 
cilità si addomestica, ed addiviene assai mite j il grido, 
che rare volte fa sentire somiglia il grugnir del porco co- 
miTne . E' grande quanto un cervo adulto . Il nome di 
Babirussa, o per dir meglio quello di Bahirooesa signifi- 
ca ndla lingua degli abitanti le isole di Java, Amboina 
ec. porco-cervo (i) (2), 



(i) Un grande , e singolarissimo mammifero chìa* 
mata dai chinesi Suckoteiro, o Suckotyro vive nelV in- 
terno dell'* Asia ^ se si vuol prestar fede a quel che ne 
scrisse Nieuhoff nella relazione del suo viaggio . Vicino al 
lato esterno di ciascun occhio di questo mammifero esce 
fuori una ben lunga zanna rivolta alquanto aW in su; 
le orecchie sono ainpie , e giù pendenti; il muso è da 
porco, i piedi da elefante, il corpo, ed il portamento 
da bue , la coda da cavallo . Molti credono quesC ani- 
male immaginario f e tacciano cZ' impostura quel viag- 
giatore . Illiger è d'' avviso , che sia il Sus Babirussa, e 
che Nieuhoff non lo abbia veduto co'' proprj occhi , ma. 
una inesattissima idea se ne sia formato da quel, che 
gliene dissero alcuni imperiti , e che a norma di tale 
idea ne abbia egli composta la descrizione , e la figU' 
ra. {Fedi Shaw Gen. Zool. Tom.i. part. i, pag. 226. ^ 
e pi. 65. ) 

(2) A queste due specie vuoisi aggiugnere il Sus 
larvatus di Federico Cuvier , il quale dal porco comune 
differisce quasi unicamente perchè ha nei lati del 7nu-^ 
SO, ed in vicinanza d€i canini superiori due grossi tu- 



536 

Gen. 3. Fascocliero , Phascochoeres (4) F- Gav. 

Testa enorme; cranio largo; muso eccessivamen- 
te largo, troncato come quello de' porci?, occhi pic- 
coli, situati assai in alto, e vicini alle orecchiette; 
«Queste mediocri; incisivi f , li superiori triffuetri , 
verticali, ed appena ricurvi; li medii inferiori assai 
piccoli, e fra di essi un vuoto; gli altri due d'ogni 
lato un poco più grossi, e meno fra loro distanti ; ca^ 
nini * grossi, ricurvi alF in su, ed al di fuori obli- 
quamente , compressi, con un solco profondo in 
ambo i lati, i superiori più grossi, e più lunghi 
notabilmente degl'inferiori, visibili in molta parte, 
anche qumdo la bocca sia chiusa; molari -jp, nella 
mascella superiore i due primi d'ogni lato semplici , 
gli altri 3 Composti di varj cilindri di smalto riu- 
niti insieme per mezzo di un cemento corticale ; 
nella inferiore i 3 primi d' ogni laro semplici , pic- 
coli , ottusi 5 fra loro distanri, l'ultimo grandissimo» 
composto come i tre ultimi superiori; per lo logo- 
ramento il piano triturante presenta molte areole 
smaltine, circolari, disposte in tre file longitudinali, 
ed immerse nella sostanza corticale (i); tronco si- 



hercoli inammcìliformi sostenuti da una prominenza oS' 
sea. Vive questo porco nel Madagascar , e neW Africa 
meridionale . 

(i) Da pCi(7KÓÓXiOV - sacca ^ e ^olpo?- porco. Il Sig. 
G. Cuvier in vece di Fascochero, usa il nome Facoche- 
ro derivante da (pxy/ìt; - lenticchia , e per traslato an- 
che verruca , e da YotùOq . 

(5) I molari composti di questo genere per la strut^ 



5^7 
«lile a quello de' porci; così pure i pìpcli ; coda me- 
diocremente lunga; setole dure in tutto il corpo. 

Le maniere di vivere de' fascocberi poco differiscono 
da quelle de' porci ; il cibo de' medesimi consiste in radici. 

Sp. unica Fascocliero africano , Phascochoerus 

afrìcanus F. Cuv. 

Sus afrìcanus ) ^ ,. 
e ... < Gmelin . 

*3us aetniopius ) 

Le Sanglier d' Afrìque , le San gii e r da Cap- 
Vert frane. The Mcliiopian Hog ingl. Das JEchio- 
pische Schwein ted. 

Muso così depresso, che l'estremità del mede- 
simo è assai più larga, che alta; gran sacco mol- 
le, rugoso sotto ciascun occhio ; indi una promi-' 
nenza grande , rotonda , dura , non molto alta ; 
sul collo, e sulle spalle una criniera di setole 
brune, miste acl altre grigie, la quale contmuoi 
sino alla metà del dorso, diminuendosene per gra- 
di l'altezza; setole de' lati del torace, e del ven- 
tre biancastre; gambe svelte, e di mediocre altez- 
za; ungliie nere; coda quasi cilindrica, sottile, po- 
co, o nulla pieghevole. 

Pallas Spie. Zooi. fase. 2. tab. 1. 

Shaw Gen Zool. tom. 2. part. 2. pi. 224. 

Buff. Son. tom. 33, pi. i3. 

Abita neir Africa . 

35 

tura , e per la maniera , onde crescono , jorinandoscne 
cioè la pai te anteriore prima della posteriore ^ hanno 
molta somiglianza con quelli degli elefanti . 



538 
Tanto dal Capo verde, come da quello di B. Speran- 
za sono stati trasportati in Europa alcuni individui della 
presente specie; e gli uni, e gli altri vennero esaminati 
da valenti zoologisti. I primi avevano tutti gì' incisivi in- 
dicati neir esposizione de' caratteri generici, la maggior 
parte dei secondi non ne aveva alcuno palese ; i vestigi 
però ne rimanevano sotto la gengiva, ed è verosimile, che 
tali denti fossero caduti. Vaillant nel 2.^ viaggio ntirAfri- 
ca toni. 2. pag. 25 1 ci dice, die sotto gli occhi in vece 
di un sacco molle ha questo fascochero una sorta di la- 
mina cartilaginea; e nella figura che ce ne dà, la detta 
lamina vedcsi situata quasi ad iigual distanza dagli oc- 
chi, e da'" caniui , ciò che è in opposizione a quanto af- 
fermarono Pallas, Vosmaer, ed a quanto rappresentano le 
£gure, ond'essi lianno corredato i loro scritti . Eppure an- 
che Pallas , e Vosmaer piii volte videro , ed a loro grand' agio 
osservarono l'animale vivo. Un'altra differenza ci presenta la 
coda , la quale secondo Vaillant ha un fiocchetto di setole 
all'estremità, secondo Pallas, e Vosmaer è affatto nuda. 
Opportunamente però Vaillant ci avverte, che l'tlfigie 
aggiunta alla sua descrizione è di un giovane, e non già. 
di un adulto. Se adunque non si voglia accusare d'ine- 
sattezza questo viaggiatore, bisognerà dire, che col cresce- 
re dell'eia del fascochero quella lamina cartilaginea addiven- 
ga molle, e si gonfj dalla parte degli occhi, e s'avvicini 
d'assai ai medesimi, e prenda la forma di un sacco; in 
oltre, che la coda perda le setole di cui andava fornita . 
Ed è mestieri il notare , che tanto il fascochero di Vail- 
lant, come quello di Vosmaer, e di Pallas erano stati pre- 
si a non molta distanza del Capo di B. Speranza . Imperocché 



55g 
Se o l'uno, o l'altro fojse stato del Capo verde, le indi- 
cate differenze serviriLLero ad avvalorare il parere di al- 
cuni, i quali fondati gulla presenza, o mancanza degl' in- 
cisivi , ammettono due distinte specie del presente genere. 
Grande è la velocità , la forza , e la ferocia di codesto 
pachidermo , il quale se prendasi piccolo, e fi allevi, ad- 
diviene domestico sino ad un certo stgno . Se ne fa la 
caccia per mangiarne le carni. E' lungo 5 piedi. 

Gen. 4- Dicotile, Dìcotyles (i) F, Cuvier, 
Testa quasi conica, grossa, non molto lunga; 
muso simile a quello de' porci, ma più ristretto, 
e ad orlo più sporgente; occhi piccoli, laterali, no- 
tabilmente distanti dalle oreccliiette ; queste corte, 
e rotondate ; incisivi ^ , i medii superiori assai più. 
grandi de' laterali , gli uni, e gli altri alquanto 
sporgenti ; i 4 primi inferiori lunghi, quasi oriz- 
zontalmente distesi, i laterali brevi, e somiglianti 
a piccoli canini; questi f , i superiori piramidali, 
triangolari, pochissimo ricurvi, sempre in parte 
visibili; gl'inferiori simili ai superiori, ma un ]3o- 
co più grandi, e più ricurvi, in niun modo visi- 
bili qualora la bocca sia chiusa ; molari Jl a co- 
rona fornita di varie prominenze coniche disi^osto 
irregolarmente; collo oltre modo grosso; tronco 
grosso, e corto; nel mezzo del groppone una gian- 
duia, che separa un umore, il quale ha un odo- 
re assai forte , e di continuo esce per un largo 
foro; estremità mediocremente alte, gracili; piedi 
come ne' due generi precedenti, eccettocchc i poste- 



(i) Da ^6o due, e da KoruX^ì - cavità. 



54o 
riori hanno tre soli diti, due de' quali sono an- 
teriori, e molto grandi , l'altro piccolo situato di 
dÌPtro nel lato interno, ed assai ia alto, con una 
piccola unghia; tubercolo largo, e piatto in vece 
della coda; corpo coperto di dure setole. 

Oltre i caratteri testé esposti , altri ne somministra la 
struttura interna di alcune parti. Il Sig. G. Cuvier notò, 
che nel metacarpo , e nel metatarso , le ossa corrisponden- 
ti alle due dita anteriori sono insiem riunite, e formano 
un osso solo. Lo stomaco poi è diviso in varie cavità. 
Azzara afferma, che i dicotili sono meno immondi de' porci, 
che non cercano le fogne, e che partoriscono una volta al- 
l'anno, e soltanto due iìgli . Nutronsi principalmente di 
frutti, e scavano la terra per estrarne radici . I zoologisti 
gli ebbero in conto di veri porci, fino all'epoca, in cui 
F. Cuvier dando il giusto valore alle già indicate differen- 
ze , stabili il nuovo genere di cui ora trattiamo, e del 
quale si conoscono già due specie viventi nell'America me- 
ridionale. Siamo debitori ad Azzara di avere con molte, 
e belle osservazioni dimostrato, che a torto venivano esse 
confuse insieme, e risguardate come una sola da Buffon, 
da Linneo ce* 

Sp. 1. Dicotile col collaro, Dicotyles torqua- 
tus F. Cuvier. 

Sus Tajassu, Lin. 

Lte Fecali à collier frane. 

Setole brevi nella testa , brevissime nel contor- 
no degli occhi, e ne' piedi, nel rimanente del cor- 
po assai lunghe, e dure; ognuna cinta di anelli ne- 
ri, e bianchi alternativamente j per lo più l'ulti-: 



54r 
ino è nero; in una larga fascia però , che dalie spal- 
le discende obliquamento sulla base del colio , T e- 
fitrernirà delle setole è bianca, quindi una specie 
di collaro di questo colore ; piedi neri ; il rimanen-. 
te did corpo grigio- nernstro. 

Geoffr, et F, Cuv. Mamniif. livr. 5. pi. 6. 

Abita nell'America meridionale. 



Vìve ne' grandi toschi , non abbandona spontanea- 
mente il sito già trascelto per dimorarvi . Non se ne 
veggono mai numerosi branchi. Timido, com'è, fugge 
al primo assalto, e si asconde o ne' cavi tronchi degli al- 
beri , o nelle tane de' mammiferi , che abitano sotterra , 
e soltanto ridotto alle strette fa uso delle sue armi 5 irri- 
tato mette uno strido acutissimo , solleva i peli del dorso , 
e dalla glandola del groppone manda fuori gran quantità 
di umore, il quale secondo Azzara ha odore soave, e 
di muschio, secondo F. Cuvier d'aglio. Questa differenza 
dipende forse dalla qualità del nutrimento. F. Cuvier, 
che ne ba osservato uno domestico, dice, che lo era 
all'ultimo segno, poiché teneva dietro al padrone, e da- 
va segni di gioja al rivederlo , ed a cenni di lui obbe- 
diva, ed amava di vedere le persone, e di esserne acca- 
rezzato/ obbligato poi a vivere con varii cani si mostrava 
in ispecial modo affezionato ad uno di questi , familiar- 
mente viveva con esso , su gli altri esercitava una specie 
di supremazia , e li puniva , se osavano di contendere a 
lui, ed al suo amico la preminenza nella scelta de' cibi. 
Lo stesso Cuvier pretende , che tutto questo servir possa 
a provare', che i porci, ed i pachidermi, i quali più 



542 
ài porci somigliano, hanno un grado d' intelligenza maggio^ 

re di quello, che ad essi viene comunemente attribuito ^ 
ed uguale a quello degli elefanti . Una tale asserzione 
però a me sembra assai poco fondata , né credo sarà te- 
nuta per vera da coloro, i quali vorranno confrontare 
esattamente le azioni di codesti animali , e giudicarne im« 
parzialmente . 

Sp. 2. Dicolile labiato, Dicotyles lahlatus F. 
Cuvier . 

Sus Toj'assu Lin. 

Le Pecari Tajassu frane. The meccìcan Hog^ 
ingl. Das Bisam-iSchwein ted. 

Labbro superiore bianco , così pure tutta la 
mascella inferiore ; le setole frapposte alle orecchiet- 
te , ed alle spalle di color biancastro nella base.» 
nel resto nere; quelle JVapposte agli occhi ^ e le 
altre situate fra gli occhi, e le orecchiette? noa 
che quelle, che ricoprono i fianchi , ed il ventre 
nere con una fascia biancastra verso la metà , le 
setole del rimanente del corpo nerastre . 

Abita ueir America meridionale. 

Azzara potò esaminare un individuo di questa specie 
nato di freeco , e vide che in esso moltissimi peli erano ne- 
ri alla base, Liancastro-bruni all' apici; la ma.'cella in- 
feriore era bianca , così pure il petto , ed il ventre ; col 
crescere dell'età il nero si estende, ed addivien più ca- 
'rico. Il trOnco è in proporzione meno grosso di quello del- 
ia specie precedente ■, la gianduia del groppone è situata piìi 
•tassoj il tubercolo, che tien luogo della coda è il doppio 
pili lungo, molto largo, e depresso. La lunghezza di tutto 
il corpo è di 3 piedi , e 4 pollici . Abita ne' grandi Jjoschi tn 



545 
branchi numerosissimi , non di rado di mille indivì- 
dui , fra quali uno ve n' ha , cui segue la turba . Que- 
sti branchi talvolta da un paese passano in un altro, an- 
che lontano . Ad ogni rumore battono i denti , e fanno 
alto , ed osservano all' intorno . Se non iscoprono alcun 
pericolo , proseguono il cammino senza molestare gli uomi- 
ni che incontrano . Glie se poi vengano assaliti si con- 
centrano, circondano 1' assalitore sia uomo , o sia una 
fiera , e lo sbranano , se ben presto non sale su di un al- 
bero, o se non abbia la sorte di uccidere il condottiero, 
giacché in questo caso tutti gli altri si danno alla fuga . 
Sennini aggiunge , che allorquando per continuare Jl cam- 
mino è ad essi d' uopo di attraversare un fiume , il con- 
dottiero è il primo a gettarsi a nuoto , e tutti gli altri 
ne imitano l'esempio. Seconda l'asserzione di questo viag- 
giatore il presente dicotile , oltre i frutti selvatici , e le 
radici, mangia anche rettili, e pesci. Dicesi che la carne 
tanto di questa specie, come della precedente abbia otti- 
mo sapore (i) (2) . 

(i) Fra le ossa jossili trovate nelle gcssaje de'' con- 
torni di Parigi, vi ha una porzione di mascella^ la 
quale o appartenne ad un dicotile, almeno ad un 
mammifero , che gli era molto somigliante . 

(2) IL Sig. G. Cuvier è d'' avviso , che immediata^ 
mente dopo i dicotili possa collocarsi il genere anoplo' 
terzo, anoplotherium: (questo nome deriva da uvOTrMq " 
inerme, e da ^\^p(Ov-leh'a). I caratteri essenziali di un 
tal genere sono i seguenti :niun vano nella serie desienti si 
dell' una , che dclV altra mascella; incisivi f y canini § non 



5U 
Gen. 5. Rinoceronte, Rhinoceros (l) Lin. 
Testa bislunga, compressa; muso lungo, ed ot- 
tuso ; labbro superiore eccedente 1' inferiore , coU'e- 

jjìà lunghi degi inciilvi; inuiari ~, i 5 primi cV ogni 
lato di amendue le mascelle cowpressi ^ gli altri mola- 
ri della superiore quadrati ^quelli della inferiore bislun- 
ghi con due ^ o tre lamine di smalto ^ longitudinali , cur- 
vate a mezza luna-, i piedi con due dita assai grandi ; le 
gssa corrispondenti dei metatarso ^ e del metacarpo distin-- 
te; in alcune specie solamente uno, o due diti accessorii . 
Non si ha notizia di anoploterii vivtnti. Il rinoma- 
tissimo Sig. G. Cuvier , che con tanta maestria ha sta- 
hiliio questo genere , ne numera già cinque specie , le ossu 
delle quali non sono state finora trovate , che nelle ges~ 
saje de' contorni di Parigi . Spesso , ed in copia si di- 
sotterrano quelle deir anoploterio comune^ il quale era 
grande presso a poco come un asino, ed aveva le gam- 
ie £;rosse^ e corte ^ un dito accessorio nel lato interno 
ile'' piedi anteriori ^ la coda grossa^ e lunga quanto il 
corpo. V anoploterio medio era fornito di gambe alte, 
jion avtva dita accessorie ne'' piedi anteriori . La specie 
detta minore non eccedeva in grandezza una lepre ^ ed 
aveva un dito accessorio in ogni lato di tutti e quattro 
i piedi . AW anoploterio comune era somigliante assai 
quello ^ che ha avuto il nome di secondario , e ne diffe- 
riva principalmente per essere appena grande quanto un 
porco comune, finalmente il minimo era piccolo al pari 
della cavia cohoja volgarmente detta porcellino d'' India, 
(i) Da piv, oi^ - naso ^ € da Kè^Sig - corno. 



545 
sfcreraità puntuta, rivolta all'in giù, ed atta a prea^ 
dere piccoli corpi; occhi molto distanti dalie orec- 
chiette; queste imbutiformi alla base, più corte 
della testa ; uno , o due corni massicci , aventi un 
tessuto fibroso , situati sul naso, non immediatamen- 
te attaccati alle ossa sottoposte: lingua larga; in- 
cisivi o ^, ovvero ninno in nmbe le mascelle; niun 
canino; molari j^, i primi piccoli , gli altri gran- 
di , quadrati nel culletto, forniti di alquante pro- 
minenze nella parte triturante; quindi per lo lo- 
goramento nascono alcune superficie, le quali a 
mano a mano addivengono estese, ed in fine si riu- 
niscono in una sola , quando cioè le prominenze 
sono d^l tutto logorate; collo corto; tronco assai 
voluminoso; 2 poppe inguinali; gambe grosse, e 
mediocrt-mente alte; piedi corti con tre sole dita, 
e con unghie larghe, ed ottuse; coda o breve , o 
modiocremente lunga, sottile; cute assai grossa j 
con peli rari, e duri. 

Le corna situate sul naso de' rinoceronti rendono l'a- 
spetto di codesti pacliidermi veramente singolare, e for- 
mano il carattere , iù rimarchevole de' medesimi . A dif- 
ferenza di quelle degli altri mammiferi non hanno alcU" 
na parte ossea , ma sono un puro aggregato di crini riu- 
niti insieme mediante una sorta di glutine. Sono esse il 
mezzo precipuo di difesa contro a nemiri . Servono anco- 
ra per isradicare arbusti , e per troncare arboscelli . Degli 
uni , e degli altri principalmente si nutrono i rinoceron- 
ti, il cui palato è si calloso, e si duro da non temere 
oftesa dagli aculei, e dalle spine; giammai sono stati ve- 
duti questi pachidermi pascolar T erba molle de' prati. La 
pelle de' medesimi è assai grossa , non però impenetrabile 



5^6 
alle frecce » ed alle infuocate palle da facile, come alcu- 
ni hanno creduto. Vivono ne' boschi non già in branchi , 
ina solitarj . Ad una semplice minaccia , e talvolta anche 
senza di questa si precipitano addosso agli uomini , che in- 
contrano , cercano di ferirli colle corna, di gettarli a terra, 
e di schiacciarli co' piedi . Quantunque fra le tre specie 
viventi, che si conoscono nbbianvi notabili differenze, mas- 
sime per riguardo agl'incisivi, come fra poco vedremo, 
pur tuttavia i zoologisti hanno conservato questo genere 
quale venne stabilito da Linneo. Illiger opina, che i ri- 
noceronti formino non solamente un genere, ma una fa- 
miglia distinta, ch'egli chiama de' nasicorni , 7Jasicor/a"a. 

Sp. 1. Rinoceronte indiano, Rhìnocefos indicus 
Cuv. 

Rhinoceros asiaticus Blum. 

Rhinoceros ujiicornis Lin. Gni. 

Le Khinocéros des Indes frane. The sin^le-hor- 
ned R/iinoceros ingl. IDas einhÒrnige IVashorn tecl. 

Fronte elevata; un sol corno situato quasi all'e- 
stremità del naso; orecchiette ovato -aguziie; inci- 
givi ^ molto distanti dai molari ^ pelle profonda- 
mente piegata attraverso al collo, alle spalle, ed 
al groppone 5 ne' lati di questo, e del ventre, at- 
traverso alle natiche, ed alle gambe; coda breve. 
Tav. XT. fig. 4. 

Ménag. du Mus. de Paris ed, in 12. toni. 2, 
pag. in. 

Geoftr. et F. Cuv. Mararaif. livr. l3, pi. 2. ; 
livr. i4- pi. 3. 

Abita nelle Indie orientali, e principalmente 
al di là del Gange. 



547 
Nelk niascella superiore gi' incisivi medii sono assai 
grandi, ovali, compressi, e si logorano in un piano al- 
quanto obliquo alì^ in fuori, ì laterali sono assai piccoli; 
così pure i medii inferiori: i laterali parimenti inferiori 
^ono grandi, e ^uiniglianti ai medii dell'altra mascella: 
•il primo Isolare superiore è pìccolissimo, quasi triangola- 
re, ut* gii corrisponde alcun dente inferiore; la superficie 
trilUiaute de' molari segnanti ha una linea prominente, 
nell' orlo esterno , e due collinette trasversali , e quasi per- 
pendicolari all'anzidetta linea: logorandosi le collinette, 
• ddivcngono ognor minori le cavità frapposte alle mede- 
sime, nella mascella inferiore il primo molare è piccolis- 
"?'inq , ii piano tritiirante del medesimo è quadrilatero tra- 
svcrsrde; il secondo è un poco più grande^ ma simile al 
jiiiiro; ^li altri sono ognor più grossi quanto più s' ac- 
*, ostano al fondo delle mascelle , ed ognun d' essi appari- 
sce formato di due parti convesse nel lato esterno , con- 
cave celi' interno . il piano triturante poi ha due pro- 
minenze curvate ad arco situate 1' una dopo 1' altra lon- 
gitudinalmente. La porzione delle ossa del naso sottoposta 
al corno ha molte piccole prominenze, che s'inseriscono 
in altrettante cavità della pelle, cui è attaccata la base 
del corno stesso. E' questo immobile, e cresce quasi in 
tutto il tempo della vita dell'animale; talvolta è lungo 
5 piedi , ed anche più. La pelle è assai grossa, dura, tu- 
bercolosa, grigio-cupa, con un' Ombretta violacea, eccet- 
tuata però quella delle pieghe, la quale è alquanto molle , 
sottile, e di color di rosa. Peli corti si veggono nell'orlo 
dell' orecchiette , ed all'estremità della coda ; nel rimanente 
del corpo d'ordinario non ve n'ha alcuno . Questo rinoceron» 



5iS 
te quand'è infuriato corre con molta velocità, e difficil- 
mente può essere raggiunto da un cavallo , che galoppi , 
Il grido ordinario del medesimo è un grugnire simile a 
quello del porco comune, irato mette grida spaventevoli, 
ed acutissime. Ha lo stomaco semplice, e l' intestino cieco 
molto grande . Se si prenda piccolo può addomesticarsi sino 
ad un mediocre segno ; è però tempre pericolosa cosa il la- 
sciarlo libero, giacché talvolta addiviene improvvisamente 
furioso, senza che se ne possa indovinare la cagione. E' 
lungo IO-I2 piedi, e talvolta anche più j l'altezza suol 
essere di 5 7 piedi. 

Sp. 2. Rinoceronte sumatrese , Rhinoceros su- 
matrensìs F. Cuv. 

Le Rhinoceros de Suìnatra frane. The suma- 
tran Rhinoceros ingl. 

Fronte poco elevata; due corna'disposte in una fila 
longitudinale ; 1' anteriore situato quasi airestremità 
delle ossa nasali, più lungo del posteriore, e con- 
tiguo al medesimo; orecchiette brevi, e puntute; 
incisivi § ben gr.indi, distanti dai molari; una qual- 
che piega non molto profonda nella pelle ; coda as-. 
sai sottile, e mediocremente lunga. 

Philos. trans, an. 1793. part. 1. pi. 3. j 3., 4. 

Shaw Gen. Zool. tom. 1. p. l. pi. 62. 

Abita neir isola di Sumatra . 

Di questa specie ci ha dato sulficiente contezza Gu- 
glielmo Bell nel volume teste; citato delle transazioni fi- 
losofiche della società R. delle scienze di Londra. I] ri- 
noceronte sumatrese lia nel collo piuttosto rughe, che 
pieghe j nelle spalle una piega trasversale poco profonda, 



549 
«d altre minori sul dorso, e sulle gambe; la pelle è ru« 

Vida , fornita di piccoli peli neri , rari , sparsi , ed è bru* 
nastro-cenerina, l'interno però delle pieghe ha un color 
di rame sudiccio y le corna, e le unghie sono nerastre. 
Un maschio non per anche adulto misurato da Bell era 
lungo 8 piedi, e 5 pollici, alto 4 piedi, e 5 pollici; il 
corno anteriore del medesimo era ricurvo , ed alto 9 pol- 
lici , il posteriore quasi diritto, molto compresso, ed al- 
to 4 pollici/ una femmina più piccola, e di minore età 
aveva le pieghe della pelle meno profonde di quelle del 
maschio suddetto . 

Sp. 3. Einoceronte africano, Rhinoceros afri-' 
canus Cuv. 

Rhinoceros bicornis Lin. Gin. 

lue Rhinoceros d' Afrique frane. The two ■ hoT-' 
ned Rhinoceros ingl. Das ajrikanische Nashorn terj. 

Fronce bassa; duo corna disposte come nella 
specie precedente; orecchiette larghe, ed erette, 
più brevi di quelle della specie suddetta ; niuri 
incisivo; molari, che riempiono presso che intera- 
mente i due lati d'ambe le mascelle; quasi niuna 
piega nella pelle; coda breve angolosa. 

BufF. Son. tom. 28. pi. 9. fig. 3. 

Shaw Gen. Zool. toni. l. part. 1. fig. 61. 

Abita nell'Africa. 

Neil' individuo descritto da Sparrmann non solamen- 
te il primo corno era ricurvo, ma lo era ancora il se- 
condo; sovente però questo è diritto, compresso, e quasi 
tagliente : rarissimo è il caso , che dopo il secondo corno 



65o 
V>c ne sfa un terzo; tanto la parie clelle oJsa Ha'^aiì ft» etti 
posa il primo corno, come quella delle frontali, che so- 
•tiene il secondo non ha prominenze tubercolose; le 
ossa intermascellari sono piccolissime, e sembra certo, che 
non vi sia mai piantato alcun dente; la pelle ha tuber- 
coli sparsi; il colore di essa varia dal grigio al nerastro. 
Sull'orlo delle orecchiette veggonsi setole nere, sparse, e 
lunghe I pollice ; ve ne sono alquante altre negli angoli 
della coda, fra le corna, ed attorno alle medesime; il ri- 
manente del corpo n' è senza. Per riguardo alle maniere 
di vivere questo rinoceronte non differisce dall' indiano , 
cui somiglia pure nella grandezza. Gli ottentoti lo ammaz- 
zano o colle frecce , talvolta avvelenate , ovvero col 
fucile, e ne mangiano la carne. Gli antichi capitani_, 
ed imperatori romani più volte mostrarono al popolo ne' 
pubblici spettacoli or questa specie, or la precedente, e 
le fecero anche combattere cogli elefanti , co' bovi , e cO' 
gli orsi (i). 



(i) Neir anno 1771 sulle sponde del fiume W\\n]\ nella 
Siberia venne scoperto un intero rinoceronte colla pelle 
(juasi intatta , sepolto nella sabbia; molte altre ossa 
dello stesso genere si erano già trovate prima di tal 
epoca ^ e molte ne sono state in seguito disottcrrate in 
quel vasto paese. Se ne sono pure rinvenute alquan- 
te nelV Inghilterra vicino a Cantorbery ; neW Anno- 
varese vicino ad Herzberg ; sulle sponde del Reno in 
Germania , frammiste talvolta alle os'fa di elefanti , e 
di bovi; nella Linguadocca vicino a Vigiionet , ed in 



55i 
Gen, 6. Irace^ Hyrax Herman; 
Testa grossa; muso corto, non molto ottuso; oc- 
chi mediocri; orecchiette brevi; incisivi f , i supe- 



Jtalia a Montezago nel territorio piacentino , a Valdarno 
in Toscana , nel territorio perugino , nel bolognese 
a Monte Liancano . Cortese ha trattato dottamente di 
quelle del piacentino, Nesti di quelle di Valdarno . Per 
ciò che riguarda le ossa di rinoceronte , che fino ad 
ora sono state scoperte nel territorio nostro, il più rimar- 
chevole è quello , intorno a cui Giosejfo Monti scrisse , é 
Jìcir anno 1719. pubblicò colle stampe una dissertazione 
intitolata: De monumento diluviano nuper in agro bono- 
niensi detecto , nella quale rese conto di un suo viaggio 
a Monte Liancano , e del ritrovamento di una porzione 
di mandibola fossile , la quale senza dubbio appartenne 
ad un grande aìiimale . La giudicò egli di un rosma^ 
ro , e per tale si ebbe da tutti i naturalisti sintantoché 
il Sig.G.Cuvier considerando la figura datane dallo stes-- 
so Monti s'' avvide, che non potea una tal mascella esf 
sere di quclV animale marino. Sospettò egli, che fosse 
piuttosto di mastodonte , ed avvertì , che la rozzezza del- 
l'' anzidetta figura, gli vietava di togliere di mezzo qua- 
lunque dubbio, Neir anno i8o4' io presi ad esaminare 
questo fossile , lo liberai dalla terra, e dalle conchiglie 
marine, che in parte lo ricoprivano, e m'' avvidi , che 
senza dubbio appartenne ad un rinoceronte , e che era 
la parte anteriore della mascella inferiore. Lessi in 
seguito pubblicamente in occasione di conferire la law 



^2 

riori lunghi 5 ricurvi, triquetri; gl'inferiori assai 
declivi j piatti, come troncati, e «Jentellati; 2 ca- 
nini nella mascella superiore piccolissimi , caduchi ; 
niuno nell'inferiore; vuoto considerevole prima de' 
molari; questi -jf somigliantissimi a quelli de' rino- 
ceronti; Collo corto; tronco voluminoso; 4 poppe 
al ventre j estremità brevi, e grosse; piedi a dita 



rea ad alcuni studenti di medicina una dissertazione, 
nella quale esposi i fondamenti di un tal mio giudizio. 
.$^el i8io avendo io avuto la sorte di v dere qui in Bo" 
logna per la prima volta il celebre Sig. Giorgio Cuvier ^ 
gli mostrai la mascella ripulita , gli significai il parer 
mio , ed ebbi la compiacenza di ottenerne la di lui au- 
torevolissima approvazione. JSelle aggiunte^ e correzio- 
ni delle sue memorie sulle ossa fossili , annunziò egli 
come da me fatta V anzidetta determinazione della ma- 
sceda fossile trovata da G, Monti. Prima di metter fi- 
ne a questa nota avviserò il lettore^ che nel manifesto 
di mi' opera sulle petrificazioni del celebre Sig. Schlo- 
tlicim ^ la quale attualmente si stampa, a Gota ^ si pro- 
mette pure la descrizione di ossa fossili di rinoceronte 
trovate nelle vicinanze di Kóstriz in uno strato di gesso, 
che racchiudeva anche ossa fossili senza dubbio umane , 
non che altre di leone , di iena , di cavallo ec. Sembra 
certo, che le ossa fossili di rinoceronte non appartenga' 
no tutte alla medesima specie^ nò a veruna di quelle, 
che si conoscono viventi. (Vedi Cuv. Osstmens fossi]. 
tom. 2. ^lncm.i^.f e tom, i, additions, et corrections etc. ) 



553 
poco distinte; 4 negli anteriori, 3 ne' posteriori; 
dito interno di qu^^sti fornito di un' unghia adun- 
ca , ed obliqua 5 1 estremità delie altre dita in- 
volta in una specie di guaina breve, dura, ed ot- 
tusa, che alcuni considerano come una vera un- 
ghia, altri no; un tubercolo in vece di coda; cor- 
po coperto di pelo molle, con alcune setole sparse. 

E' il presente genere uno di quelli, che in certo modo 
partecipando de' caratteri di più ordini , vennero or nell'u- 
no , or nell' altro collocati , Pallas, il quale illustrò il primo 
V unica specie bastevolmente conosciuta , la giudicò delT or- 
dine de' roditori, ed appartenentf al genere Cavia di Kle- 
in, però come anomala ^ giaccliè non gli fu ignoto, che 
per r insolita conformazione delle parti si interne, che 
esterne differisce essa moltissimo dalle cavie americane, e 
per la qualità , e numero de' denti da qualunque mam- 
mifero dell' indicato ordine . Hermann , e Gmelin 1' ascris- 
sero ad un nuovo genere denominato Hfrax (i). A que- 
sto Gmelin assegnò 1' ultimo posto nella serie de' rodito- 
ri , si che immediatamente precedesse i ruminanti . Il Sig. 
G. Cuvier da prima lo mise nel principio di detta serie 
in secondo luogo , cioè dopo gì' istrici , ed innanzi alle 
cavie ; ma in seguito avendone ponderati i rapporti di so- 
miglianza cogli altri generi finora conosciuti , mutò con- 
siglio , ed annoverò gì' iraci fra i pachidermi . La massi- 
ma parte de' zoologisti moderni lia approvato la decisione 
di G. Cuvier . Sono questi mammiferi per natura loro ti- 

36 

(i) Da v0X^ - sorcio. 



554 
midi , e miti , e nutronsì principal mente ài radici, clic 
estraggono dalla terra mediante i lunghi , e ricurvi inci- 
sivi dflla mascella superiore. Sembra ornai certo, clip P un- 
ghia del dito interno de' piedi posteriori serva agi* iraci per 
iscacciare gl'insetti, da' quali sono molestati. A tal line 
sogliono pure talvolta avvolgersi nella polvere , in guisa 
da rimanerne quasi in ogni loro parte ricoperti . 

Sp. Trace del Capo di B. Speranza j Hyrax ca- 
■pensi s Gm. 

lue D amari du Cap frane. The Cap Hyrox 
ingl. JDer capsche Daman , der capsche JCiippschlie-' 
fer ted. 

INTASO nTO , e nudo; orecchiette ovali, quasi 
ascose fra il pelo; qucsfo nella testa ^ e nel dorso 
bianco alla base, indi fulvo ^ bruno , ovvero grigio; 
biancastro nel petto, e nel ventre; setole mre; 
piedi fujteriorinente coperti dipelo nero, e brevis- 
pinio. Tav. XI. fìg. 3. 

Pallas Spie. zool. fase. 2. tab. 2. 

Abita nelle vicinanze del Capo di B. Speranza. 

Buon numero di setole è sparso nel labbro superiore, 
il quale riman diviso in due parti uguali da un solco ri- 
stretto, e poco profondo, che ascende nella parte ante- 
riore del naso . GÌ' incisivi inferiori hanno due piccoli in- 
tagli. Alcuna volta in ogni lato del collo vicino alle 
spalle vi ha una fascia biancastra ; le estremila apparisco- 
no più corte di quello sono in realtà , perchè gli omeri , 
ed i femori rimangono ascosi dentro la pelle come dentro un 
sacco. Lo stomaco è diviso in due cavità distinte; oltre 



555 
un rrran cicco, alla uielà circa dil colon sonvl due ap- 
pendici coniche , quasi due lunghe corna. Il numero delle 
vertebre dorsali è di 22 , UL^uale è qutllo delle coste in 
ogni lato, delle quali 7 sono vere , le altre spurie. Pal- 
las pretende, che sianvi unghie soltanto nt' diti interni, 
de' piedi posteriori ; secondo quasi tutti i moderni zoologisti 
anche le altre dita van fornite di ungliie, e G. Cuvier tro- 
va per rigmrdo ad esse una somiglianza fra gP iraci , e 
gli elefanti . Giusta il parere dello stesso Pallas la confor- 
mazione de' piedi indica , che il presente irace scavasi ta- 
ne sotterranee : ma come potè e^li mai indursi a così 
pensare dopo di aver negato V esistenza delle unghie nella 
massima parte delle dita? Thunberg ( i ) conferma quello, 
che era già stato affermato da altri , cioè che 1' irace del 
capo abita nelle fessure delle rocce, e nelle caverne. La 
carne di esso ha un color fosco , ed è poco sugosa ; la 
mangiano gli ottento'i, e talvolta anche gli europei. Pre- 
so vivo ben presto addiviene familiare , carezzevole , ed 
obbediente; chiamato risponde con un grido acuto sì , ma 
breve y teme esso , e ben a ragione i grandi uccelli di ra- 
pina, de' quali sovente riman preda; quindi veduto, che 
ne abbia uno nell'aria, cerca tostamente di fuggire, e di 
ascondersi . La massima lunghezza del medesimo par che 
sia I piede, e 5 4 pollici (2). 



(i) Blem. de V Acad. des Sciences de St. Petersh. 
tom. 4- p. 307. 

(2) £' tuttavia cosa dubbia se sia una specie distin- 
ta dalla già descritta l' Hyrax Sy liicus Gmcl, incontrato 



656 

Gen, 6. Tnpiro, Tapinis (l) Lin. 

Testa conica , compressa; m;iscella inferiore più 
breve della superiore; naso prolungato in una pro- 
boscide corta j mobile 5 troncata all'estremità ; fori 
delle narici anteriori; occhi piccoli, situati assai 
in alto, fra loro \icini, e distanti notabilmente 
dalle orecchiette; queste di mediocre lunghezza, 
e mobilissinìc; incisivi |, i laterali superiori coni- 
ci, puntuti, simili a' canini , gli altri (|uattro nel- 
l'estremità larghi 5 e taglienti, e fatti quasi a 
spatola; gl'incisivi inferiori troncati, e taglienti 
ali' estremità, i laterali assai più brevi degli altri 
quattro; canini | conici, appena ricurvi, brevi, 
gl'inferiori però meno de' superiori , questi distan- 
ti alquanto dagli incisivi laterali; molari 7 j; no- 
tabilmente distanti da' canini; nel piano triturante 
d'ognun d'essi due colline trasversali; il iugora- 

frequcntemenie da Bruco ^ e da altri nelle vicinanze 
del Libano, nelle montagne deW Abis^^inia ec. Quc:Uo 
viaggiatore afferma, che un tale trace ha tre sole dita 
in tutti i piedi, e di' e affatto senz' uiii^hie . Il Sig. G. 
Cuvicr però appoggiato ad accurate osservazioni accusa 
€li errore Bruco, e dà per certa la perfetta somiglianza 
fra (jaest' irace , e quello del Capo di B. Speranza , al- 
meno jier riguardo ai piedi. Lo stesso Cuvicr dubita 
deW autenticità deW irace della Baja d' Hudson , Hyrax 
liudsonius Schreh. , il quale venne da Lliger giudicato 
appartenente ad un altro genere da lui stabi ito, e chia- 
mato Lipura . 

(i) Da Tapiiereta nome dato da' Brasiliani al ta- 
piro, che vive nel loro paese. 



557 
mento fa nascere in luogo degli spigoli delle col- 
line pillili da prima ristretti, trasversali, che a 
mnno a mano s'allargano, e si riducono ad un 
solo quando sia distrutta la base d^lle colline 
stesse; collo grosso, e compresso: tronco medio- 
crrinente lungo, ed assai voluminoso; due poppe 
inguinali; estremità robuste; piedi brevi, gli an- 
teriori a 4 dita , fra quali l'esterno è ii più pic- 
colo di tutti; i piedi posteriori a 5 sole dita pres- 
so che u^iuali fra loro; unghie grandi ovali, ot- 
tuse ; coda breve; cute grossa; iDelo corto. 

Onesti pachidermi per la conformazione delle parti 
esterne, e per la struttura delle interne sono assai vicini 
ai porci 5 le principali differenze consistono ne' piedi , e 
ne' denti . Essendo la proboscide de' tapiri non solamente 
mobile , ma tale ancora da potere essere allungata , ed 
abbreviata, e da poter servire a prendere, un si fatto or- 
gano rendeli in qualche modo somiglianti ai proboscide!. 
Non hanno altrimenti i tapiri pii"! d'uno stomaco, ne 
possono mettersi nel novero de'' ruminanti come fece Ba- 
jon , bensì, giusta le osservazioni di Mertrud^ l'unico 
stomaco in due siti è più ristretto che altrove. Sono or- 
dinariamente nottivaghi; camminan di trotto, e se il bi- 
sogno lo esiga celeramente; nuotano benissimo; perse- 
guitati si gettano nell'acqua; sovente ancora- vanno a 
bagnarvisi spontaneamente ; ma non per questo possono 
dirsi amfibj come taluno li chiamò . Il nutrimento de' 
medesimi consiste in fruiti , e foglie tenere . Non offen- 
dono alcun animale, ed assaliti non cercano di difen- 
dersi, se non qualora sia ad essi tolto ogni adito alla fu- 



558 
ga . Vivono per lo più solitarj ; la femmina sola ha l' in- 
carico di allevare, e custodire i figl' . Sino ad ora ^ìì 
uomini non hanno potuto assoggettarseli in guisa da farli 
servire a' proprii bisogni . Linneo nella io. edizione del 
suo sistema della natura chiamò la seguente specie col 
nome à\ Hippopotamus tcri estris , Nelle edizioni fatte do- 
po ne tacque affatto. 

Sp, Tapiro ^nta ^ Tapìrux Anca (^ì) . 

Tayirus americanus Liti. Gru. 

-Le Tapir americain frane. The amerìcan Ta- 
■pir liigl. I^er amerikanische Tapir tfd. 

N.'i?o gibboso verso 1' estremità, orecchiette ova- 
to- bislunghe; fra Je orecchiette, e lungo il collo 
superiormente sino alle spalle una sorta di spigo- 
lo, su cui stassi una criniera di p'4i alrjuanto lun- 
ghi; colore or tutto bruno, più, o meno carico, or 
dello stesso colore con macchie bianche ; coda co- 
nica , puntuta all'estremità. 

Shawr G( n. Zool. toni, 2. p. 2, pi. 22o. 

Abita neir America j e fors' anche nell'Asia me- 
ridionale. 

Allorquando la proboscide non è distesa, la superfirie 
di essa ha molte grinze trasversali, e l'estremità di po- 
co eccede il labbro inferiore 5 allungata che sia, va al 
di là del labbro suddetto 6 pollici circa, è molto pieghe» 
vole, e serve a prendere, e stringere piccoli corpi , a ca- 

(i) £' questo il nome ^ col quale si indica la pre- 
sente specie dai portoghesi , che abitano nel Brasile- 



55f> 
gion d' esempio pezzetti di pane . Quantunque la testa sia 
compressa in tutte le sue parti , lo è però meno inferior- 
mente, e per ciò le guance sporgono. Gli occhi brillano 
in tempo di notte ^ al dire di Azzara i le orecchiette sono gr(is- 
se ; il collo è in proporzione piià lungo di quello de' poi ci ; la 
prominenza del medesimo è più grande nel mezzo , che al- 
trove, ed è prodotta dal cuojo , che in questo sito ha un 
pollice di grossezza , e forma uno spigolo longitudinale 
molto acuto; il tronco somiglia alquanto quello di un ca- 
vallo ben nutrito, ma è in proporzione più breve; le 
gambe sono grosse, e dirò cosi mal disegnate ; il dito ester- 
no de' piedi anteriori non tocca terra quando l'animale 
cammina; il pelo dilla criniera è lungo i pollice e mez- 
zo , quello d( 1 rimanente del corpo brevissimo . Il colore 
va soggetto a non lievi variazioni . Azzara estrasse un fi tf> 
vivo , e maturo dal ventre materno , e lo trovò lungo 2 
piedi, e tutto coperto di pelo giallognolo; si die Azza- 
ra la cura di allevarlo , e dopo 7 mesi vide , che il 
pelo addivenne di color fosco con molte macchie bianche 
nelle gambe , e con strisele , o fasce biancc-giallastre sul 
dorso, e su 1 fianchi. Anche MargrafF scrisse, che i gio- 
vani erano bruni variegati di bianco. Gli adulti, al dire 
dello stesso Azzara, sono di colore bruno-carico; ndla 
parte Inferiore della testa però, nella gola, e nell'estre- 
mità delle orecchiette vi lia del bianco ; biancheggiano 
pure alquanto i lati della testa stessa / il colore bruno 
delle femmine è meno carico , perchè fra 1 pf li brtini ve 
n'hanno non pochi biancastri. Bajon non parlò punto dì 
macchie bianche, ma soltanto del colore bruno. Un in- 
dividuo non più alto di un porco comune, osservato, e 



56o 
descritto da Allamand era bruno j la criniera però tende- 
va al nero, ed il conlorno delle oreccliiette era bianca-^ 
stro . 11 grido di questo pachidermo consiste in un picco- 
lo lìscbio. S'addomestica facilmente, allorché si prenda 
giovane i secondo Azzara , si lascia toccare da chicchessia, 
ma non mostra affezione , ed attaccamento ad alcuno ; rode 
tutto quello , che tiova, niansia ogni sorta di cibo, non 
esclusa la carne cruda , e talvolta ancora la terra nitro- 
sa j è tristo , ed incapace di rerare al suo padrone alcun 
piacere, e di rendergli alcun suvitio. Bajon per l'oppo- 
sto afferma , che molti abitanti di Caienna amano di aver- 
lo domestico, e che mostra attaccamento al suo padrone, 
cui sa benissimo distinguere da qualunque altra persona . 
£e ne fa la caccia dai selvaggi colle frecce , da' coloni 
co' fucili , e co' cani , per averne la pelle, e per mangiarne 
la carne. Un maschio adulto esattamente misurato da Az- 
zara era lungo 6 piedi, ed i pollice, nella parte anteriore 
del tronco era alto 3 piedi, e 4 pollici, e mezzo, nella 
posteriore 3 piedi, e mezzo; la circonferenza del petto era 
di 3 piedi, e 9 pollici; quella del ventre di 4 pit'di , e 
2 pollici 5 la coda avea 3 pollici , ed otto linee di lun- 
ghezza . Le femmine parimente adulte sono 4-5 pollici 
più lunghe. 

La specie descritta è stata fino ad ora generalmente cre- 
duta unica nel presente genere , ed appartenente soltanto 
all'America meridionale. Buffon, ed 1 seguaci di lui 
trassero anche da ciò argomento di risguardare come fon- 
datissimo assioma la seguente proposizione: che gli anima- 
li dell'America meridionale sono tutti estranei all'antico 
continente , o almeno in questo trovansi degenerati al se- 



56r 
gno da non poterli riconoscere . Il Sig. G. Cuvier ntlla 
storia de' lavori fatti dal R. Istituto di Francia nel 18 i 8. 
rese conto di ima lettera , clie il Sig. Driard giovane 
naturalista di grande aspettazione gli aveva recentemente 
scritta da Calcutta , nella quale gli dava esatte notizie di 
un tapiro preso vivo nell'isola di Sumatra. A queste no- 
tizie il Sig- Driard eLbe cura di iinire una figura co- 
lorita dello stesso pacliidernio , pubblicata in seguito dalli 
Signori GeoiFroy, e F. Cuvier nel 4- fascicolo della piti 
volte citata opera su i mammifpri , e che copiata , e ri- 
dotta a minore misura vedesi al num. i. della tav. Xf. 
del presente volume . Questo tapiro era affatto nero nella 
testa, eccettuata l'estremità delle orecchiette , cui ornava 
una fascia bianca; nero era pure nel collo, nelle spalle, 
nel petto, nelle quattro estremila , e nelle natiche ; una 
gran fascia bianca cingeva il resto del tronco . Dalla estre- 
mità della mascella inferiore sino alla base della coda era 
lungo 3 piedi, ed i pollice; la lunghezza della coda era 
app^na di 2 pollici ; l'altezza dal tallone alle spalle di 2 
piedi , ed 8 pollici . Il Sig. Farguharie governatore di 
Malaca , assicurò Driard, che questo pachidermo è comu- 
ne ne' boschi della penisola al pari del rinoceronte, e 
dell'elefante, e che i maschi adulti hanno la proboscide 
lunga 7-8 pollici . Il colore poi , prosegue Farguharie, è nero 
da per tutto fuorché nel contorno delle orecchiette , eh' è 
bianco , e nelle parti inferiori del corpo , che sono gri- 
gio-pallide. Driard ne esaminò un teschio, e lo trovò 
perfettamente simile a quello del tapiro americano. L'in- 
dividuo veduto da Driard era stato preso due anni avanti 
assai piccolo, mentre seguiva la madre, che fuggì . Ora due 



562 
quesiti si possono fare intorno a questo tapiro asiatico . Il 
primo è se appartenga o no ad una seconda specie del 
presente genere; ]' altro se chi ita per la parte negativa 
possa tuttavia credere il detto tapiro indigeno dell'Asia, 
o piuttosto debba supporre con Blainville, che un maschio , 
ed una femmina condotti già in una non lontana epoca 
dall'America a Malaca fuggissero ne' boschi , ed addivenissero, 
diiò cosi , i fondatori di una numerosa colonia. Per rigucirdo 
al primo punto di quistionea me sembra assai probabile , che 
il tapiro asiatico non sia altrimenti di specie diverso dal- 
l' Americano; imperocché tutta la differenza fin ora av- 
vertita consiste nella qualità , e nella distribuzione del 
colore , il quale non è però nell'asiatico costante , e va- 
ria almeno secondo V eia ; ed abbiamo già notato di so- 
pra accadere ciò eziandio nel tapiro dell' America per mo- 
do , che allorquando amendue siano giovani non differi- 
scano fra loro quasi per niente. La diversità del clima, e 
del nutrimento sono poi senza dubbio cagioni bastevoli per 
far variare in tal guisa il colore . Giudico in oltre asso- 
latamente possibile ciò , che da Blainville si suppone ac- 
caduto ; ma nou essendone stata finora addotta alcuna pio- 
va, è manifesto, che la cosa rimane affatto dubbia (ij (2J. 



(6) Nella coù detta ìnontagna nera in Linguadocca 
vicino ad Issel sono state trovate ossa fossili di un ta- 
piro assai somigliante al vivente . AV contorni poi di 
Vienna in Francia^ vennero^ non ha gran temjH) ^dis' 
sotterrati alcuni molari per la figura poco diversi da 



563 
FAMIGLIA TERZA 

Dei Solipedi . 



P 

JL ] 



roboscir^e nulla ; un solo dito compiuto , ed 
una sola unghia in tutti i piedi . 



quelli del tapiro anzidetto ^ ma invito più. grandi. Il 
Sig. G. Cuvier crede ^ che la mole del mammifero, 
cui appartennero supera^i^e almeno di un quario quel- 
la di un rinoceronte adulto . 

(2) Palcolerio ^ Palaeotlierium (da TOtkocÌQV - antico , 
e da ^YiPlOV - belva) è il nome dato dal Si g.G. Cuvier 
ad un genere di mammiferi molto somiglianti ai tapi- 
ri , e noti solamente per le ossa fossili ^ che se ne tro- 
vano. Ecco i principali caratteri di un tal genere: in- 
cisivi -f fatti a spatola; canini § conici^ ed ordinaria- 
mente poco più lunghi de'' molari , e da essi non mol- 
to distanti; molari A^, i superiori quasi quadrati, hi- 
solcati nel lato esterno, e con due punte angolose , e ta- 
glienti ncir orlo superiore delio stesso lato j unisolcati nel 
lato interno , e con due linee rilevate trasversali nel 
piano triturante : il logoi amento di queste dette origi- 
ne a varie figure quasi piane : il primo molare infe- 
riore de'' paleoterii ordinarli è piccolo , con una sola 
punta compressa; ì seguenti soìio come composti di due 
segmenti di cilindro, la convessità de^juali è nel latu 
esterno, la cavità ncW inttmu j, gli orli superiori di tui 



564 
Il labbro superiore è grande, e rigonfio, e confondcsì 
in certo modo col naso , formando ciò , clie Illiger chia- 
ma Chiloina'i lo stesso labbro è in oltre capace di varii 



segmenti sono nel mezzo della parte contessa angolo- 
si, e taglienti i logorandosi la corona si formarono due 
piani ristretti fatti a mezza luna; nclV ultimo di detti 
molari inferiori ai due segmenti di cilindro, se ne ag- 
giunge nella parte posteriore un terzo più piccolo . In 
due, o tre specie, le quali sono dal Sig. Blainville ri- 
sguardate come appartenenti ad un altro genere da lui 
chiamato tapiroterio , tapirolher«ium , ( genere, che il Sig. 
G. Cuvier s'' era già proposto di stabilire, qualora si 
avverasse , che le testé indicate specie avessero ne'' pie- 
di un quarto dito), in due, o tre specie dissi i canini 
sono assai grandi ; la distanza fra questi , ed i molari 
è minore, che ne'' paleoterii ordinarli ; i tre primi mo- 
lari inferiori sono molto compressi ; ^li altri sono gros- 
si , e nel piano triturante hanno due colline quasi tra- 
sversali siìnili a quelle de'' molari de'' tapiri ; P ultimo 
poi ha una terza collina più piccola delle due, che la 
precedono. I paleoterii avevano V apertura delle narici 
obliqua, ed oltremodo lunga , e le ossa nasali brevis- 
sime: da ciò deduce con ragione il Sig. O. Cuvier , che 
questi mammiferi erano forniti di una proboscide , cor- 
ta perù , giacché le estremità di essi non erano molto 
alte. Gli occhi poi erano mediocri ; il cranio assai com- 
presso sopra tutto aW altezza dcW arco zigomatico : le 
fosse temporali a^'^ai profonde, donde si argomenta la 



565 
tìiovimcnti , può essere alquanto allungato , ed accorciato, 
ed è adattatisaimo se non a prendere da se solo, almeno a 
raccogliere corpicciuoli leggeri. Le estremità dei solipe- 
di sono alte, e svelte : quindi la velocità del correre, 
la quale in essi è grandissima . Quantunque ne' piedi abbia- 
no una sola nngliia , clie involge 1' unico dito compiuto, 
pur tuttavia in ogni lato del metacarpo , e del metatarso 
è situato il rudimento di un altro dito, un ossicino cioè 
assai sottile, chiamato stiletto, internamente ascoso sotto 



jnole del muscolo crotafite , e la forza delle mascelle 
essere stata molto grande . I piedi erano forniti di 3 
diti , de'quali il medio più grosso , e più lungo degli 
altri due quasi uguali fra loro ; una sola specie , cioè il 
paleotherium niagnuni, non ne aveva che due ne"" piedi 
anteriori; la coda era mediocre . Undici^ o dodici spe- 
cie di questo genere numera il Sig. G. Cuvier . Nelle 
gessaje de'' contorni di Parigi si sono rinvenute le ossa 
di cinque^ fra le quali vi ha la più piccola di tutte, 
mcn grande di un montone , detta per ciò da O. C«- 
vier palaeotlurium minus. Nelle vicinanze di Strasbur- 
go trovansi le ossa di due specie appartenenti al genere 
tapiroterio di Blainville ^ e sono il pai, tapiroides , ed il 
pai. buxovillanum di Cuvier. Quelle di altre quattro ^ o 
cinque specie sono stale di<iottcrrate in altri paesi della 
Francia . Maggiore di tutti era il paleotherium gigantenm, 
che Cuvier crede fosse grande poco meno di un rinoce- 
ronle . ( Vedi Cuvier sur les osseniens fossiles tom. 3, , e 
V articolo Palaeotherium del N. Dict. A' llist. Nat. ed. 2.) 



5f;6 

la pelle. Ambe le mascelle fornite sono d" incisivi ; lo sto- 
maco è semplice, il cieco assai grande, gli altri intestini 
molto voluminosi : 

Gen, unico. Cavallo, Etjuus (l) Lin. 

Testa non molto grande; muso prolungato , ot- 
tuso, e rigonfio all'estremila; aperturr- delle na- 
rici bislunghe; orecchiette mediocri , puntute, ele- 
vate a guisa di due corna; occhi uT^diocri ; incisi- 
vi ^ fatti a spatola, contigui tra laro , esterior- 
mente ahjuanto convessi, uà po' sporgenti ; canini 
o nulli, o f piccoli, conici, situati a qualche di- 
stanza dagl incisivi, e ad una maggiore dai mo- 
lari; qu-^sti j^ prismatici, colla parte radicale 
poco distinta dalla coronale, solcati ne' lati , ^d 
aventi nel piino triturante alcune lamin' tte incur- 
vate a mezza luna, disposte in più d'una fiia lon- 
gitudinale, rilevate, e quasi taglienti; collo me- 
diocremente lunga; tronco non molto voluminoso; 
poppe 2 inguinali; unghie grandi , rotondate ; coda 
mediocre; pelo , generalmente parlando, breve , ec- 
cettuato quello della linea media superiore del col- 
lo, e o di tutta la coda, o soltanto dell'estremità 
della medesima, il quale è lungo, grosso, e rigido. 

I pachidermi di questo «jenere nello stato di libertà 
vivono per lo più in branchi assai numerosi , guidati da 
un maschio adulto, e più d'ogni altro robusto. Assaliti 
cercano uno scampo fuggendo , e qualora siano incalzati 



(i) Con questo nome indicano gli scrittori latini il- 
cavallo comune. 



567 
dal nemico, vibrangli calci co' piedi posteriori. Fino ad ^ 
ora si conoscono 5 sole specie di questo genere . 

Sr>. 1. G-5Viillo comune, Equus Cahaìlus Lin. 

Le Cheval frane. Tìie Common Horse ingl. Uas 
gemeine Pferd tee). 

Tesfa non troppo lunga, ne troppo grossa; 
orecchiette eli una glusLa lunghezza', occhi vivaci i 
gambe più alte, e più svelte di ffuelle d'elle altre 
specie; roda fornita di lunghi crini fin dalla base; 
pelo o di un solo colore in tutto il corpo, ovvero 
di più colori, non però distribuiti a guisa di fasce. 

Sh.iw Gcn. Zool. tom. 2. p. 2. pi. 214. %. 1. 

Abita coir uomo quasi in ogni parte della ter- 
ra: è probabilmente originario dell'Asia. 

Questa specie al pari di ttitte le altre , che servono 
l'uomo ne' diversi cluni, ov' esso vive, è andata soggetta 
a molte variazioni, e riesce assai difficile, e fors' anche 
impossibile il riconoscerne lo stato primitivo. Trovansi , e 
vero, oggidì nell'America meridionale, e nell'Asia nume- 
rosi branchi di cavalli liberi, e selvatici; ma per riguar- 
do a quelli d'America è certo che derivano da cavalli do- 
mestici trai^portati colà dall'Europa, ed abbandonati, o 
fiipgiti nelle pianure di quel vasto continente: lo stesso 
si crede ora comunemente di quelli dell'Asia. Fra le 
variazioni della presente specie non poche sono costan- 
ti, e meritano il nome di razze. Queste differiscono fra 
loro non solamente nel colore del pelo , ma nella sta- 
tura, mila forma, e nflle proporzioni delle diverse parti. 
Sì grande poi è il numero delle medesime, che troppo 



568 
lungo sarebbe il parlare di tutte, inJicandone i caratteri 
distintivi , i pregi , ed i difetti . I cavalli tartari sono 
piccoli, e di fattezze poco eleganti j molti naturalisti li 
credono meno degenerati di tutti gli altri; certo è che a 
verun altro la cedono per la robustezza , e per la ve- 
locità . Per lo più i cavalli arabi sono buonissimi da ca- 
valcare , ed un poco più grandi , e meglio fatti di 
quelli della Tartaria. Nella Turchia asiatica , e nella 
Persia^ i cavalli essendo meglio nutriti , e meno sog- 
getti a faticare , sono anche più grandi , più belli, 
ma meno atti a correre de' precedenti . Nelle diverse par- 
ti d' Europa s' è cercato di adattare le raz/ie al bisogno , 
ed al gusto degli abitanti, per esempio, in Inghilterra 
sono in grandissimo pregio i cavalli corridori , di raz- 
za derivante o immediatamente , o mediatamente da' ca- 
valli arabi. Fra le tante variazioni di questa specie vi 
Jia pur quella de' cavalli interamente bianchi a cagione 
della malattia, chianiata albinismo; si f;itti cavalli veg- 
gono in tempo di notte assai jueglio degli altri . Quantun- 
que i cavalli comuni abbiano generalmente nel tronco, e 
nella testa il pilo corto, e lunghi soltanto siano i crini 
del collo, e della coda, pure se ne dà ima varietà a pelo 
assai lungo, e simile a quello de'c.imeli. Un'altra ve n'ha 
quasi affatto senza pelo , e soltanto fornita di crini . In 
tutte le varietà la gravidanza dura un anno circa , e nel 
parto nasce un sol figlio ; tutte parimente non hanno altra 
voce, che il nitrire. Verso l'estremità degl' incisivi nel lato 
interno scorgesi una fossetta , la quale scema per lo lo- 
goramento , e quando il cavallo ha sette anni e mezzo 
circa, è affatto scomparsa 5 quindi uno de' mezzi di co- 



569 
noscere l'età di questo animale. Un altro ne somministra 
la muta de' denti medesimi; giacché quelli così detti di 
latte sono più bianchi, più corti, e più ristretti alla 
base degli altri, che ad essi succedono. Giunti i cavalli 
all' ttà di due anni, e 6 mesi , mutano gl'incisivi medii, 
di tre anni , e mezzo il secondo d' ogni lato , e di quattro an- 
ni , e mezzo i laterali . Ben a ragione Buffon disse , che il 
cavallo è la più nobile conquista , che l'uomo abbia fatto, 
giacché questo animale divide con lui le fatiche, ed i 
piaceri, ed è altrettanto coraggioso , che docile, e dall'uo- 
mo si lascia educare in guisa da rendergli poscia i più 
importanti servigi. Della carne di questo animale nu- 
tronsi frequentemente non poche orde di tartari (i). 

Sp. 2. Cavallo Emione , Equus Hemìonus Lin. 

Le Dzig-cretai frane. The Jickt a in j^ì. Das Kahl- 
schweifige Pj'erd ted. 

T'Sta più grande, ed orecchiette in proporzio- 
ne più lunghe di quelle della specie precedente; 
spalle goffe; le altre parti del tronco piuttosto gra- 
cili; estremità sottili j ed alte; piedi piccoli; pelo 
del corpo lunghissimo in inverno, brevissimo in 
estate, sempre di color scuro; criniera nerastra; 
una striscia pur nerastra nel mezzo del dorso; uq 
fiocco di peli neri all'estremità della coda, 

(i) la diverse parti della Germania ^ della Francia., e 
deir Italia ec. truvansi ossa fossili , le quali non diffe- 
riscono da quelle de^ cavalli comuni: nella Toscana sono 
esse frammiste alle ossa di elefanti , di rinoceronti , di 
mastodonti ec. 



570 
Pallas Voy, 1. trad. de Gautliif^r tom. v. pi. 1, 
Buff. Sonn. tom. 22. pi. l. iig. 2. 

Abita ne' deserti sabbiosi dell' interno dell'Asia. 

Le orecchiette stanno quasi diritte; la criniera del 
collo è bassa; la coda somiglia quella di un bue, ed 
è lunga due piedi circa ; la lunghezza del corpo è di 5 
piedi, e pili. Vive in branchi di 2o-3o individui; ogni 
branco ha il suo capo, ucciso il quale il resto si disper- 
de. La voce dfir emione è un nitrito più forte di quello 
del cavallo. Ha un odorato, ed un udito delicatissimo; è 
timido, selvatico; corre rapidissimamente; nell'estremo pe- 
ricolo si difende co'' calci , ed anche mordendo . Fino ad 
ora non è stato possibile 1" addomesticarlo ; i tungusi , ed 
altri popoli asiatici ne fanno la caccia per mangiarne la 
carne. 

Sp. 3. Cavallo Asino, Eqiius Asinus Lin. 

Ij^ Arie frane. The Ass mgl. Der Esel ted. 

Testa in proporzione più grossa , e più breve 
di quella delle precedenti specie; occhi fra loro 
piij distanti; orecchiette più lunghe; tronco goffo ; 
estremità di mediocre altezza, e poco svelte; coda 
mediocre con peli lunghi soltanto all'estremità; 
pelo per lo più grigio con una fascia nera nel m^z- 
250 del dorso attraversata da un'altra simile, che 
discende nelle spalle . 

Shaw Gen. Zool. tom. 2. p. 2. pi. 216. 

Buff. Son. tom. 22. pi. 3. 

Abita libero nell' interno dell* Asia, schiavo 
dell' uomo fjuasi in tutti i paesi 3 ove questi dimora. 



GÌ' indivldaì liberi sono più grandi de' domestici , 
ed hanno le orecchiette meno larghe, ed alquanto meno 
lunghe, vivono in branchi numerosissimi, corrono velo- 
cemente , sono timidi, e selvatici. Fra le razze domesti- 
che l'araba è la piti rimarchevole, perchè più grande, 
e meglio fatta delle altre y assai pregiate sono pure le raz- 
ze di Persia, della Barbarla, della Nubia, e ddl'Abissi- 
nia. E' a tutti noto, che l'asino non nitrisce, ma raggia. 
L' ibrido , che nasce in seguito dell' unione del maschio 
della presente specie colla cavalla comune dicesi propria- 
mente mulo. Questo mulo ha la testa più gros-;a, e più 
corta di quella del cavallo, e le orecchiette del medesimo 
sono quasi altrettanto lunghe, quanto quelle dell'asino, 
somiglia molto il cavallo nel tronco, l'asino ne' piedi, e 
nella coda. L' unione del cavallo coli' asina da origine 
ad un' altra sorta di mulo , che i francesi dicono hardeau. 
La statura di questo è più piccola, e la testa in propor- 
zione più lunga , e meno grossa di quella dell' asino , più 
brevi sono le orecchiette , la coda più ricca di crini . 
L'uno, e l'altro mulo talvolta è atto alla generazione, e 
lo piovano fatti autentici . Non vi ha sufficiente motivo 
di credere 1' esistenza de' così detti bosmull , derivanti cioè 
dall' unione o del cavallo colla vacca , ovvero del to-o 
coir asina. Buff)n, e Bonnet hanno avuto occasione di 
convincersi , che col nome di bosmulo veniva chiamato il 
hardeau (ij. 



(i) Vedi: Memorie soprai muli di varii autori . Mo^ 
dena 1768. in S.vo 



5ji 

Sp. 4- Cavallo Z'^bra , Equus Zebra Lin. 

Le Zèbre frane. Tlie Zebra ingl. Das Zebra 
ted. 

Forma del corpo simile a quella della prima spe- 
cie ; le orecchiette però un po' più lunghe, ed il 
collo più corto, e più grosso; nella gola una spe- 
cie di pagliolaja ; coda con pelo lungo soltanto 
ali' estremila i corpo coperto di fasce trasversali, 
ovvero oblique, alternativamente bianche, e nere, 
Tav. X. fig. 4. 

Méoag. du Mus. de Paris ed. in 12. tom. 3. 
pag. (94. 

Bufi. Son. tom. 29*, pi. 17. 

Abita nell'Africa meridionale. 



Nel mezzo della faccia vi sono alcune fasce ristrette; 
longitudinali ; tutte le altre della testa { non escluse le 
orecchiette) del collo, del tronco, e delle gambe sono 
trasversali , o oblique ; ne' femori esteriormente le fasce sono 
più larghe, che altrove ; bianca è la parte media longitudi- 
nale del ventre, e la superiore della superficie interna delle 
cosce; la criniera è corta, eretta , in parte bianca, ed in 
parte nera, e sonvi come continuate le fasce del dorso; 
la coda ha superiormente fasce trasversali nella prima 
terza parte, nel mezzo è bianca, il fiocco di peli è nero : 
nere sono le unghie. La zebra corre velocissimamente, 
vìve per lo più in branchi assai numerosi. E' assai diffi- 
cile il domarla quand' anche sia presa giovane, e pochis- 
simi sono i casi , in cui sia stato possibile il farle strasci- 
nare una carrozza, o il cavalcarla. Vi ha più d'iìn esem- 
pio di unione feconda d' una femmina della presente spe- 



575 
eie con un maschio della precedente; l'ibrido che ne 
nacque somigliava alla madre per le forme generali dtl 
corpo , e per le fasce j al padre per la mancanza della 
pagliolaja , per gl'indizii delle due fasce incrocicchiate, 
e per quel ciuffo di peli , che hanno sulla fronte gli asi- 
ni nati da poco tempo. Uno di tali ibridi allevato nel 
parco di Parigi col crescere dell'età depose, dirò così, 
la veste infantile, e divenne generalmente grigio , soltan- 
to conservò la fascia longitudinale del dorso, e la trasver- 
sale delle spalle , cioè la cosi detta croce , non che al- 
quante fasce delle gambe} crebbe assai più di un asino, 
e divenne intrattabile, e quasi feroce (ij. Nello stesso 
parco di Parigi ebbe luogo 1' unione parimente feconda 
di un cavallo colla zebra, che s'era altra volta unita 
ad un asino ; sgraziatamente nell' ottavo mese di sua gra- 
vidanza la zebra abortì , e cessò di vivere 5 il feto maschio 
estratto dal ventre materno non aveva pelo j la pelle però 
di alcune parti , e sopra tutto della testa era fasciata di 
nero , e di bianco ; nel resto quest' ibrido sembrava rasso- 
migliare d'assai il padre. 

Sp. 5. Cavallo Qwagga , Equus Quagga Lin. 

lue Couagga frane. Tlie Quagga iugl. Das Quag- 
ga ted. 

Testa, tronco, gambe, e piedi assai somiglianti 
a quelli del cavallo ; coda fornita di lunghi crini 
soltanto verso T estremità j nella testa, nel collo, 



(i) Vedi Geoffr. e F. Cuvicr Blammif. livr. i5.pl. 5. 



574 
nella crinifra , e nella parte anteriore del tronco 
fasce ait<raativamente grigie , e di un bruno più , 
o meno carico, distribuite presso a poco ci»me u^;l- 
la zebr.] ; lungo la spina dorsale una slrifccia bru- 
no-nerafeira; il rimanente del tronco fcuper/ormente 
b. uno chiaro , infeiiormente bianco; gambe bian- 
che , così pure la coda . 

Ménag. du Mus. d' Hist. Nat. ed. in 12. tona. 
,1. pag. 3l I. 

BufF. Son. tom. 2,g. pi. 19. 

Abita nell'Africa meridionale. 

11 quagga adulto è lungo 5 piedi, e mezzo circa, al- 
to 3 piedi, e 9 pollici. 11 grido è un urlo ripetuto ta- 
lora venti volte di seguito, il quale può esprimersi colla 
parola uau, o piuttosto Kuan . Selvatico vive in branchi 
talvolta dì cento, e più individui j non va mai, che si 
sappia, in compagnia delle zebre. E pieno di coraggio, 
e mordendo , e calcitrando sa difendersi da' cani , e met- 
tere in fuga le iene. Si addomestica con non molta diffi- 
colià , ed al Capo di B. Speranza si adopera talvolta a ti- 
rar carri . Gli ottentoti fanno la caccia di questa specie , 
e della precedente per averne la pelle, e per mangiarne 
ia carne. 



575 

ORDINE SETTIMO 

DE' mjBIINANTI. 

^^^aantunqiie il presente ordine sìa uno 
de' più naturali , e meglio determinati di 
questa classe , pure se ne desidera tuttavia 
una definizione zoologica, la quale in ogni 
caso servir possa a farci conoscere i mam- 
miferi, elle vi appartengono. Prima die il 
Sìg. G. Cuvier scoprisse, che uno degli ano- 
ploterii ebbe due sole dita in tutti i piedi, si 
diceva, die ruminanti erano que' mammiferi 
ungulati, i quali non banno in ciascun pie- 
de ne più, né meno di due dita. Secondo i 
moderni scrittori, ruminanti sono que' mam- 
miferi ungulati , ne' quali naturalmente , e 
non per viziata struttura ba luogo la ru- 
minazione. Ma siccome essi talvolta non ru- 
minano, cbi in tale circostanza li vegga, di 
sì importante carattere non potrà valersi a 
riconoscerli per quel che sono , e per V altro di 
essere ungulati rimarrà incerto, e dubbio, 
se al presente ordine appartengano essi, o non 
piuttosto a quello de' pachirlermi . Ad un tal 
difetto si potrà allora supplire, ricorrendo ai 
caratteri delle famiglie, e de' generi, i qua- 
li saranno sufficientissimi all' uopo ■-, ma. per- 



575 
elle non sono generali , non possono far par- 
te della definizione dell' ordine . Il rumi- 
nare è quella funzione, per la quale il cibo 
imperfettamente masticalo, e da prima in- 
ghiottito, dopo di avere sogi^iornalo per qual- 
che tempo nello stomaco ^ viene jisospinto al- 
le fauci, rientra nella bocca, ed è rimasti- 
cato, e di nuovo inghiottito. Onde form^»rsi 
un' accurata idea di tutto questo , fa d' uo- 
po il conoscere in qualche modo la strut- 
tura dello stomaco de' ruminanti . E' in es- 
si un tal organo veramente, e a tutto ri- 
gore composto, giacche non solamente e di- 
viso in più cavità distinte, e fra loro diverse 
per la grandezza, e per la figura, ma la 
struttura interna, e l'ufficio di ognuna dif- 
ferisce dalla struttura, e dall'ufficio nelle 
altre. Quattro sono generalmente queste ca- 
vità j la prima è negli adulti la maggiore 
di tutte, e dicesi rumine, o sia panzone, ed 
occupa una gran parte dell' addomine, spe- 
cialmente nel lato sinistro. La superficie in- 
terna del rumine suole esser coperta di mol- 
te papille; talvolta ha annessa una qualche 
appendice : comunica poi coli' esofago , qua- 
si nel sito, ove si unisce alla seguente ca- 
vità, cioè al reticolo, o sia beretto , o sia 
cuffia. Il reticolo è piccolo, ed ordi/iaria- 
mente di figura globulosa ; la superficie in- 



577 
terna del medesimo ci mostra la membrana 
ripiegata in guisa da formare numerose ma- 
glie, o cellette; questa cavità comunica essa 
pure coU'esofago mediante un canale aper- 
to, o sia doccia, che incomincia alla parte 
destra dell'orificio cardiaco, si dirige dall' a- 
vanti air indietro lungo tutta la superficie 
interna del reticolo stesso in guisa da per- 
venire air orificio anteriore della terza ca- 
vità, nella quale entra, e la percorre per 
insinuarsi nelF ultima, ed ivi finire. La terza 
cavità , o sia V omaso ^ cliiamato anche centopel- 
Ze, o libro ha molte lamine longitudinali attac- 
cale all'interna parete, le quali richiamano 
alla mente V idea di un libro; la quarta cavità 
finalmente detta abomaso, o sia quaglio ha nella 
superficie interna alquante ripiegature basse, 

osiaruohe. Ne' ruminanti mentre succhiano 

o 

il latte materno , e di questo solo si nutrono 
suol'essere 1' abomaso più grande di tutte le al- 
tre cavità, ed il rumine allora solamente per 
gradi si fa più ampio sino ad un certo li- 
mite, quando il ruminante comincia a pren- 
dere cibi solidi . E' oggimai certo, che il lat- 
te, e gli altri liquidi ordinariamente non en- 
trano nel rumine, ed uscendo dall' esofago 
passano immediatamente nell' indicata doccia, 
percorrono la medesima , e sono versati nell'a- 
bomaso . Intorno alia ruminazione, la quale ha 



578 
luoiiO solamente per li cibi solidi, discordi fra 
loro sono stati , e lo sono tuttavia i pareri de' 
jiaturalisti . E lasciando da parte le opinioni , 
che hanno già quasi perduto ogni probabilità, 
uè trovano ornai chi le difenda , dirò breve- 
mente di due, le quali sono tuttavia soste- 
nute da uoriini di grandissimo merito. Il 
Sig. G. Cuvier (i) insegna , che le erbe gros- 
solanamente masticate, indi inghiottite da* 
ruminanti entrano prima nel rumine, poscia 
nel reticolo , ove s' imbevono de' sughi dige- 
renti , vengono compresse, e divise in tante 
piccole pallotoline, le quali successivamente 
sono risospinte nella bocca per essere di nuo- 
vo masticate : quando poi questa seconda ma- 
sticazione sia compiuta , discendono per la 
doccia direttamente alP omaso, indi passano 
nell'abomaso, che Cuvier crede analogo allo 
stomaco semplice dì molti mammiferi . Tog- 
gia per V opposto seguendo in parte le dot- 
trine di Brugnone (a) sostiene , che le erbe, 
subita che abbiano la prima masticazione , 



(i) Régne Animai, toni. i. pag. 247. 

(2) Brugnone insegnò queste sue dottrine nella me- 
moria intitolata: Des Animaux ruminans, et de la ru- 
niination, memoire lù à l'academie des scicnces de Tu- 
FÌn le ig Avril 1806. 



579 
vengono inglilottite , ed astrette ad entrare 

nel rumine solamente, e non già nel retico- 
colo . JNel rumine poi si per li sugli ì , che 
sgorgano dalle interne pareti , sì per lo mo- 
vimento regolare , e per la struttura delle 
pareti stesse, vengono le erbe rammollite, 
tlivise, e ridotte in piccole sferette , le quali , 
contraendosi il runìine, sono sospinte al car- 
dia, rimontano nell'esofago, e ritornano in 
bocca per essere di nuovo masticate. Allor- 
clìè poi sono rimandate allo stomaco, seguono 
la strada della doccia , e si fermano nel re- 
ticolo per qualche tempo, se pur non fos- 
sero stempeiate, o fluide, nel qual caso 
vanno immediatamente all' omaso , o all' abo- 
maso. Toggia si è persuado, cbe la cosa ac- 
cada in questo modo, e non altrimenti i.* 
perchè esaminando attentamente la struttu- 
ra della dorcia ha trovato, che per la me- 
desima possono soltanto passare cibi attenua- 
ti , e non già le erbe una sol volta, ed im- 
perfettamente masticate: 2" perchè avendo 
osservato lo stomaco di molti ruminanti uc- 
cisi o prima della ruminazione , o nell' atto 
della medesima, o anche dopo, ha trovato 
nel rumine solamente i cibi masticati per la 
prima volta ^ nel reticolo i cibi attenuati per 
la seconda masticazione , nell'omaso i medesi- 
mi imbevuti, e stemperati da abbondanti 



58o 
§ughi , e finalmente nell' abomaso i cibi me- 
desimi o fluidi, o quasi fluidi, ed alti ad 
essere convertiti in chimo (3) . Il canale in- 
testinale de' ruminanti è assai lungo; il cie- 
co lungo, e liscio. La massima parte di es- 
si non ha incisivi nella mascella superiore; 
6-8 ne ha nell'inferiore larghi, e taglienti 
all'estremità ; rare volte vi si trovano canini; 
sempre un gran vuoto è frapposto agl'incisivi^ 
ed ai molari ; questi nel piano triturante han- 
no prima del logoramento 4 lamine taglienti 
curvate a mezza luna disposte a due a due 
longitudinalmente; ne' superiori la convessi- 
tà guarda l'interno della bocca, l'esterno 
negV inferiori. Non pochi ruminanti hanno 
corna, le quali sono un prolungamento del- 
l'osso frontale; in alcuni queste prominenze 
rimangono sempre coperte dalla pelle, che 
qui pure è fornita di pelo: in altri la pel- 
le le ricopre soltanto nella prima epoca , in- 
di si fende, se ne obliterano i vasi, cade, e 



(3) Fedì la bellissima opera del Si^. Toggia intitO' 
lata: Della ruminazione, e digestione de' ruminanti . To- 
rino iSrg. in S.uo. Degna pure di esser letta è la jne- 
moria del Sig. Gaetano Malacarne intitolata: Rischia- 
rimenti intorno alla ruminazione. Memorie della Socie- 
tà Italiana delle Scienze tom. 17. p. 2. 



58 r 
lascia scoperta V esterna superficie delle cor- 
na: in altri finalmente la materia ossea del- 
le corna fin dal suo spuntar fuori è rinchiu- 
sa dentro una guaina elastica , e come com- 
posta di peli agglutinati . I piedi de' rumi- 
nanti hanno due dita , e due unghie ordina- 
riamente grandi, le quali in molti si unisco- 
no tanto bene, da parerne una sola , più, 
o meno rotondata, ed esattamente divisa, 
mediante un taglio longitudinale fattole nel 
mezzo. In alcuni generi sonvi pure nella 
parte posteriore de' piedi due così dette fal- 
se unghie unico vestigio delle dita 1 iterali. 
Il metacarpo, ed il metatarso formati sono 
da un solo osso. La maggior parte de' rumi- 
nanti arreca grandissimi vantaggi alP uomo, 
dacché questi seppe rendersene assoluto pa- 
drone. Quantunque il Sig. G. Cuvier non 
abbia nel presente ordine fatto alcuna di- 
stinzione di famiglie, a me pare, che pos- 
sano risiruardarsi per tali le tre separazioni , 
ch'ei fece de' ruminanti in quelli senza cor- 
na, negli altri a corna coperte dalla pelle, 
e negli ordinarii a corna ascose entro una 
specie di guaina di sostanza comunemente 
detta cornea . 



582 

FAMIGLIA PRIMA 

Dagli Anomiomeiii (l) . 






iza corna; canini j almeno nella mascella 
superiore. 

Ognuno de' generi compresi in questa famiglia diffe- 
risce da' ruminanti delle altre famiglie non solamente per 
la mancanza delle corna, ma ancora per altri caratteri, 
come fra poco vedremo. Una tale differenza è nel primo 
genere grandissima, nel secondo molto minore, nel terzo, 
ed ultimo scorgesi diminuita al segno , che Illiger non du- 
bitò di riunirlo a que' generi , i quali costituiscono la 
seconda famiglia . 

Gen. 1. Camello, Camelus (t) Illiger. 

Testa piccola in paragone della mole del cor- 
po; muso alquanto prolungato, rigonfio ali' estre- 
mità; labbro superiore diviso; occhi sporgenti; 
niun seno iMcriniale; orecchiette mediocri, bislun- 
ghe, e distanti; gengive dure, e quasi cartiiygi- 
nee ; incisivi ^, i superiori puntuti, e la tara li , 
gl'inferiori ristretti alla base, allargati all'estre- 
mità; canini §^ compressi, taglienti, un po' ri- 
curvi, distanti dagl'incisivi, e molto più da' mo- 



(i) Da àvOjjiOiOjjiSPyj? - composto di parti dissimili. 
(2) Da K(Z[JLVlÀog - nome dato da'' greci agli anima' 
li di questo genere. 



583 
lari, non che fra loro se siano due tn ogni laro; 
molari s^.fo "on molto compressi; collo assai lun- 
go , e CfMnjjresso, ricurvo; tronco grosso ^ con una, 
o due gobbe sul dors > formate da sostanza molle; 
estremità alte; pianta de' piedi callosa , indivisa , e 
con uno scavo soltanto all'estremità; dita fra loro 
distinte mediante un solco, sì che non siano capaci 
di alcun movimento laterale, e parziale; unghie 
piccole, involgenti il solo apice delle dita; coda 
breve, fornita di lungo pelo. Questo parimente lun- 
go in molte parti del corpo; una callosità senza 
pelo nel petto inferiormente, due altre in ogni 
gamba anteriore, una sola nelle gambe posteriori. 

La piccolezza della testa, la divisione del labbro su- 
periore, la sporgenza degli occhi, la lunghezza, e curva- 
tura del collo, r unica , o duplice gobba del dorso , la spro- 
porzione delle gambe, e de' piedi , in fine le callosità , questi 
caratteri presi insieme mentre servono per riconoscere anche 
alla prima occhiata i camelli ,sono al tempo stesso la cagione, 
per cui la conformazione esteriore de' medesimi ignobile 
ci sembri , e bizzarra. Nella struttura ancora delle inter- 
ne parti differiscono i camelli dagli altri rumi nanti . A ca- 
gion d'esempio il rumine ha in essi due appendici , nelle 
quali o da nn apparecchio glanduloso si separa quasi di 
continuo un fluido per natura sua simile all'acqua, ov- 
vero si può durante qualche tempo conservare interrotta 
l'acqua bevuta con molta fretta , forse espressamente, per- 
chè non potendo entrar tutta nella doccia , una porzione 
ancora ne venisse versata entro il rumine. Quest'acqua 
poi o sia prodotta , e separata , o soltanto conservata nel 
rumine basta ai camelli, perchè possano rimanersi senza be- 



584 

re molti giorni eli seguito. Un altro carattere anatomico 
ci somministra il tarso de' camelli , nel quale veggonsi tutta- 
via distinti, e separati il cuboidc, e lo scafoide, ciò che 
non si osserva in verun altro ruminante. Quantunque il passo 
de' cameli sia molto grave, ed il trotto pesante, pur tut- 
tavia possono continuare il cammino per lungo tempo, 
di modo che non abbiavi quasi alcun altro mammifero, 
che in ciò gli uguagli . Nutronsì con sobrietà di erbe , 
e di foglie, anche secche, e spinose. Allorché sono caldi 
d'amore, digiunano rigorosamente, o mangiano pochis- 
simo , quindi divengono assai magri . In tale circostanza 
sono puzzolenti, sudano moltissimo, e mostrano chiara- 
mente di soffrire una sorta di malattia, cheli rende quasi 
intrattabili, giacché sovente cercano di mordere, e di of- 
fendere co' piedi chi ad essi s'avvicina. Dopo l'accoppia- 
mento ha luogo la muta del pelo , il quale cade intera- 
mente ; allora sulla cute suole formarsi una efflorescenza , 
che ha l'aspetto farinoso. Dormendo i camelli non chiu- 
dono d' ordinario gli occhi . Sul dorso possono portare 
enormi pesi j duopo è peiò caricameli in guisa da non 
recare offesa all'unica, o duplice gobba. Ne' paesi caldi 
dell'antico continente servono come bestia da soma, e ren- 
dono all'uomo importantissimi servigi. 



Sp. 1. Camello BattrianOj Camelus hactrìanus 
Lin. 

Le Chameau a une seule hosse frane. The ha- 
ctrian Carnei ingl, Das zweylióckerige Kameel. ted. 

Due gobbe , una fra le fepalle , 1' altra vicino 
al groppone j pelo bruno-carico. 



5^5 
Méaig. (la Mus. trHisfc. Nat. de Paris ed. in 
12. tom. 1. p. 3i. 

BufF. Sonn. tom. 29. pi. l. 

E' originario del centro dell' Asia j e domestico 
vive nella Tartaria, nel Tliibet ec. 

Questa specie si chiama comunemente col solo nome di 
camello . Quand'è pingue , la gobba anteriore pende alquan- 
to da un lato, la posteriore ordinariamente non pende, 
ed è la più alta . I piedi sono assai grossi , massime gli an- 
teriori . Cammina esso con passo sicuro sul fango , e sulla sab- 
bia; difficilmente però si regge, movendosi su di un piano 
liscio, e su di un terreno, in cui il piede non possa stam- 
pare orma: è alto quasi 7 piedi, 11 nome di battriano gli 
venne dato già da Aristotile, e fin da que'dì dovette essere 
frequente nella Battriana , o sia Turkestan paese della 
Tartaria . Buffon pretende che ora non esista più libe- 
ro; Pallas sulla fede de' tartari asserisce, che si trova in 
questo stato ne' boschi dell'interno dell'Asia. Supposto an- 
che ciò vero , rimarrà sempre incerto , se i camelli , che 
sono oggidì liberi lo siano originariamente, e non derivi- 
no da individui , che abbiano un tempo, fuggendo ne' bo- 
schi, scosso il g'ogo della schiavitù , o a' quali sia stata 
da taluno spontaneamente conceduta la libertà. Due ma- 
schi vissuti nel parco del giardino del Re a Parigi , an- 
darono in amore in inverno. Nel tempo della muta , che 
accadeva immediatamente dopo gli amori rimasero quasi af- 
fatto nudi pel corso di due mesi . Non solamente nel Tur- 
kestan , ma nel Tibet , e fin nelle frontiere della China si 
allevano mandre numerose di questa specie , delle cui 

38 



5cj6 
maniere ài vivere non abbiamo {)er anche relazioni esat- 
te, e degne d'intera fede. 

Sp. 2. Camello Dromedario, Camelus JOrome- 
darìus Lin. 

Le Dromedaìre frane. The arahian Carnei ingl. 
Jìaa einhòckerige Kameel , das Dromedar ted. 

Muso meno rigonfio di quello della specie pre- 
cedente ; collo più sottile; tronco meno grosso; gam- 
he più alte ; una sola gobba quasi nel mezzo del 
dorso . 

Ménag. du Mus. de Paris ed. in 12. tom. i. 
p. 126. 

GeofFr. et F. Cuvier Mammif. livrr. l3. pi. 5.6. 

BufF. Son. tom, 29. pi. 2. 

Vive domestico nell'Arabia, nell'Africa set- 
tentrionale, nella Toscana ec. 

Il pelo è lanuginoso, lungo nel vertice, nel collo, 
nel dorso, e sulla gobba, siccome pure nella parte supe- 
riore, ed esteriore delle gambe. Per la statura il drome- 
dario è inferiore al camello propriamente detto ; la mas- 
sima altezza presa dalle spalle è di 6 piedi, e mezzo. Va 
in amore in gcnnajo, e ne' due mesi seguenti; i ma- 
schi allora sono inquieti, gridano spesso, muggiscono, o 
fan sentire una sorta di raglio; aprono sovente la boc- 
ca , e caccian fuori una vescica membranosa rossa , che 
vientra nell'atto dell' inspirazione. Sul finire di primavera, 
e sul principio d'estate accade la muta del pelo. La gra- 
vidanza dura un anno circa, e parimente un anno l'allat- 
tamento . All' età di 6-7 anni il dromedario è già àtl tut- 



597 
to cresciuto 5 può viverne 4o-*'^0' Si unisce alla specie 

precedente, e produce ibridi assai ricercati. Non si sa di 
certo , che al presente esistano dromedari! liberi , i quali 
non derivino da razze schiave. Fra queste ve n'ha una 
più piccola , e più atta a correre delle altre , chiamata 
da' greci gpóiMldg , donde è venuto il nome di dromeda- 
rio , esteso da Linneo, e da Buffon all' intera specie. Vuh 
questo ruminante rimanersi senza bere sette , o otto gior- 
ni di seguito. Dicesi , che sitibondo s'accorge ov'è acqua, 
anche a grande distanza , e si mette a camminare , per ar- 
rivarvi prontamente. Vuoisi pure far credere, che la mu- 
sica , massime di certi strumenti da fiato , gli sia molto 
grata , e basti per fargli , dirò cosi , dimenticare la stan- 
chezza del viaggio, e per dargli nuova lena . Santi , il quale 
ha dottamente scritto de' dromedarii , che vivono nel ter- 
ritorio di Pisa (i), afferma di aver veduto ne' neonati la 
callosità del petto, e quelle delle gambe. F. Cuvier ha osser- 
vato più d' un dromedario appena uscito dal ventre materno 
nel parco del giardino del Re a Parigi , ed indarno vi ha 
cercato le anzidette callosità. Quest' ultima osservazione po- 
trebbe in qualche modo servire di appoggio all'opinione di 
Buffljn , il quale credette, che tali callosità fossero l'efftttd 
della schiavitù , del modo cioè, onde sono trattati , ed astretti 
a vivere i dromedarii domestici . Fin dalla giovinezza si fanno 
questi inginocchiare, tirandone le gambe con corde, fin- 
ché abbiano eseguito il volere del padrone; indi si mette 
loro addosso un basto fatto in guisa , che non tocchi la 



CO Annales du Mus. d' Hht. Nat. de Paris tom. 17. 



598 
gobba. Da prima si caricano di un peso leggiero ; questo sì 
aumenta a mano a mano , che ne cresce 1' età , e non ne 
sono lasciati del tutto senza anche la notte, quando pren- 
dono riposo. Un dromedario adulto può portare looo- 
I200 libbre di peso, e ciò nulla meno fare 5o miglia il 
giorno per più giorni di seguito . Alcuni sono fin dalla 
prima età avvezzati non a portar grandi pesi, ma a cor- 
rere, ed adulti fanno 70 e più miglia al giorno. Senza 
questo animale i vasti deserti dell'Africa non potrebbero 
essere attraversati delle carovane, e ninna comunicazione 
vi sarebbe fra gli abitatori de' paesi, a' quali sì fatti de- 
serti sono frapposti. Il latte del dromedario è denso ^ as- 
sai nutritivo, e se ne fa burro, e formaggio; la carne 
de' giovani ha biion sapore , né è dura ; col pelo si fanno 
stoffe i la pelle si converte in cuojo ; lo sterco serve di 
combustibile per cuocere le vivande; dalla fuHgine, che 
si forma nell' abbruciare questo sterco , e dalla terra im- 
pregnata dell' urina del dromedario si ricava il sale am- 
moniaco. Ben a ragione adunque il dromedario viene ri- 
sguardato come uno degli animali più utili all'umana 
società, e ne' paesi piani, e di clima non freddo, ov'esso 
può vivere , e prosperare ^ si' cerca di averne numerose 
mandre . 

G-en. 2. Auchenìa , Auchema (i) Illiger. 
Testa conica, e piccola; muso non molto rigon- 



fi) Da ccv')(/iV - cervice^ ed anche collo, llligev ha 
prescelta la seconda significazione . 



599 
fio; laBbro superiore grande, diviso longitudinal- 
mente; occhi grandi, e sporgenti; orecchiette me- 
diocremente lunghe , ristrette , ed sssai aguzjze nel- 
r apice; denti simili a quelli de' camelli , eccetto 
che nella mascella inferiore non vi sono canini; 
collo lungo, sottile, compresso; tronco poco volu- 
minoso ; niuna gobba dorsale formata da sostanza, 
molle; poppe 2 inguinali; gambe alte, e sottili i 
piedi senza lamina callosa , ed indivisa nella pian- 
ta; dita involte nella pelle fin verso l'estremità; 
unghie piccole; coda breve ; corpo in gran parte 
coperto di pelo lanuginoso , e molle , 

Le auchenie somigliano i camelli più die qualunque 
altro mammifero, e come camelli risguardate furono da 
Linneo, da Erxleben ec. , Tiedeman , Cuvier , Geoffroj, 
Dumeril, Desmarets cpn ragione credettero, che se n^ do- 
vesse formare un genere distinto , cui dettero il nome di 
laina , o lacma , cangiato poscia da Illiger con quello , 
che ho adottato. Alcuna volta le auchenie hanno nel pet- 
to, e nelle ginocchia piccole callosità. Vivono in nume- 
ro?! branchi 5 sono assai più deboli de' camelli . Se ne fa 
la caccia per mangiarne la carne , e per averne la pelle . 

Sp. 1. Auchenia Lama, Auchenia Lama, 

(Jamelus Glama Lin. 

Lacma peruana Tied. 

Le Llam,a i le Lama frane. The Olama, the 
Llama ingl. Das gemeine Lama ^ die Kameel zie- 
ge ted. 

Muso alquanto allungato; orecchiette grandi- 
celle, ed a£sai mobili; pelo grossolano, e di color 
vario . 



6oo 
Ménag. da Mus. de Paris ed. in 12. tom. 2. 
p. 3 56. 

Siiaw Gen. Zool. tom. 2. p. 2. pi. i68. fìg. 2. 
Buff. Son. tom. 32. pi. 4- 

Abita neir America , e principalmente nella 
catena delle montagne della Nuova Spagna. 

GÌ' individui selvatici sono per lo più bruni , fra i do- 
mestici ve n' hanno de' bruni maccliiati di bianco, de' bian- 
chi interamente, e de' neri. La lunpliezza degli adulti è 
presso a poco di 6 piedi; l'altezza nelle spalle di piedi 4? e 
mezzo; le orecchiette or sono erette, or rivolte all' innan- 
zi , ora all' indietro . Il Sig. G. Cuvier esaminò lo stoma- 
co di un feto morto nel nascere, e vi trpvò il rumine 
più vasto di tutte e tre le altre cavità prese insieme^ vi- 
de in oltre , che lo stesso rumine aveva nella parte infe- 
riore due sacchi fra loro disuguali; le pareti interne di 
questi erano coperte di cellette cubiche; fra il minore di 
detti sacchi, ed il cardia ve n'era un terzo piccolissimo 
con pieghe , e non già con cellette nell' interna superfi- 
cie . Alcune particolarità notò lo stesso Cuvier nel reti- 
colo , nell'omaso, e nell'abomaso, e furono da lui espo- 
ste nel tomo terzo della sua notomia comparata alla pag. 
398. La figura 7. della tav. xii. del presente volume (i) 
rappresenta il detto stomaco, ed è copiata da quella, 
che ce ne dette lo stesso Cuvier al num. i, della tav. 38 
del tom. quinto dell' opera testé citata . Già da gran tem- 

(i) Let. a, esofago; b, il silo del cardia j ce, il ru- 
inine;A, il reticolo; ce^Vojnaso aperto; ff, V ahomaso 



6oi 
pò il lama domestico in molte parti d' America serve co- 
me bestia da soma; non può portare più di aSo libbre di 
peso ; cammina lentamente , e soltanto ^~5 giorni di se- 
guito , facendo io-f2 miglia il giorno. Col pelo di esso 
si fabbricano cappelli, e stoffe di poco prezzo; la pelle 
serve a far cuojo ec. (3) 



situato dietro V omaso; g, indìzio della separazione fra 
queste due cavità; li, tubercolo situato contro f ori fi-' 
ciò del piloro . 

(3) Li Signori G. Cuvier, Dcsmarets ec. considera/io 
come varietà di questa specie il camelus huanacus, ed 
il camelus araucanus del chiar. Sig. Ab. Molina, adot- 
tati da Gmelin , da Schreber , e da Shaw come spe- 
cie distinte. Chiunque ama di conoscere i caratteri 
distintivi di queste auchenie , consulti la Storia Natu- 
rale del Chili del già lodato Blolina . Illiger , De- 
smarets , ed altri sospettano , che il mammifero chia- 
mato da'* chilesi guemul , o liuemul , ed annoverato 
dalV autore di detta storia nel genere cavallo , chia- 
ynandolo equus bisulcus, non sia, che il lama, o al- 
meno un auchenia. Illiger riflette, che Vidaiiì*€ nella 
sua storia del Chili mette il guemul tra i camelli . Lo 
stesso fece pure f autore del libro intitolato: Compt-n» 
dio della storia geografica , naturale , e civile del Chili . 
Bologna 1776. in S.vo , La figura poi, che nella tavo- 
la terza di questo libro si dà del guemul, lo farebbe 
credere molto somigliante al lama. Vuoisi notare, che 
il chiarissimo Sig. Ab. Molina ci avvila , di non avere ri- 



€02 

Sp. 2. Anchenja Vigogna ^ Auchenia Vìcugna . 

Camelus Vicugna Lin. Gm. 

La Vigogne frane. The Vienna ingl. Das Vi- 
cunna-Lama , Das Schafkameel ted. 

Muso in proporzione più corto di quello della 
specie precedente; labbro superiore meno sporgen- 
te; pelo molle, finissimo, lungo . massime nel petto, 
e neli' esferemità della coda, di un colore più, o 
meno chiaro, e che somiglia quello di rosa trecca 
in tutte le parti, fuor che nella mascella inferio- 
re , eh' è bianco-giallastra , e nel ventre , eh' è bian- 
co . Tav. ]2. fig. J, 

Shaw Gen. Zool. tom. f2. p. 2. pi, 168. 

EufF. Son. tom. 32. pi. 5. 

Abita nelle alte montagne dell'America. 

Non è più grande di una pecora ; per le forme gene- 
rali del corpo poco differisce dal lama. Ha un grido acuto , 
che ripete spesso , e che somiglia il iìscliio di certi uc- 
celli . E" timida, guardinga, e ditficilmente se le può un 
uomo avvicinare. Vive in assai numerosi branchi, corre, 
s'' arrampica agilissimamente sulle roccie , non abbandona 



conosciuto egìi stesso ì caratteri per li quali giudicò ^ 
che il guemul fosse un cavallo , ma bensì essersi atte- 
nuto al racconto di persona riputata intelligente , e sin- 
cera . JS' a desiderare , che un qualche zoologista abbia 
in seguito occasione di esaminare questo mammifero^ 
a fine di togliere ogni dubbio , ed ogni incertezza in- 
torno al medesimo. 



6o3 
mai le montagne, quantunque coperte siano dì nevi, e 
gliiacci. La caccia n' è laboriosissima. Esaminato bene il 
sito eminente ove sogliono stare le vigogne , da' cacciatori 
si stabilisce , e sceglie per luogo della caccia una por- 
zione del medesimo ; mediante una corda se ne cinge i! 
recinto. Nelle strette dove potrebbero le vigogne pas- 
sare, e sottrarsi al pericolo, alla fune si aggiungono strac- 
ci a fine di spaventarle, e farle retrocedere. I cacciatori 
d'ogni lato incalzano i branchi delle vigogne, e tanto 
s'affaticano, che arrivano addosso alle medesime, ed a 
colpi di bastone ne fanno macello. Il pelo è ricercatis- 
simo per tesserne stoffe. Dicesi, che la carne è più sapo- 
rita di quella del vitello (i), 

Gen. 2. Muschio . 3Ioschus (2) Lìn. 
Testa bislunga j compressa ; muso ottuso; estrerai- 

{1 ) Se il paco, o alopaco, com'' altri dicono^ che vi- 
ve principalmente nelle mojitagnc del Perù sia una spe- 
cie distinta dalla vigogna , quale lo considerarono Gme^ 
Un, e ShaW chiamandolo camelus pacos , ovvero una 
semplice Varietà^ come pretende Desmarets ^ non saprei 
io decidere . Certo è , che il pelo del paco ced^ per la 
finezza a quello della vigogna ; il Sig. Ab. Molina ag- 
giunge , che la vigogna , e meno corpulenta del paco, che 
ha il muso più corto , e che queste auchenie non s' accop- 
piano mai insieme ^ quantunque alitino le stesse montagne. 

(2J Da ijf^QS-yo; j vocabolo greco ^ che ha più signifi~ 
catiy e che è stato usato ancora per indicare una sur- 
ta, di odore preziosissimo. 



6o4 
tà del naso alquanto rigonfia , e quasi rotonda ; fori 
elei medesimo laterali; occhi grandicelli ; orecchiet- 
te larghe, di mediocre lunghezza, fra loro vicine; 
incisivi §; niun canino inferiore, 2 superiori , lun.» 
ghi ne' maschi , ricurvi, taglienti nella parte po- 
steriore; molari -j^; collo mediocremente lungo, 
di una giusta grossezza; tronco corto, e non mol- 
to grosso; estremità in proporzione assai alte, sot- 
tili, e svelte; in ogni piede oltre le due vere un- 
ghie, due false nella massima parte delle specie; 
coda breve; pelo corto fragile, e ruvido. 

Gli antichi naturalisti annoverarono alcuni di questi 
ruminanti fra le capre, ed altri fra i cervi. Linneo nel- 
la sesia edizione del suo sistema della natura stabilì il ge- 
nere moscus y nel quale mise quella sola specie, che ci 
fornisce della sostanza chiamata comunemente muschio . 
Brisson cangiò il nome del genere linneano in quello di 
tragulus, e vi rinchiuse oltre la specia anzidetta anche 
le altre a lui note. Linneo a si fatta specie ne aggiunse 
una seconda, e per terza un'antilope, o sia gazella, con- 
servando però il nome generico moschus. Klein, adottò 
un genere tragus , ma diverso assai dal genere di Brisson , 
giacché oltre i traguli del zoologista francese vi fece en- 
trare le capre, le antilopi , e per fino la giraffa. I mo- 
derni zoologisti adottano il genere di Brisson, ma col no- 
me linneano. Agilissime, ed atte a correre, ed a saltare 
sono tutte le specie, clie vi sono comprese. 

Sp. 1. Muschio muschifero, Moschus moschìfe- 
rus Lin. 

Tragulus moschi Briss. 



6o5 

Tragus moschìferus Klein . 

Le Muse frane. The tibetian Musk ingl. Das 
^emeine Sisamthier ted. 

Canini superiori assai lunghi, e che ne' maschi 
escono dalla bocca, anche chiusa; ne' maschi pure un 
sacchettino situato innanzi il prepuzio, e contenen- 
te la sostanza detta muschio; unghie spurie assai 
lunghe; coda quasi nulla. Tav. l3. fìg. 2. 

Pallas spie. zool. fase. i3. tab. 4 , 5, 6. 

Abita nella China, nel Tibet , e nella Siberia . 

Non lia pelo molle, die nell'esterna superfìcie delle 
Orecchiette; quello delle altre parti è duro, quasi al pari 
delle spine sottili . Il colore è variabile. Secondo Pallas 
questo muschio lia il labbro superiore nero nel mezzo , 
bianco nei lati; il mento bianco, e l'interna superlìcie 
delle orecchiette parimente bianca. Nella testa si scorge 
un misto di fosco , e di bianco . Il collo , superiormen- 
te è nerastro , macchiato di bianco ne' giovani , senza 
macchie ne' vecchi ; inferiormente è bianco, con una lar- 
ga fascia nera nel mezzo; nei vecchi però del color bianco 
rimane appena un indizio, giacché la fascia nera s' è allargata 
al segno , che soltanto una piccola striscia bianca stassi 
ai lati della medesima. Il dorso ed i femori sono nerastri, 
ne' giovani con macchie, o striscie bianche, ne' vecchi 
senza tali macchie. Il petto, ed il ventre sono di color 
fosco -nerastro . Raro è di trovare nella Siberia indivi- 
dui aventi la testa, il collo, e le estremità bianche, il 
tronco bianco-giallastro. Sembra , che questa varietà 
sia assai meno infrequente al Tibet . Lo stesso Pallas 
c'insegna, die i canini escon già dalla bocca de' ma- 



6o6 
schi di due anni , e che sono grandissimi ne' vecchi ; 
nelle femmine poi sono sempre corti , e nelle attempate 
ridotti ad una specie di papilla ossea debole, e mobi- 
le. Un altro carattere distingue i masclii dalle femmine, 
ed è che vicino a quella parte dal labbro inferiore a cui 
si sovrappone il canino d'ogni lato, vi ha una verru- 
ca grande , callosa , quasi triangolare , coperta di grosse 
setole, della quale verruca le femmine vanno senza. Ma 
il principale distintivo de' maschi è l'organo, in cui si 
separa , e raccoglie la sostanza detta muschio . Consi- 
ste quest'organo in un saccliettOjO sia follicolo sub-ovale, 
piano là dove è unito al ventre, esteriormente conves- 
so, massime nella parte, eh' è vicina alla testa, più de- 
clive nella parte opposta: nel mezzo poi della superficie 
esteriore è quasi senza peli , mentre è coperto di pe- 
li assai lunghi nelle altre parti. Nello spazio nudo an- 
zidetto vi ha l'apertura esterna del follicolo; vicino ad 
essa verso la coda è situato il foro del prepuzio, dietro 
a questo pende lo scroto; a qualclie distanza è situato 
1' ano , cui sovnncombe un rudimento di coda avente la 
figura di cono, di sostanza molle, ne' giovani peloso, ne' 
maschi adulti affatto nudo (i) . L' interna superficie del folli- 
colo ha molte piccole membranuzze elevate, vicinissime le 
une alle altre, distribuite in guisa, cl)e formano una specie 

(i) La fig. 3. della tav. i3. rappresenta queste di- 
verse partì. A, il follicolo i a, l'apertura esterna del 
medesimo; b, l^ apertura esterna del prepuzio; e ^ lo 
scroto; d, l'ano; e , la coda. 



6qj 
di finissima rete, non però simmetrica. Negli adulti il fol- 
licolo contener suole una dramma e mezzo, ne' vecchi 
più di due dramme di muschio, ne' giovani è affatto vuo- 
to . Le femmine non hanno vestigio del follicolo indica- 
to, bensì tra i femori portan due poppe . La sostanza del 
muschio ha un'apparenza di cerume, è grumosa, friabile, 
di un bruno cupo; nell'esteriore superficie è compatta, 
e con impressioni corrispondenti alle cellette della rete 
del follicolo, internamente sonvi grandi vani , o almeno è 
ass^i porosa. Qual sia l'odore della medesima sostanza, 
e quanto facilmente si propaghi , e guanto duri in que' 
corpi, che lo contrassero, non vi ha quasi chi lo igno- 
ri. Questo ruminante abita negli alti monti , e non 
se ne diparte quantunque vi abbondino le nevi; essendo 
aguzze le unghie tanto vere, che false, ed avendo queste 
in oltre la particolarità di essere oltremodo lunghe, e di 
quasi toccar terra , può il muschio camminare impune- 
mente sul ghiaccio . Mirabile è poi la destrezza ond' esso 
fa salti pericolosissimi per qualunque altro animale, pre- 
cipitandosi da più scoscesi dirupi. E' timidissimo , e fug- 
ge l'uomo appena lo scorge. In novembre, ed in decem- 
bre è pingue più che in altro tempo, e va in amore. 
Allora se ne incontrano numerosi branchi, che da un si- 
to passano ad un altro , ed allora pure accadono fra i ma- 
schi accaniti combattimenti , ne' quali non pochi riman- 
gono feriti da' loro rivali . Le armi usate in queste bat- 
taglie sono i lunghi canini. Non si sa, al dire di Pallas, 
quanto duri la gravidanza; alcuni affermano, che non oltre- 
passi i cinque, o sei mesi. In ogni parto ordinariamente 
viene in luce un sol figlio, e talora due. Sembra certo che 



6o8 
in inverno si clLl questo rnminante dilicheni, in altra sta- 
gione anche di radici . Alcuni credettero, che i lunghi cani- 
ni fossero gli strumenti ad esso necessarii per estrarre dalla 
terra le piante, onde si nutre. Ma se si rifletta, che nelle fem- 
mine sono tali denti molto più brevi, si deve credere, che 
non abbiano né tampoco ne' maschi il teste indicato uffizio . 
L'animale del muschio preso anche piccolo conserva lunga- 
mente la natia selvatichezza, e spesso si ostina di non 
mangiare, e muore d'inedia. La caccia, che se ne fa è 
assai laboriosa; giacché codesti animali oltre l'essere attis- 
simi a saltare, sono pure molto accorti nell' evitare i pe- 
ricoli , e nel sottrarsi agli aguati . Pascano a nuoto un 
torrente anche rigonfio, ed impetuoso. Tutta l'arte de' 
cacciatori consiste nel chiudere le strette per le quali 
potrebbero i muschi fuggire , e nel tendere ivi nume- 
rosi lacci , o nel collocarvi trappole . La carne de' giova- 
ni dicesi buona, la pelle si vende a discreto prezzo; non 
così il follicolo de' maschi adulti , il quale viene pagato 
assai bene. Essendo il follicolo de' muschi della Siberia 
poco ricco di sostanza aromatica, si pospone a quello de' 
tibetani, che ne suol essere quasi ripieno. Anche la qua- 
lità di detta sostanza è sovente inferiore ne'siberiani. Al- 
quante frodi si fanno da' mercanti , onde sostituire ne' fol- 
licoli alla sostanza aromatica altra di niun valore, che ne 
abbia contratto 1' odore . I compratori adunque debbono 
stare accorti , e fare le necessarie prove per assicurarsi 
dalla legittimità della medesima. 



609 

Sp. 2. Muschio pigmeo , Moschus pygmaeus Lia. 

LeChei'rotain fran. The pygmy Mush ingl. JDas 
Zwerg-Bisamthier ted. 

Muso alquanto aguzzo; canini aguzzi, che nel 
maschio sortono dalia bocca , quantunque chiusa ; 
orecchiette rotondate all'estremità; gamhe assai 
alte, ed oltremodo sottili; niun' unghia falsa; co- 
da breve; pelo rosso-cupo nelle parti superiori, 
con certi indizi di fasce, più chiaro ne' lati, bian- 
co nella gola, nel petto, e nel ventre. 

Shaw Gen. Zool. tom. 2. p, 2. pi. 127. iig. 2, 

Abita neir India orientale . 

Non è plìì grande ài una lepre, fa salti prodigiosi; 
a quel che pare non può correre lungamente . Vive sol- 
tanto ne' climi caldissimi. La carne è tenuta in gran 
pregio dagl'indiani. In verun de' due sessi di questa spe- 
cie si trova il follicolo del muschio (i). 



(i) Tre altre specie tuttora poco conosciute sono in- 
dicate neW artìcolo Chevrotain del N. Dict. d' Hist. Nat. 
ed. 2. Sembra , che né anche in queste sì trovi il fol- 
lìcolo del muschio» 



6io 

FAMIGLIA SECONDA 



De' DlTTEROCERl (l). 



c 



orna coperte di pelle , almeno allorché 
spuntan fuori , e durante il primo accrescimento. 

Chiunque insieme confronti i due generi della pre- 
sente famiglia si persuaderà facilmente , tale essere la di- 
stanza fra di essi, che ve ne potretbero , assolutamente 
parlando,, stare molti altri frammezzo. Sino ad ora però 
non si sa, che questi generi intermedii abbiano giammai 
esistito . 

Gen. 1. Cervo, Cervus (2) Lin. 

Testa bislunga, non molto grande; corna sen- 
za cellette, e senza vani interni, peduncolate , da 
prima coperte di pelle vellutata; indi senza pel- 
le, più, o meno ramose, caduche; nella massima 
parte delle specie le femmine ne vanno senza ; 
muso ottuso; fori delle narici ovato-acuti , e la- 
terali; occhi di una giusta grandezza; orecchiet- 
te larghe, più, o meno lunghe; niun incisivo su- 
periore; 8 inferiori, neif estremità larghi e ta- 
glienti; in qualche specie un canino in ogni la- 
to della mascella superiore; niuno nell' inferiore ; 



(i) Da ^iP^epó'j)- copro di pelle ^ e da jcépx; -corno. 
(2) Vocabolo, del quale fecero uso gli scrittori latini 
per indicare il cervo comune. 



6lT 

1^5 collo mediocremente lungo, così pure 
il tronco; 4 P'^'Ppe i'«l ventre; estremità più, o 
meno alte, e svelte; false unghie, quando vi sia- 
no j brevi} coda corta. 

La base delle corna de' cervi , o sia 11 peduncolo ha, 
generalmente parlando ^ la figura di un cono troncato. E* 
questo persistente, e nell' estremità di esso , allorché spun- 
tan le corna , formasi da prima un tubercolo , il quale 
Cresce , e s' allunga a mano a mano . Non solamente que- 
ste giovani corna sono coperte dalla pelle , ma sono in ol- 
tre molli , e ricche di vasi sanguigni , si che pungendola 
nVsca il sangue. La parte, che comparve la prima acqui- 
sta durezza innanzi alle altre . Col crescere delle corna 
si obliterano i vasi sanguigni della pelle, la quale già so- 
verchiamente distesa, addiviene arida, si fende, e si stac- 
ca dalla materia ossea sottoposta. Le corna, clie si for- 
mano dopo la prima muta hanno la parte inferiore cir- 
condata da una sorta di corona , cioè da un cerchio 
osseo tubercoloso. Il peduncolo anzidetto, da cui si 
staccano le corna allorché cadono, è in molte specie assai 
breve, in altre è lungo pii^i delle corna medesime. La fi- 
gura di queste è varia secondo le specie , e secondo V età 
degl'individui, che ne sono forniti. Una gran parte de* 
cervi ha seni lagrimali , cavità cioè formate dalla ripie- 
gatura della pelle un po' al disotto degli occhi , nelle 
quali si raccoglie certo umore giallognolo , che a mano a 
mano n'esce. Nutronsi di piante, ed amano a preferenza 
i germogli degli alberi, e degli arbusti . Per natura sono 
miti / c[uando però vanno in amore i maschi di alquaE* 

39 . 



6l2 
te specie vengono presi da una sorta eli furore , e vi- 
brano calci contro chi lor s'appressa. Alcune specie so- 
no monogame , altre poligame. Le femmine in ogni parto 
danno in luce ordinariamente due figli; quelli delle spe- 
cie monogame sogliono essere di sesso diverso, e legati in- 
sieme da sì forti vincoli di amore , che spontaneamente 
r uno daìr altro non si divide giammai. Molte specie del 
j)resente genere sono abbastanza conosciute; trattando ora 
delle principali seguo le tracce del Sig. Blainville (i), e 
separo quelle, che l)anno un breve peduncolo delle corna 
dalle altre , che lo hanno assai lungo . 

* A peduncolo delle corna breve. 

Sp. 1, Ci^rvo Alce 3 Ceri'us Alces Lìti. 

U Elan frane. Tlie Eik ingl. Das Elennthier ^ 
'eìer Elenn Hirsch ted. 

Testa assai bislunga, alquanto compressa; corna 
ne' soli maschi; quelle degli adulti quasi immedia- 
tamente dopo il peduncolo dfprfsse,e laminari , più> 
o meno larghe con 3- J2 digitazioni, o sia rami co- 
nici nell orlo esterno; muso tutto peloso; labbra gran- 
di, e pendenti; orecchiette grandi; collo breve , ed 
alto, superiormente declive verso la testa; spalle 
elevate; gambe assai alte, e sottili; unghie false, 
brevi ; coda brevissima ; pelo rigido , lungo , di 
color vario secondo 1' età, ne' vecchi per lo più 
bruno . 

Buff. Son. tom. 3o. ]i\. 4. 



(i) Bulletìn de la Société Philomatique an, 1S16. 
pag, 76. 



6i5 
Sliaw Gen. Zool. tom 2. pi. ]7'4' 

Abita ne' siti Lassi, ed umidi de' paesi set^en- 
trionali dell'uno, e dell'altro continente situati di 
xjua dai cerchio polare . 

La testa ha qualche somiglianza con quella de' caval- 
li . L'angolo inferiore degli ocelli è continuato in un lun- 
go solco , cioè in un lungo seno lagriniale . G. E. Gi- 
liLer (i) delle alci della Lituania scrisse, che quando 
esse hanno pochi mesi di età, il pelo è giallo-grigio j 
che tutto giallo è in quelle di un anno ; che nel finire 
del secondo anno il pelo comincia ad imbrunire, e clie 
negli individui adulti è di color di marrone, ne' vecchi 
dello stesso colore misto al grigio , a cagione di un buon 
numero di peli grigi più lunghi degli altri , sparsi per 
tutto il Corpo . Il colore delle unghie è perfettamente ne- 
ro . Le corna de' giovani sono semplici , cioè senza rami , o 
digitazioni , quasi cilindrirhe; quelle degli aduiti sono tanto 
più grandi , larghe, e depresse, e con un numero di ra- 
mi tanlo maggiore, quanto più grande n' è l'età (2). 
L'alce va in amore ne' mesi di settembre, e di ottobre j 
la gravidanza dura 6-7 mesi; in ogni parto, che ordina- 
riamente accade sul principio di maggio , nascono 1-2 
figli , rare volte 3. In maggio spuntar sogliono le nuove 
corna de' maschi, le vecchie caddero in autunno dopo i'ac- 



(i) Opuscula Plì^tologico-zoologica pag. 80, e seg. 
(2) Lafig.8. della tav. 12. rappresenta il corno ii- 
niitro di un' alce già adulta . 



6r4 

coppiamento ; sul finir di agosto le hanno già compiute. 
Vive l'alce in branchi; nella buona stagione mangia i ger- 
mogli , ed i giovani rami de' pioppi , delle betole, e de' ti- 
gli , in inverno alcuni licheni. Durante il calore estivo è 
molestata dagl'insetti parasiti : per liberarsene si getta ne' 
laghi, e vi riman lungo tempo, agitando quasi di conti- 
nuo la testa, che tlen sollevata, e sopra l'acqua. Va di 
trotto sì rapido da poter fare 5o 60, e più miglia ogni 
giorno. Allorché cammina le due unghie di ciascun piede 
urtano 1' una contro dell'altra, e producono un rumore 
simile allo scricchiolare. Ha un odorato squisito, ed a lei 
bastevole per accorgersi , che le viene in verso un cane , un 
uomo ec. quantunque noi vegga, e ne sia tuttora distante. 
I maschi osservati da Gilibert non avevano la prominenza 
carnosa della gola , che Linneo credette comune a tutti 
gl'individui, e considerò come uno de' caratteri specifici . 
Né Buffon la trovò tampoco in una femmina, che fu da 
lui accuratamente descritta. E' l'alce grande quanto un 
cavallo, e talvolta anche più. Se ne mangia la carne 
da' popoli del settentrione, i quali la salano, e la ser- 
bano per nutrirsene in inverno. La pelle oltremodo gros- 
sa serve a fare strati, su cui dormire. Nella caccia della 
medesima si adoperano le armi da fuoco , ì lacci , le trap- 
pole ec. investita da presso cerca di difendersi co' calci. 
I selvaggi del Canada, die danno all'alce il nome di on- 
ginal l'uccidono colle frecce. Si addomestica, talvolta 
addiviene mite , e docile , e mostra un certo attaccamen- 
to al padrone , 



6i5 

Sp. 2. Cervo Rangifero , Cer{>us Tarandas Lin. 

Le Rhenne frane. IVze Rein Deer ingl. Da$ 
Rennthier , der Rcnn-Hìrsch tect. 

Testa ben lunga; corna in ambo i sessi, negli 
adulti quasi fin dalla base divise in due rami princi- 
pali, rotondati 5 l'uno disteso sopra la testa, l'al- 
tro rivolto verso il collo, e le spalle; ognuno de* 
suddetti rami suddiviso in altri minori, e nell'e- 
stremità palmati; orecchiette mediocri; muso tutto 
peloso; collo non molto grosso, e di mezzana lun- 
ghezza; spalle un po' elevate; ventre alquanto gros- 
so; estremità ben proporzionate al tronco; coda, 
brevissima; pelo lungo, massime nella parte infe- 
riore del collo , di color vario secondo la stagione, 
in estate grigio-fulvo nelle parti superiori, bian- 
castro nelle inferiori ; in inverno ordinariamente 
fosco nelle parti superiori j bianco nelle inferiori. 
Tav. Xll. Rg. 2. 

Euff. Son. tom. 3o. pi. 5. fig. 2. 

Shaw Gener. Zool. tom. 2, p. 2. pi. 176. 

Abita ne' paesi settentrionali dell'uno, e dell'al- 
tro continente , che sono al di là del cerchio polare. 

Il naso è assai largo, e peloso fin dentro le narici, 
le quali sono fra loro assai distanti ; non vi ha alcun fo- 
ro nelle palpebre superiori , coni' è stato detto da Pontop- 
pidan , e da altri scrittori ; le corna delle femmine sono 
più piccole, e meno ramose di quelle de' maschi; talvol- 
ta anche in questi hanno esse pochi rami ; sempre però vi 
si trovano i due principali i la mascella superiore ha un 
canino per ogni lato. Afferma Camper (i) , che un canale 

(i) Oevrcs tom, 2. /». 358' et suiv. 



e<6 
conico stassi fra 1' os?o ìoìcle, e la carlilacine tiroidea ilei 
rangifpro , e che il detto canale s'allarga per gradi, ed 
addiviene un sacco membranoso sostenuto da due muscoli 
proprii : l'apertura di questo sacco è nella laringe sotto la 
radice dell'epiglottide. Allorquando l'aria vien espirata 
con qualche forza, a cagion d'esempio nella circostanza 
ài muggire, l'aria stessa entra nel detto sacco, lo gonfia, 
e produce una prominenza considerevole nel corrispondente 
sito del collo. Lo stesso Camper ha in oltre osservato , che 
talvolta l'estremità di un'unghia posa sull' estremità del- 
l'altra, tal' altra volta le due unghie sono, dirò così, al 
suo luogo. Sapponendo adunque , che il rangifero mo- 
vendosi faccia successivamente nell' indicato modo can- 
giar situazione alle unghie con qualche violenza , s' in- 
tende il percliè quando esso cammina, anche a qualche dì- 
stanza si ode un certo scricchiolamento . I maschi perdono 
3e corna dopo gli amori, cioè sul finire di novembre j le 
femmine dopo che hanno partorito , cioè in maggio , e 
se non siano pregne in inverno. Anche i maschi castrati 
mentre avevan le corna, le mutano, ma un poco più tar- 
di , cioè al rinnovarsi dell' anno . Il pelo del dorso è assai 
fragile, lo è meno quello del rimanente del corpo: i gio- 
vani d'un anno sono di color rosso misto al giallo. Nu- 
tresi nella stagione mite di germogli^ di foglie, e nell' in- 
verno del lichene, così detto rangiferino , e tale è la finezza 
dell'odorato di questo cervo, che si accorge ove sia untai 
lichene, quantunque abbondante neve lo ricopra. Nell'A- 
merica settentrionale i tarandl chiamansi carihous , e 
se ne incontrano branchi di più migliaja , i quali ne' me- 
li di marzo , e di aprile dal sud vanno verso il nord 



6ij 
per ritornare ìn<3ietro all'autunno . Il numero ^e'rangiferi 
selvaggi è assai minore In quelle parti dell'antico con- 
tinente , ove gli uomini ne hanno rendute domestiche 
le generazioni , in guisa da ritrarne grandissima uti- 
lità. I lapponi più ricchi , a cagion d'esempio, ne posseg- 
gono mandre numerose, dalle quali ricavano un profìtto 
maggiore di quello , che ai nostri pastori rendono le pe- 
core . Col latte fanno formaggi; mangian la carne; 11 san- 
gue , ed il midollo conservato in barili serve loro a far 
brodo ; i visceri tutti vengono da essi conditi , e preparati 
in varie guise; le vesciche urinarie fanno le veci di fiaschi 
per conservarvi dentro i liquidi ; colle corna preparano 
una gelatina molto usata nella loro medicina, colle pelli 
de' giovani rangiferi fanno abiti , calzoni , e calze; ira 
mancanza di altre fila servonsi de' tendini per cucire} 
delle ossa lavorano cucchiai, ed altri utensili. I ran- 
giferi più robusti si domano, e si avvezzano o a stra- 
scinar certe slitte chiamate pulche ^ correndo velocissima- 
mente , ovvero a portar pesi, non però molt? gravi (i). 
Laonde questo cervo fornisce i lapponi di tutto quasi il 
bisognevole . Anche i cariaci servonsi de' rangiferi per 
strascinare le loro slitte. Gli esquimali, i groenlandesi ec. 
si contentano di farne la caccia con lacci, o con frecce, 
ed al presente anche con armi da fuoco, a fine di mangiar- 
ne la carne, e di avere la pelle, di cui si vestono. La 
lunghezza ordinaria del rangifero è di 4*5 piedi , l'al- 
tezza presa dalle spalle di piedi 3-3 ^. 



(0 Vedi Linn. Auioen, acad. tom. 4- jP» ^^^* 



IJ( 



S'p. 3. Cervo Daino , Cervus Dama Lin. 

Le Dain frane. The Fallow Deer ingl. Def 
Dam-Hirsch ted. 

Tpsia non niolfo bislunga; muso nudo, e glan- 
duloso; seni lagrimaii; corna ne' soli maschi; quel- 
le dogli adulti divergenti, rotondate fin verso l'a- 
pice; questo depresso, e palmato; nella parte ro- 
tondata alcuni rami per lo più semplici, o sia 
digitazioni; estremità alte; unghie false corte; 
coda non brevissima; pelo alquanto molle; nell'esta- 
te ordinariamente il dorso, ed i fianchi bruno fulvi 
con n)acchie bianche ; la linea media del riorso ne- 
ra , non interrotta ; il ventre bianco; la coda supe- 
riormente nera, inferiormente bianca, le natiche 
bianche , con una fascia longitudinale nera nel lato 
esterno: colore vernale per lo più bruno colie na- 
tiche bianche, orlate di nero. 

Geoffr. , et F. Cuvier Mammif. livr. pi. 6. 

Shaw Gen. Zool. tom. 2. p. 2. pi. 178. 

Buflf. Son. tom. 24. pi. 7. 

Abita quasi in tutte le parti d' Europa . 

Allorquando il dorso, ed i fianclii sono bruno-fidvi, 
e macchiati di bianco, la testa ègrigio-rossigna , cosi pare 
il collo superiormente, e ne' lati ; la gola , e le parti inferiori 
del collo sono bianche; l'esterna superfìcie delle cosce è 
Bruno-fulva macchiata di bianco; grigio-rossigne sono le 
gambe. Alcuni peli somigliano una lanugine grigia . I gio- 
vani di questa razza fulva sono macchiati dal loro nascere. 
JVel secondo anno i maschi hanno corna semplici, e sono 
atti a propagare la specie ; nel terzo anno le corna co- 
minciano ad essere palmate t Vanno esse soggette ne' diver- 



€i9 
ji individui a molte variazioni , e talvolta l'estremità in vece 
di essere distesa è ripiegata (i) . Anche per riguardo al colo- 
re del pelo si conosce una varietà rimarchevolissima, il 
daino cioè comunemente detto nero, in cui tutto il corpo 
è superiormente hi uno-nerastro, inferiormente hruno-chia- 
ro ; brune son pure le natiche: sovente nelle parti supe- 
riori di esso non apparisce disuguaglianza alcuna del co- 
lore bruno/ talvolta però si scorgono gì' indizj di macchie 
bruno-chiare. Il Sigfior F. Cuvier ci dà per cosa certa, 
che i giovani di questa razza non hanno macchie di 
sort' alcuna (2). Anche i daini contraggono quella ma- 
lattia, che dicesi albinismo, ed allora hanno tutto il cor- 
po bianco, e gli occhi rossi. Gli amori accadono in an- 
tunno ; i maschi durante un tal tempo si battono fra 
loro , non sono però molto furiosi , ragliano ma con voce 
bassa; poco dopo 1' accoppiamento cadono loro le corna ; le 
femmine vivono co' maschi in poligamia; rimangono gra- 
vide otto mesi circa; in ogni parto nasce un sol figlio, 

anche due; la madre ne ha moltissima cura. Il daino 
preferisce i siti, ove frequenti sono le piccole collinette, 

1 grandi signori amano di averlo ne' loro parchi, per far- 
ne la caccia. Se molti siano gl'individui colà rinchiusi 
si dividono, dirò cosi, in due fazioni ; ognuna di esse ha il 
suo capo , il quale la guida nelle battaglie contro la fazio- 



(i) Una di tali corna è rappresentata nella tav. 12, 
al num. 5. 

(2) Vedi la figura di questa varietà ncW opera più vol- 
te citata: GeofTr. et F. Cuvier Mauunif. livr. 12. pi. 4* 



^20 

ne contrarla ; fall combattimenti sì fanno con tin certo 
ordine, e spesso si rinnovano; le armi principali usate ne* 
medesimi sono le corna, e le unghie de' piedi anteriori. 
La carne de' giovani da alcuni viene mangiata ; la pelle ha 
qualche prezzo, cosi pure le corna. Si crede, che il dai- 
no viva 20-2 5 anni : ordinariamente è alquanto più pic- 
colo del cervo comune. 

Sp. 4- Cervo indiano, Cervus Axis Lin. 

Le Cerf de V Inde ^ V Axis frane The Spotted 
\Axìs ingl. 

Testa un po' più lunga , muso alquanto più a- 
gnzzo, che nella specie precedente; le forme delle 
altre parti del corpo assai somiglianti a quelle del- 
le specie medesima; corna nel solo maschio, e ro- 
tondate ^ con un ramo anteriore vicino alla base j e 
con due altri disuguali all'estremità; pelo d'ogni 
etagione nel dorso, e ne' fianchi fulvo con macchie 
Lianche ; nelle parti inferiori del collo, e del ven- 
tre perfettamente bianco; una linea nerastra lungo 
il mezzo del dorso, interrotta da macchiette bian- 
che ; macchia nerastra fatta a ferro di cavallo nel- 
la fronte; natiche quasi dei tutto rossigne , e senza 
fasce nere laterali; coda superiormente fulva. 

Shaw Gen. Zool. tom. 2. p. 2. pi. l8o. Rg. 3. 
(il maschio). 

Ménag. du Mus. d' Hist. Nat. de Paris ed. in 
12. toni. 2. pag. 99. (la femmina). 

Geoffr. et F. Guvier livr, 8. pi. 6. ( la femmi- 
na). 

Abita nel!' Asia meridionale . 



621 

Questo cervo conserva sempre lo sles3o colore, quan- 
tunque muti il pelo due volte ogni anno. E' grande 
presso a poco come il daino; nel modo di mangiare, e 
di combattere somiirlia il cervo comune. La voce di esso 
è un piccolo abbajare, houi ^ houi , che fa sentire princi- 
palmente quand' è molestato. Vive, e si propaga anche in 
Europa ne' parchi frammisto a' daini, ed a' cervi; si uni- 
sce talvolta ai primi , e produce ibridi : due femmine del 
parco del Museo di Parigi sovente contorceano il colTo 
al segno, che la gola riguardava al cielo; alcuni indi- 
vidui del parco del principe di Grange non volevano 
mangiare, a cagion d'esempio, il pane, nel quale uno 
avesse alitato ; tant' era in essi la squisitezza dell' odoralo. 
Non è certo, che l'animale denominato da Plinio Jxis, 
sia in realtà la specie, di cui ora si tratta, giacché, come 
riflette benissimo il Sig. G. Cuvier , Plinio (i) ci disse sol- 
tanto, che VAxis avea la pelle simile a quella di un 
cervo comune anche giovane, e che le macchie erano di 
un bianco più perfetto, ed in maggior numero; ciò che 
non basta per riconoscere nell' Axis di Plinio la presente 
specie. Gl'indiani mangiano la carne di questo cervo , e 
la conservano salata , o ben bene diseccata . 



(r) Ecco le parole di Plinio: In india ... ftn-a nomi- 
ne axin, hinnulei pelle, pluribus candidioribusque ma'» 
Gulis. Hist. Nat. Uh. 8. cap. 2i, 



622 

Sp. 5. Cervo comune, Cervus Blaplius Liti. 

Le Ce//' frane. The Stag ingl. Der £tì?e/ HirscH 

Muso un po' più largo , e più breve di quello 
della specie precedente; collo in proporzione più 
grosso di quello del daino; ordinariamente un ca- 
nino in ogni lato della mascella superiore ; corna 
ne' soli maschi, rotondate, e con molti rami; co- 
da più breve di quella del daino; pelo in qualun- 
que stagione fragile, e secco; l'estivo degli adulti 
jjer lo più fulvo bruno, con una linea nerastra 
longitudinale nel mezzo del dorso; vicino ad ognun 
de' lati di essa una fila di piccole macchiette fulvo- 
pallide ; coda di questo stesso pallido colore; così 
pure le natiche, il lato esterno delle quali ha una 
fàscia longitudinale nerastra; pelo d'inverno gri- 
gio-nerastro, più chiaro nelle parti inferiori, grop- 
pone fulvo-pallido ; così pure la coda, e le natiche, 

Geoffr. et F. Cuv. Mammif. livr. i3. pi. 4. (il 
maschio col pelo d'inverno); pi, 5. (la femmina col 
pelo d'estate, ed un giovane lattante). 

Buff, Son. tom. 24. pi. 4- (^' maschio) pi. 3. 
num. 1. (la femmina), nura. 2, (il giovane). 

E' indigeno dell'Europa, e dell'Asia temperata. 

Il cerbiatto anche quand' è rinchiuso nel ventre ma- 
terno lia il dorso, ed i fianclii di color fulvo-Lruno con 
macchie Lianclie , sparse; le naticlie sono in esso pure di un 
fidvo assai pallido. Alla fine del primo semestre nei maschi 
cominciano ad essere prominenti le due basi delle corna; 
alfelk circa di 9 mesi l'uno, e l'altro sesso non ha più 
macchie, poco prima erano esse addivenute tutte giallognole . 
Compiuto l'anno spuntano i rudimenti molli , e gelatinosi 



625 

^alle corna , le quali a poco a poco crescono , ed indu- 
riscono. Soltanto le prime non hanno rami, e la base di 
esse non è coronata ; negli anni seguenti le corna si rin- 
novano fornite di due, o tre rami semplici rivolti all' in- 
nanzi , più, o meno distanti dalla base, e di altri ra- 
mi verso l'estremità formanti biforcazioni, che seguonsi 
a breve intervallo, il numero delle quali è maggiore, o 
minore, secondo che il cervo ha più, o meno di età. 
Le corna cadono sul finire d'inverno, o in primavera; 
i vecchi le perdono più presto de' giovani j poco dopo 
spuntano i rudimenti delle nuove, le quali sono compiute 
al finir dell'estate. Il colore è più carico, quanto mag- 
giore è l'età ,• i cervi assai vecchi hanno in oltre i peli 
del collo molto lunghi . Si danno pure alcune variazioni 
dipendenti da tutt' altro, che dall'età; fra le quali vi ha 
quella de' cervi affatto bianchi per malattìa. Ognun de' 
peli è attaccato alla pelle mediante un peduncolo sottile, 
è rigonfio alquanto nel mezzo , ed internamente poroso 
a guisa di spugna . Va in amore ne' mesi di ottobre , 
e novembre, ed allora furiosi oltremodo sono i maschi, 
j quali ragliano spesso , si battono fra loro , e dima- 
griscono assai . Le femmine dopo una gravidanza di 8 mesi 
circa danno alla luce ordinariamente un sol figlio , che 
fin da prima ha gli occhi aperti , può reggersi in piedi , 
e camminare, e di esso ha la madre un'amorosissima 
cura . Durante la buona stagione i cervi comuni per- 
corrono solitarii i boschi, e le campagne, ed i maschi por- 
tano sovente la testa bassa a fine di evitare l'urto delle 
corna ancor tenere, e dilicate contro i rami degli alberi. 
Nell'inverno maschi, e femmine vivono uniti in branchi. 



624 
La caccia de' cervi comuni si fa da grancli signori ac-- 
compagnati da nujiieroso seguito ; molte regole ne sono 
State già stabilite, ed è addivenuta un'arte, clic ha il 
proprio linguaggio. La lunghezza degli adulti misurati 
dall'estremità del muso sino alla base della codaèordina- 
liamente di piedi 6, e qualche pollice; l'altezza di piedi 
3, e mezzo circa. Ve n'ha in Corsica una varietà molto 
più piccola. Le gambe poi sono in proporzione più corta 
ne' cervi, che abitano le montagne aride, e deserte, che 
in quelli delle pianure, e delle verdi, e ridenti colline. 
La carne de' giovani ha buon sapore; colla pelle si fa un 
cuojo dì molta durata ; le corna servono per diversi lavo- 
ri, anche di torno, e dalle medesime i farmacisti estrag-» 
gono alcune sostanze riputate utili nella medicina. 

Sp. 6. Cervo Capriolo, Ceivus Capreolus Lin. 

lue Cìiei'vcuìl cC l^urope frane. The Common 
Roe ingl. De/ Reh-Hirsch ted. 

Testa in proporzione più corta; muso più aguz- 
zo che nella specie precedente; niun seno lagri- 
snale ; orecchiette in proporzione molto più lun- 
di quelle del daino , e del cervo comune ; niun cani- 
no; corna ne' soli maschi, brevi, con u ramo, o 
digitazione anteriore, talvolta con qualche ramo 
posteriore, nell'apice divergenti, e biforcute; coda, 
brevissima; pelo d'estate lùlvo carico nelle parti 
superiori della testa, bianco nel mento; fulvo, o 
rosso chiaro nel collo, nel dorso, e ne' fianchi, 
giallo-biancastro nel ventre; fulvo-chiaro nelle gam- 
be; pelo d'inverno bruno, più chiaro nel mento, e 
nelle parti inferiori del tronco, con una luaccliia 
pallida nel groppone. 



625" 
Buff. Son. tom. 24. pi. 8. 

Abita ne' hosclii delle montagne dell' Europa 
temperata. 

Il capriolo ha le forme del corpo più eleganti , e più 
svelte di quelle del cervo comune ; gli occhi sono più vi- 
vaci . Il pelo del medesimo è liscio. Non vive in branchi, 
ma in famiglie composte del padre, della madre, e de' ii- 
^liuolini . Va in amore sul £nire di ottobre, allora i ma- 
schi scacciano i figli già grandicelli , i quali finiti gli a- 
mori del padre, che durano soltanto i5 giorni , tornano a 
riveder la madre , trattengonsi qualche tempo con essa , 
indi si separano per formare una nuova famiglia a qualche 
distanza del sito ove nacquero. Le femmine vicine a par- 
torire si allontanano da'' maschi , ritirandosi nel più folto 
de' boschi , e dopo una gravidanza di mesi 5 e mezzo , danno 
in luce ordinariamente due figli di sesso diverso, che ri- 
mangono uniti per tutta la vita; la madre cerca di ascon- 
derli , e si espone a più gravi cimenti , allorché s' accor- 
ge, che un uomo , o qualche fiera li vorrebbe rapire. Alla 
fine del primo anno spuntan ne' maschi le prime corna, 
clie sono semplici: addivengono esse per gradi più ramo- 
se neqli anni seguenti; d'ordinario il numero de' rami 
d'ognuna non è maggiore di cinque. Sul finir dell'au- 
tunno esse cadono, si rifanno in inverno. La lunghez- 
za di tutto il corpo è quasi di 4 piedi ; l' altezza di pie- 
di 2, e mezzo, la lunghezza delle corna di 6-8 pollici. 
Si addomestica. La carne, massime di quelli di un anno, 
o di un anno, e mezzo è buonissima. Se ne fa la caccia 
quasi colle stesse regole di quella del cervo. 



626 

** A peduncolo delle corna lungo. 

Sp, 7. Cervo Muntjac, Cen'us Muntjac GmeL 

Le Chei'reuil des Indes j le Muntjac franc^ 
Rib-Jaced Deer ingl. 

Porma generale della testa simile a quella del 
capriolo 5 soltanto il muso un po' più aguzzo; un 
gran seno lagrimale sotto ciascun occhio; pedun- 
colo delle corna molto più lungo di esse, coperto 
di pelle; corna inferiormente coronate, liscie, a- 
venti un ramo anteriore a poca distanza della 
Jbase; in ogni lato della mascella superiore un 
lungo canino, 1' apice del quale esce dalla bocca 
quaxitunque chiusa; collo, e tronco presso a poco 
come nel capriolo , estremità in proporzione meno 
elevate; unghie false brevissime; coda assai cor- 
ta, ma larga) colore generale grigio-bruno, più 
chiaro nelle parti inferiori, che nelle superiori; 
biancastro nel disotto del collo, e della coda j non 
che neir interna superficie delle cosce. 

jBuff. Son. tom. 24. pag. 184. fìg. l. 

Abita nell'Asia meridionale. 



Questa singolarissima specie fu osservata viva a Am- 
sterdam da AUamand, il quale la descrisse con molta esat- 
tezza. I peduncoli delle corna hanno un'origine comune 
alla distanza di due pollici dall'estremità del muso ; sepa- 
randosi formano un angolo di circa ^o gradi ; ascendono 
poscia lungo gli orli della testa , e giunti alla sommità 
della medesima si elevano perpendicolarmente . In tutto 
questo tratto sono coperti dalla pelle, la quale vedesi 
sollevata là dove questi peduncoli sono attaccati alle sot- 
foposte ossa, del cranio 5 nel mezzo dtlla fronte , fra i due 



627 
peJ^ncoli la pelk è elastica , e piagata ; nelle cavità 
delle pieghe scorgesi una sostanza glandulosa , che sepa- 
ra una materia untuosa. Ne' lati del labbro inferiore vi 
ha un piccolo scavo destinato a ricevere 1 estremità del 
canino superiore. La lingua è tanto lunga, che serve 
a pulire non solamente i seni lagrimali , ma eziandio gli 
occhi . I peli della maggior parte del corpo sono blan- 
dii dalla radice sino alla metà, di color bruno più , o me- 
no carico nel resto della loro lunghezza: l' individuo vedu- 
to da Allatiiand era maschio; ne' mesi di marzo, e di 
«prile andò in amore ; mori in inverno; in tutto il tem- 
po in cui visse in Amsterdam conservò le corna. La lun- 
ghezza totale del corpo presa dalla punta del muso sino alla 
fcase della coda era di 2 piedi , e 7 pollici: 1' altezza pre- 
sa dalle spalle di i piede, e 4 pollici; la lunghezza tota- 
le del peduncolo delle corna di 8 pollici , qiulla del cor- 
no sinistro di pollici 3 , del corno destro di pollici 2 , e 
mezzo. Era questo cervo assai damestico, non voleva per® 
essere toccato da persone , che non conoscesse; mangiava 
pane, radici, ed erbe. Il Sig. G. Cuvier afferma, che al 
Ceilan , ed a Java se ne incontrano branchi non per» 
lìiolto numerosi (1) (2). 

(i) A^on poche altre specie sono descrìtte neW arti'* 
colo Cerf del N. Dict. d' Hist. Nat. ed. 2. 

(2) Ossa fossili di alquante specie di questo genera 
più, o meno differenti da quelle , che vivono oggidì son^ 
state trovate in varii paesi . Ne abbonda il Valdarn(9 
superiore nella toscana ^ ne ha pure il territorio sanese^ 



628 

Gen. 3. CamellopardOj Camelopàrdalìs (i) Lin. 
Gmel. 

Testa piccola in proporzione di tutto il cor- 
po ; muso ottuso; narici laterali; labbro superio- 
re assai grande 5 e dio ricopre l'inferiore; occhi 
grandi; orecchiette mediocri; corna brevi ^ non cur- 
vate , cilindriche , sempre coperte di pelle, non ca- 
duche ; niun canino; molari \vi\ collo cccessivamen" 
te lungo; parte anteriore del dorso assai più aita, 
e più grossa della posteriore; 4 poppe inguinali j 
estremità alte, non molto grosse; piedi con due un- 
ghie vere rotondate; niun* unghia falsa i coda corta. 

Le corna «bell'unica specie di questo genere, non sen- 
za fondamento vengono da Blainville paragonate al pedun- 
coli delle corna de' cervi della 2. sezione. La lunjiluzza 



a veronese^ il piemontese ec. Meritano una partico- 
lare menzione le corna fossili , che si trovano in Irlan- 
ila, in Inghilterra j e sul Reno vicino aWorms , etc. ap- 
partenute già ad una specie vicina alV alce , però di- 
stinta . Queste corna hanno un assai maggior numero 
di rami, o digitazioni , e sono il doppio più grandi 
delle maggiori deWalce; a differenza di queste s'' allar- 
gano a poco a poco, e prendono la figura di venta- 
glio. Anche il cranio fossile è notabilmente diverso da 
quello delValce. Vedi O. Cuvier. /Sur les Ossemens fos- 
siles . toìu. 4» mem. I. 

(i) Da Kajxv]?^og -camello, e da ttu^ScìKk; - nome ^ 
eoi quale credesi ^ che Aristotile abbia indicato la pan- 
iera . 



62<y 
àt\ collo i3anno a codesta specie una qualclie somiplian- 
za co' camelli. Molti altri caratteri però la rendono noia-* 
bilmente diversa tanto da' camelli, che da' cervi . Laonde 
a torto alcuni antichi naturalisti l'ebbero per un carnei-» 
io, e Linneo, ed Erxleben la considerarono come un cer- 
vo ; ed assai più grave fu 1' errore di Klein , che in quel 
suo genere tragus le dette luogo, in cui l'animale del 
muschio, le capre, e le antilope, come ho già notato di 
sopra, s'avvisò egli di collocare. Boddaert, e Gmelin 
stabilirono il presente genere, e gli dettero il nome, di 
cui Plinio , ed Oppiano s' erano servili per indicare la 
specie. Un tal genere è stato in seguito adottato da tutti 
i zoologisti . Al solo Tiedemann dispiacque il nome im- 
postogli , e vi sostituì egli come generico quello di giraffa. 
Illiger poi ha creduto, che un tal genere da se solo for- 
masse una famiglia distinta di ruminanti da lui chiama-* 
ti devexa . 



Sp. unica Camellopardo Giraffa ^ Cameloparda-' 
lis Giraffa Lin. Ginel. 

Ceìvus Camelop ardali s Lin, Erxleben etc. 

Giralfa camelopardalis Tiedemann. 

La GiraJ'e frane. Tlie Glrajfe ingl. Die GìraJ- 
fé tecl. 

Denti incisivi laterali bilobi, ed assai più lunghi 
degli altri sei; una prominenza ossea sulla fronte; 
corna un po' inclinate all' indietro, coronate all'or- 
lo estremo da una serie di peli setolosi, e duri; 
una criniera longitudinale nel mezzo della parte 
superiore del collo, e sulle spalle; callosità nello 
sterno, e nelle giunture delle gambe; lungo fiocca 



di crini all' estremità della coda ; pelo del collo à 
e del tronco giallastro con macchie o fulve, o bru- 
ne, irregolari, e sparse. Tav. XII. fig. /j.. Tav.XlII. 

%. 4. 

Sliaw. Gener. Zool. tom. 2. p. 2. pi. l8l. 
Abita neir Africa meridionale . 

La giraffa è senza dubbio uno de' più singolari matn«» 
mlferi, che si conoscano. Gli ocelli grandi, e vivaci so- 
migliano quelli del cavallo j le orecchiette per la lunghez- 
za , e per la figura Ijanno molto di quelle del bue. La 
prominenza ossea della fronte è alta due pollici, lunga 
quattro circa; talvolta la pelle che la ricopre è callosa, 
e senza pelo; le corna sono lunghe 6-12 pollici , alquan- 
to convesse nell'estremità; la lingua è puntuta, e ruvi- 
da; il collo è lungo il doppio circa di quello del camello 
comune, e per gradi diminuisce di grossezza/ la parte an-< 
teriore del tronco è molto più alta della posteriore a mo- 
tivo delle omoplate lunghe due piedi circa, e delle apofisi 
spinose delle prime vertebre dorsali , le quali apofisi hanno 
talvolta un piede di lunghezza; il tronco è breve in pro- 
porzione del collo; le gambe sono assai alte; i piedi quasi 
rotondi, e simili a quelli del bue; gli anteriori più gran- 
di de' posteriori ; la coda è sottile; il pelo del corpo è 
brevissimo, eccettuato quello della criniera, che è lungo 
tre pollici, e quello del fiocco della coda , che è assai 
più lungo, e nero; la criniera non è mai senza mac- 
chie ; il collo le ha fra loro più vicine di quelle del 
tronco; il colore delle medesime è plii carico , quanto 
«maggiore è l'età dell' individuo j sono le macchie di colo- 



6Tr 
re più chiaro ordinariamente nelle femmine, che ne' ma- 
schi della stessa età j siccome pure più brevi sono in esse 
le corna, e minore la lungliezza totale del corpo. Talvol- 
ta è questa ne' maschi di i3-i4 piedi, e l'altezza presa dal- 
la sommità della testa , sollevata quanto mai esser può, si- 
no a terra di 14-16 piedi circa. Quantunque la giraffa 
sia un animale timido, e pacifico, pure Vaillant nel rac- 
conto de' suoi viaggi, dà per certo, clie assalita si difen- 
de essa , vibrando calci co' piedi posteriori , e che per tal 
mezzo le riesce sovente di mettere in fuga il leone. E' ve- 
locissima 5 cammina di trotto senza far salti, edifficilmen-« 
te viene raggiunta da un cavallo anche corridore; pascola 
le erbe de' prati , né perciò abbisogna d' inginocchiarsi , 
come alcuni credettero 5 mangia pure, le foglie degli albe- 
ri , e se le stacca da se , attesa 1' elevatezza della sua te- 
sta . Dorme inginocchiata, e col petto sopra il terreno; 
quindi, giusta il parere di molti, deriva la callosità dello 
sterno , non che quella delle giunture delle gambe . Se si 
Iia a prestar fede agli ottentoti consultati da Vaillant, la 
femmina è gravida durante un intero anno, e partorisce 
un sol figlio. Non si sa con certezza se sia ora domestica 
in qualche parte dell'Africa. Gli ottentoti ne fan la cac- \ 
eia per averne la pelle, eh' è oltremodo grossa, e che 
serve loro a varii usi , e per mangiare il midollo delle 
ossa, che reputano squisito. AncJie della carne delle gio- 
vani sono avidi questi africani . Plinio parla della giraffa 
da luì chiamata camelopardalis in guisa da non lasciar 
dubbio, che sia stata esposta, com'egli afferma, alla pub- 
blica vista in Roma nell' occas,ione de' giuochi del circo, 
essendo Cesare dittatore* 



FAMIGLIA TERZA 
De' Coleoceui (l). 



arte ossea delle corna ascosa entro una guai-' 
na formata da una lamina piii 5 o meno gropsa di 
sostanza comunemente detta cornea; niun canino in 
ambe le mascelle. 



Il Sig. Iliiger stabili questa famiglia , ed ai ruminan- 
ti , che vi sono compresi impose il nome di cavicornia . 
Da Iliiger non dissente in ciò il Sig. G. Cuvier , il quale 
li cìiiama a cornes creases . Sembrami , che una tale de- 
nominazione possa dare occasione a qualche errore. Impe- 
rocché avendo io colla maggior parte de' zoologisti dato il 
rome di corna a' prolungamenti dell' osso frontale , che 
non erano rivestiti da sostanza comunemente detta cornea ,* 
parmi di non dovere ora per nome di corno intendere so- 
lamente una tale sostanza, e non anche la parte ossea ri- 
coperta della medesima . E sebbene la guaina anzidetta, 
appunto perchè tale, sia sempre cava, non lo è però sem- 
pre la parte ossea sottoposta. Ho quindi giudicato conve- 
niente di estendere la denominazione di corno tanto alla 
parte ossea, come alla guaina in cui è quella rinchiusa. 
Vuoisi in questo luogo avvertire , che il Sig. Blainville (2) 
ha proposto di riunire tutti i ruminanti da me chiamati 
coleoceri in un sol genere , cui dà il nome di ceropho" 

(i) Da KOXsbg - guaina, e da Kipxg - corno. 

(2) N. BuUfctin de la Société Philomatique an. iBiG^ 



635 
ras. Intorno al quale genere 3ìco schiettamente, clie e 
per r importanza de' caratteri , e per lo numero , e varie- 
tà delle specie mi sembra equivalente alle altre famiglie 
da noi già adottate. E sebbene nella serie de' colcoceri vi 
abbia una certa gradazione , non è però questa tale da 
obbJigarci a formarne un genere solo. Vedremo inseguito 
con quali norme divida Blainville questo suo gran gene- 
re, nel quale anunctte egli 12 gruppi, o sia sotto-generi 
distinti . 

Geo. 1. Antìlopa, Antilope (1) Pallas. 

Testa bislunga , non molto grande in propor- 
zione di tutto il corpo; muso più, o meno otta-- 
£0j mento senza barba; occhi grandi; nella massi- 
ma parte delie specie, seni lagrimali più o meno 
grandi ; orecchiette aguzze nell' apice ; corna per- 
manenti, semplici, e colla parte ossea solida, cioè 
senza vani interni, in non poche specie proprie 
de' soli maschi, in altre comuni anche alle femmi- 
ne; incisivi nella massima parte delle specie^, ia 
una sola ^; niun canino; molari -j|; collo di una 
giusta lunghezza, e grossezza; forme del tronco, 
e delle estremità , generalmente parlando , elegan- 
ti 3 e svelte; poppe inguinali 2.-^-5', due unghie 
vere alquanto aguzze; per lo più due false assai 
piccole; coda di varia lunghezza, nell'apice for- 
nita di pelo più, o meno lungo. 



(i) Adorne di origine incerta. Secando il Sig. G.Cw 
vìcr è una corruzione del nome àv^oXOTOt; usato da 
Eustazio per indicare un animale a corna lunghe j 
dentate a foggia di sega^ 



654 
Gli antichi naturalisti, aT parere cfe'qtmli si conforma 
Linneo, annoverarono le antilope fra le capre. Pallas (i) 
fu quegli , il quale stabili il presente genere adottato in 
se^-uito da quasi tutti i sislematori. Notò lo stesso Pallas, 
che le antilope nel metodo naturale sono intermedie ai 
cervi , ed alle capre non solamente per le sembianze este- 
riori , ma eziandio per la struttura delle interne parti. 
KlflL'ttè in oltre questo sommo naturalista , che grande es- 
sendo il numero delle specie di un tal genere, e notabili 
le differenze , che in esse si osservano , era conveniente il 
dividerlo in varie sezioni.. Ne propose egli 5, desumen- 
done i caratteri dalle corna ; quindi le antilope a corna 
diritte, quelle a corna curve, le altre, a corna o lirate, 
o contorte, o^ rivoltate in spirale. G, Cuvier divise da 
• -rima (2) il presente genere in 6 sezioni , prendendo i 
caratteri delle prime quattro dall' essere o semplice ( o 
anche nulla), ovvero duplice la curvatura delle corna, e- 
dall'avere questa la punta rivolta all' innanzi, o alT in 
dietro j collocò poi nella 5.^ sezione le antilope a corna 
contorte in spirale, e nella 6.^ quelle a corna liscie. Nel 
suo Rógne animai ha aggiunta una 7.1 sezione per le an- 
tilope a corna diritte, che aveva per lo innanzi messe nel- 
la prima sezione. Lichtenstein (3) attuale professore dì 



(r) Spicilegia zoologica fase. r. 

(2) NelV articolo antilope del V opera intitolata: Dì- 
ctionaire des sciences naturélles . 

(3) Magazin der Geselhchaft naturforschender fre-^ 
unde zu Berilli, ^.Jahrg. 2. u, a. Q'jartal, Berlin, i8j2. 



635 
zoologia nella R. Università dr Berlino dìstril)nisce le an- 
tilope in 4 tribù, i caratteri delle quali sono desunti prio- 
cipalmente dalla lungliezza della coda, e dall'essere o no 
fioccosa; dalla mancanza, o presenza, e grandezza de' seni 
lagrimali ; dall' esservi , o no nella gola una pagliolaja; fi- 
nalmente da questo, che le femmine siano cornute , o noi 
siano : della direzione , e lunghezza delle corna si vale 
egli per distinguere le specie. Blainville (i) nell' assegnare 
i distintivi di que' sotto-generi del suo gran genere cero" 
pJiorus , i quali comprendono le antilope degli altri si- 
stematori ne trascura affatto i caratteri delle corna , né a 
questi soli si attiene, e studiasi di fare una divisione il 
più che sia possibile naturale. Finalmente Desmarets (2) 
conserva il genere di Pallas ; lo divide poi in otto sotto- 
generi , i quali sono esattamente quelli , che Blainville ha 
proposto. Fra gP indicati modi di trattare delle antilo- 
pi sembrami da preferirsi quello seguito da Desmarets. E 
certamente non vi ha giusto motivo di ricusarsi di am- 
mettere il genere di Pallas ; giacché posa su basi abba- 
stanza solide , quali sono i caratteri che lo distinguono da 
tutti gli altri . Nel farne poi una divisione naturale noti 
mi pare conveniente né 1' escludere i caratteri principali, 
che ci possono somministrare le corna , né il fare soltan- 
to uso di questi, trascurando le differenze più rilevanti, 
che si osservano nelle altre parti . E siccome , a parer 
mio, Blainville ha ciò eseguito con molta accuratezza. 



(r) Bulletin de la Sociétc pliilomatìque année 181 6» 
(2; N. Dici, iV Hiit. Nat. ed. 2. artic. antilope. 



656 
t con molta sagacità , perclb ammesso il f^enere antllópf 
quale lo stabilì Pallas , mi attengo alla divisione propo- 
sta da Blainville. 

^ Corna a duplice, o triplice curvatura, quasi 
spirali, aneliate 5 senza spigoli, proprie soltanto de' 
masclii; per lo più i seni lagrimali palesi ; due so- 
le poppe ; pori inguinali (l) ; coda corta. 

Sp. 1. Antilopa Saiga, Antilope Saiga Lio. Gm; 

Le Saiga frane. The Saiga ingl. Die Saiga- 
Antilope ted. 

Testa ovale ; labbro superiore pendente ; naso 
grosso; fori delle narici assai larghi; orecchiette 
erette, larghe nella base, indi ristrette; corna 
giallastre, erette, liscie, e trasparenti nell' apice , 
nel resto aneliate, tronco svelto; estremità sottili, 
con fasci di pelo nelle ginocchia ; coda brevissima; 
pelo non brevissimo, nelle parti superiori in estate 
fulvo con una linea fosca , longitudinale nel mez- 
zo del dorso, grigio-biancastro in inverno i nell« 
inferiori perfettamente bianco. 

Schreb. Saugth taf. 276. 

Abita nell'Ungheria 3 nella Polonia, nella Rus- 
sia ec. 

E' grande come un daino; ama i siti deserti , e 
vicini a' fiumi, o a' laghi d'acqua salata. Viaggia dal 



(i) Si dà il nome di pori inguinali a certi sacchet- 
ti formati dalla pelle degV inguini , e dalle cui pareti 
paterne trasuda una materia untuosa , e fetida , 



657 

nord al mezzodì sul finire di aiitimno , e dal mezzodì al 
iìord allorch' è imminente l'estate. Se ne incontrano 
talvolta pili di mille individui riuniti in un sol branco. 
La voce somiglia il belar delle pecore. Ha l'odorato ec- 
ctlleJite ; ama di pascolar l' erbe di sapore piccante , ed 
anche amaro . Va in amore in autunno j la femmina par- 
torisce iji primavera un sol figlio , rare volte due. I ma- 
schi vegliano alla difesa delle femmine, e de' giovani , e 
combattono coraggiosamente contro i lupi , e gli altri 
animali feroci. Se ne fa la caccia in inverno, e se ne 
mangia allora la carne j in altra stagione ha essa cattivo 
odore. Si tien conto anche della pelle, e delle corna. 

** Corna a duplice curvatura aneliate, senza 
spigoli 5 ed in ambo i sessi; seni lagrimali ; pori 
inguinali; 2 poppe; coda Lreve j fornita di peli 
lunghi . 

Sp. 2. Antilopa Dorca, Antilope JOorcas Lin. 
Gmel. 

Le Gazelle frane. The Barbary Antelope ingl. 
Die GazelLeii-Antilope ted. 

Testa elegante j muso sottile; orecchiette erette, 
ovali; corna rotondate cinte nella base da anelli 
interi, indi da anelli non compiuti, fin verso 1' api- 
ce 5 che n' è affatto senza ; collo , tronco , ed estre- 
mità assai svelte; fasci di peli alquanto lunghi 
nelle ginocchia; pelo brevissimo in tutto il cor- 
po, nelle parti superiori fulvo-chiaro , bianco nel 
ventre; una fascia di colore nerastro, o bruno se- 
para ne' fianchi il color fulvo dal bianco; codìj. 
bruna alla base, nera nell'estremità. Tav. XII, 



633 
BafT. Son. tom. 3o. pi. 14. fig. l. 

Abita nell'Africa settentrionale. 

Per la grandezza , e per le forme del corpo somiglia 
d'assai un capriolo; le corna sono nerastre; poco al di 
là della base curvansi all' indietro , verso 1' apice si rivol- 
gono all' innanzi; nella testa sonvi due fasce Lianclie , die 
dalle orecchiette dirigonsi alle narici; tutto il collo, e 
la superlìcie esterna delle gambe è di color fulvoy le na- 
tiche sono bianche . Il nome di quest' antilopa nella lin- 
gua araba è algazcl , donde il vocabolo gazella , con cui 
questa, ed altre specie ancora soglionsl indicare. Gli 
occhi poi di essa sono riputati sì belli dagli orientali, 
che qualora vogliono lodare gli occhi di qualche per- 
dona , li dicono di algazel. Vive in branchi assai nume- 
rosi ; è velocissima, ed al sommo paurosa; allorquando pe- 
rò un branco vede di non potersi sottrarre colla fuga al 
pericolo imminente , si concentra in guisa , che il nemico 
trovi in ogni lato una schiera pronta ad offenderlo colle 
corna. Ciò nulla meno riman sovente preda de' leoni, e 
di altre fiere. Gli arabi ne fan la caccia stando a caval- 
lo , e correndole dietro , e gettandole contro grossi ba- 
stoni , onde romperle le gambe molto fragili , o almeno 
farla cadere. I turchi servonsi anche de' falchi adde- 
strati a questa caccia , i quali piombano sulla testa della 
gazella, la feriscono, la trattengono. Talvolta, al dire 
di alcuni scrittori, in questa caccia si fa uso della pan- 
tera , la quale entro una gabbia viene condotta nel sito , 
ove credesi , che abbiano a passare le gazelle , e quando 
queste compariscono , il padrone lascia la fiera in libertà , 



65^. 
avendola prima bene isf rutta, ed avvezza a portargli la pre- 
da fatta, ed a ritornarsene spontaneamente nella gabbia, 
dopo di avere ricevuto in premio una buona porzione di 
carne già per lei preparata. L'antilopa, di cui si tratta, 
presa viva si addomestica , e serve anch' essa alla caccia 
delle selvatiche, se nelle corna le si mettono lacci scor- 
revoli, ed alla vista di un branco , che passi le sia con- 
cessa la libertà. Allora corre essa a far parte del branco, 
e mercè de' lacci inviluppa o le corna, o le gambe di 
qualche individuo selvaggio, il quale è allora facilmente 
o preso vivo, ovvero ucciso. La carne di quest' antilopa, 
massime se sia giovane, è riputata assai buona. Cuvier 
sospetta , che V Antilope Corinna, e V Antilope \evclla dì 
Gmelin siano mere varietà della presente specie. Lichten-» 
Stein tiene ciò come cosa certa. 

"^"^-^ Corna con una sola curvatura anteriore, 
o posteriore 5 ornate da pochi anelli, o affatto li- 
sce , senza spigoli, proprie soltanto de' maschi; se- 
ni lagrimali piccoli; pori inguinali; 4 P^ppe; co- 
da corta. 

Sp. 3. Antilopa Nagor , Antilope redunca Lin. 
Gmel. 

he Nagor frane. The Red Antelope ingl. Dìe^ 
Nagor- Antilope ted. 

Testa pili breve ; muso più grosso di quello del- 
la specie precedente; orecchiette assai lunghe; cor- 
na nere, brevi; aneliate alla base, liscie nei resto, 
in gran parte diritte, e soltanto curvate all' in- 
nanzi verso l'apice; tronco simile a quello della 
specie precedente; estremità più alte, e meno svel- 
te; coda fornita di peli non molto lunghi. Pela 



64o 
rosso pallido nella testa j nel dorso 3 ed anclie nel 

ventre . 

23uff. Son. tom. Zi. pi. 7. 

Abita nel Senegal. 

E' lunga circa 2 piedi, e 4 pollici; è alta 4 pie(3i ; 
le corna sono lunghe soltanto 5 pollici . Ignoriamo le 
maniere di vivere di questa specie . 

**** Corna con duplice curvatura ^ aneliate , 
senza spigoli, comuni ai due sessi; seni lagrimali 
piccoli; pori inguinali; 3 poppe; coda clie finisce 
in un fiocco di peli lunghi. 

Sp. 4- Antilopa Bubalo , Antìlope Buhalis Lin. 
Gmel. 

Le Buhale frane. The cenùjie Antelope ingl. 
JJie Blasen-Antilope ted. 

Testa assai lunga, e ristretta ; muso alquanto 
rigonfio verso r estremità; orecchiette granrii assai; 
corna nere, mediocremente lunghe, cinte d'anelli, 
e liscie soltanto nell'' apice, poco al di sopra della 
base curvate all' indietro, verso l'apice ali' innan- 
zi; collo alto, compresso ; spalle assai più alte del 
groppone; tutto il tronco di mediocre grossezza; 
estremità assai alte , e sottili, forme generali del 
corpo poco svelte , e poco eleganti ; unghie false pic- 
cole; pelo rossigno 5 fiocco d'ella coda nero. 

Mcnag, du Mus. d' Hist, Nat. de Paris ed. in 
12. tom. 1. p. 346. 

Abita nell'Africa settentrionale. 

Ha qnalche apparente somiglianza col bue , ed alcuni 
l'hanno chiamata vacca di Larbtria. Vive in brandii j 



64t 

assalita mette la tesfa fra le gambe anteriori , e quand' è 
vicina al nemico, la solleva eoa molto impeto, e cerca di 
ferirlo. Presa giovane si addomestica, ed è assai mite, 
Quest' antilopa fu nota ad Aristotile, a Plinio, e adop- 
piano; se ne trova non infrequentemente l'imagine ne' ge- 
roglifici dt' tempj dell'alto Egitto. 

•^^if-n-^ Corna compresse, contorte in spirale, 
aventi uno spigolo longitudinale , comuni ad ambo 
i sessi in alcune specie, proprie de' maschi in al- 
tre; seni lagrimali o piccoli , o nulli; pori ingui- 
nali; 4 poppe; coda mediocre con lunghi peli al- 
l'apice . 

Sp, 5. Antilopa Cudù , Antilope strepsìceros 
Lin. Gmel. 

Le Coudous 5 le Coesdoes , le Condoma frane. 
The itripcd- Antilope ingl. Hìe Condoma- Antilope 
ted. 

Testa di mediocre lunghezza ; muso grosso ; 
orecchiette assai larghe; seni lagrimali; corna eret- 
te , divergenti, senz'anelli, giallo-pallide, assai 
lunghe , aventi 4 curvature , in un sol lato care- 
nate longitudinalmente, comuni ad ambo i sessi (i) ; 
mento barbuto ; forme del collo, e del tronco svel- 
te, ed eleganti; estremità di una giusta altez- 
za; colore principale grigio-bruno, talvolta rossi- 
gno , parte superiore della testa nerastra con 
due strisce bianche, che dall' angolo inferiore degli 
occhi si dirigono al muso; una linea bianca longi- 
tudinale nel mezzo del dorso; 6-9 fasce bianche 



(i) Vedile rappresentate nella fi^. g. della Tav. XIU 



6^2 

trasversali ne' lati del tronco | coda superiormente 
bruna, inferiormente bianca. 
Buit Son. toni. 3l. pi. 16. 

Abita nelle vicinanze del Capo di B. Speranza. 

Nella parte superiore del dorso il pelo è alquanto lun- 
go, e forma una sorta di criniera, anche i peli della parte 
inferiore del collo sono un po' piì^t lunghi di quelli del ri- 
manente dei corpo. Non va in branchi; fa enormi salti; 
si addomestica facilmente. E' alta 4 piedi misurata dalle 
spalle a terra , il corpo tutto è lungo talvolta 9 piedi j le 
corna sono lunghe 3 piedi ,69 pollici , la distanza fr, 
gli apici di esse è di 2 piedi , e poli. 7 ^. 



a 



*'*'^*** Corna non rugose, in alcune specie 
contorte vicino alla base; in altre soltanto un po' 
curve*, niun seno lagrimale; pori inguinali ; 4 pop- 
pe ; coda lunga , fornita di iuiig hi peli nell' estre- 
mità. 

Sp. 6. Antilopa dipìnta, Antilope pietà Lin.Gmel. 

Antilope trago cainelus Lin. 

Antilope albipes Schreb. 

Le Nylgau frane. The Nilgau ingl. Die Back' 
fiCimeel-Antilope ted. 

Testa aif|aanto lunga, e stretta; muso somi- 
gliante a quello di un bue; orecchiette assai lar- 
ghe; corna ne' soli maschi, brevi, nere, liscie, un 
jDo' curvate all' innanzi; collo alio, e compresso; 
tronco di mediocre grossezza; nel collo superior- 
mente una criniera; nel mezzo del medesimo infe- 
riormente una specie di barba ben lunga; colore 
. generale grigio- cinericcio nel maschio, fulvo nei-» 



643 
la femmina; la testa screziata di fulvo, di grigia- 
stro, di bianco; la superlìcie interna delle orec- 
chiette fasciata di bianco; i piedi cinti da fasce 
alternativamente bianclie, e nere. 

Uuff. Son. tom. 3i. pi. i3. (il maschio), pi. 14. 
(la femmina). 

Abita nell'India. 

Buffon ne vide, e ne descrisse due individui adulti , e di 
sesso divtrsoj il maschio era notabilmente più grande della 
femmina, aveva le spalle più elevate del groppone; per 
J' opposto il groppone era più elevato delle spalle nella 
femmina; questa poi aveva le gambe più sottili, e più 
alfe . E' assai vivace, e va correndo or qua, or là nel paese, 
ove abita. Si addomestica facilmente. La carne di ess^ 
dicesi buonissima, 

**'^**'^^ Corna lunghissime, aguzze air.Tpi'- 
ce, diritte, o con una semplice curvatura alfin- 
dietro, aneliate, senza spigoli; niun seno lagrima- 
le ; coda con pelo lungo. 

Sp 7. Antilopa Orice, Antilope Oryx Pallas. 

L^Oryx^ le Pasan frane. The Or^x Antelop^ 
ingl. DiePasan- Antilope ted. 

Testa non molto lunga ; muso di mediocre gros- 
sezza; orecchiette grandi, erette; corna quasi dirit- 
te, rotondate, sottili, aneliate obU<[uamente nellg, 
metà inferiore, liscie nel resto (2) ; collo ben pro- 
porzionato alla testa, ed al tronco; questo svelto, 

^ 

(2) Vedile rappresentate nella fìg. 6. della Tav.XlI, 



644 
così pure le gamh?; testa bianca con due fasce 
trasversali nere, una eotto gli occhi, l'altra fra le 
corna; colore generale delle parti superiori del 
dorso cinericcio; ventre Liancastro, così pure le 
gambe, coda cinericcia , bruna nell'apice. 

JBuff. Son. toin. 3o. pi. l6. 

Shaw Gen. Zool. tom, 2. p. 3, pi. l83. fig. 3. 

Abita nell'interno dell'Africa. 

Una fasciva nera longitudinale è distesa nel mezzo del 
dorso; una simile fascia in o^ni lato separa il cinericcio 
ilei dorso, e de' fianchi dal bianco del ventre j nelle spal- 
le, e nelle cosce evvi una macchia bruna; le unghie sono 
in proporzione più lunghe di quelle della maggior parte 
delle altre specie . Le corna de' maschi talvolta sono lun- 
ghe 3 piedi , quelle delle femmine alquanto meno . E' facile 
il persuadersi, che si fatte corna siano all'orice un valido 
mezzo di difesa . Gli antichi se ne servirono a far certe 
lire, ed alcuni popoli d'Africa le adoperarono pugnan- 
do o cogli uomini, o co' bruti. L'orice è grande presso a 
poco come un cavallo. Alcune volte se ne trova una va- 
rietà di colore più carico. 

******** Corna in ambo i sessi quasi liscie, 
curvate una sol volta, ed alPindietro ; niun seno 
lagrimale; pori inguinali; 3 poppe; coda breve; 
pelo lungo. 

Sp. S. Autilopa Camozza, Antilope rupicapra 
Lin. Gmel. 

Le Chamois frane. The common Antelope ingl. 
X)ie gemsen- Antìlope ted. 

Testa né molto lunga, ne troppo ristretta; orec- 



(^45 
cliietfte assai grandi, ovato-bislunglio; corna eli co- 
lor bruno, brevi, erette, ed uncinate all' estreini- 
tà, cinte da anelli poco apparenti*, collo grncilet- 
to; tronco, ed estremità svelte; testa per io pia 
roi«signa j in ogni lato di essa una fn.«cia nera , o 
bruna , longitudinale , che dalla base del corno attra- 
versando l'occhio si dirige all'estremità del muso , 
ma non vi arriva; colore del rimanente del corpo 
in primavera grigio-cinereo, in estate fulvo- rossi- 
gno , in autunno fulvo-bruno , misto al nero, in in- 
verno bruno-nerastro; una fascia nera dail occipi- 
te discend^• nel mezzo del colio, e continua sino 
all'npice della coda. 

Shflw Gen. Zool. tom, 3. p. 3, pi. 187. Rg. 3. 

Buff. Son. tom. 3o. pi, y. fìg. 2. 

Abita nelle più alte montagne dell' Europa oc- 
cidentale . 

Dietro ad ognuna delle orecchiette della camozza sot- 
to la pelle vi ha un sacco fornito di piccolissima apertu- 
ra esterna. 1-a vista di quest' aniilopa è atutis5Ìina , squi- 
sito n'è r odorato, e l'udito. Il pelo d'inverno è non 
solamente piTi lungo, che in altra s'agione , ma è in 
oltre di due sorta , cioè una lanugine folta , che ricopre 
la pelle, ed altro pelo lungo, assai piTi raro di qiiella . 
La voce ordinaria drlla camozza somiglia il ti illarc di una 
capra , che sia rauca . Spaventata mette fischi acuti , e 
prolungati, fatti colle narici; vive in branchi di ìfi-2o 
individui; i vecchi maschi per lo più rimangono isolati. 
Va in amore in settembre, ed in ottobre ; allora i masi hi 
tramandano un gran fetore; gridano spesso, e corrono da 
una montagna all'altra. Nel parto, che accade in marzo, 



646 
o in aprile , per lo più viene in luce un figlio solo, il qua- 
le segue d'ordinario la madre sino al settembre. Non 
ascende mal alla sommità degli alti monti, e stassi nella 
regione media 5 fa salti meravigliosi , e giti scorre per le 
rocce tagliate quasi verticalmente. Se ne fa la caccia 
da' montanari con molta fatica, e talora anche con rischio 
di perdervi la vita ; giacché quando la camozza vede di 
non avere più scampo , si getta sopra i cacciatori , e li 
fa sovente cadere ne' prccipizii , sull'orlo de' quali furono 
obbligati d'inseguirla. Se ne mangia la carne; la pelle 
preparata serve a fare calzoni, e scarpe. E' grande come 
una capra comune . 

Sp. 9. Antilopa americana , Antilope america^ 
na Desm. 

L' Antìlope cT Atti eri (jue frane. 

Testa assai bislunga; orecchiette mediocri; cor- 
na brevi 5 rotondate, molto grosse, quasi diritte, 
un po' aneliate, inclinate nll' indietro, e coli' api- 
ce fJttuso ; tronco lungo; estremità brevi, grosse; 
unghie grosse, e corte; coda breve, e ricoperta 
dal pelo per modo , che non rimane visibile ; pelo 
del collo, e del tronco lungo, pendente, quasi se- 
riceo, perfettamente bianco. 

Abita nell'America. 

Blalnville ne osservò , e ne descrisse un esemplare 
preparato , 11 quale conservasi nel museo della società lin- 
neana di Londra. Qaest'antilopa non è più grande di una 
capra di mezzana grandezza . La scoperta di essa ha mo- 
strato non essere vero ciò, che s'era creduto fino ad ora^ 
e cioè, che il genere antilope appartenga tutto intero al- 



647 
r antico continente, e non già in parte anche air Ameri- 
ca (i). 

Gen. 2. Egionomo ^gionomus (2) Pallas . 

Testa bislunga; muso compresso, non ottuso, 
nl^ rigonfio; nella parte superiore del medesimo a 
qualche distanza dell'apice i fori delle narici noti 
molto larghi; occhi piccoli, in molte specie i seni 
lagrimali; orecchiette mediocri, aguzze all' apicei 
corna persistenti, compresse, trasversalmente rugo- 
se, o nodose, cave internamente , curvate in varii 
modi ; incisivi ^; molari \'^ , le lamine curve del pia- 
no triturante de' medesimi elevate, e taglienti; collo 
mediocremente lungo, di una giusta grossezza ; co- 
sì pure, ordinariamente, il tronco; poppe 2 ingui- 
nali; estremità non molto alte, né troppo sottili i. 
2 unghie vere non molto grandi; due false corte, 
distanti ahjuanto dalle prime; coda o breve, o bre- 
vissima; pelo lungo. 

Seguendo l'esempio di Pallas, di Leske,di Illiger ec. 
lio riunito in questo genere le capre, e le pecore di Lin- 
neo , e di altri autori. A ciò fare sono stato indotto dal 
non essere i caratteri assegnati a questi due generi di quel 
valore, che si richiede, e dal trovarli troppo spesso in- 
costanti nelle varie specie. A fine poi di togliere ogni 
equivoco , e per non cangiare significazione ai vocaboli 



(i) Vedi la descrizione delle ai tre specie neW arti" 
colo Antilope del N. Dict. d' Hist. Nat. ed. 2. 

(2) C^i^ } aiyos •— - capra e da ovoixiC — nome. 



648 
usati per indicare codesti ruminanti , ho scelto uno de' tre 
nouii , che Pallai propose a chi non amasse di ciiiainare 
il presente genere né capra , né ovis , ma volesse servirsi 
di un nome, come egli dice^ neutro. Sono gli egicAiomi 
abitatori delle montar^ne, mangiano erbe, foglie, e scorze 
tenere, si addomesticano facilmente, e recano allora , co- 
me ognun sa, grandi vantaggi air uomo. 

Sp. 1. Egionomo Stambecco, ^gionomus Ibex. 

Capra Ihex Lin. 

Hircus Ihex Boddaerfc . 

Lte Bouqueti/i frane. The Ibex ingl. JDer Scein^ 
bock ted. 

Testa corta; muso compresso, superiormente 
un po' convesso; niun seno lagrimale; corna ele- 
vate, curvate all' indietro, compresse, nella super- 
ficie anteriore piii larghe, che nella posteriore, e 
trasveróalmente nodose, più grandi ne' maschi, che 
nelle femmine; gran barba al mento; niun poro 
inguinale; unghie corte; coda breve; colore prin- 
cipale grigio-nerastro, una fascia longitudinale ne- 
ra nel mezzo del dorso , un' altra siinile in ogni 
lato, natiche bianche. 

Sliavv Gen. Zool. tom. 2. p. 2. pi. 198. 

Abita nella sommità delle più alte montagne 
dell' antico continente . 

Nello stambecco soltanto il setto, e l'orlo delle nari- 
ci è senza pelo ; gì' incisivi sono ristretti ; le orecchiette 
hanno internamente, e nel mezzo tre costoline; le corna 
sono grigio-nera^trej in quelle de' vecchi sonvi i3-2o no- 
di ; la barha è ne^li adulti lunga talvolta 8 pollici , e 



649 
mezzo j la cervice è robustissima , coperta di peli lunghi i 
il torace grande, e compresso; le estremità sono robuste; 
le unghie spurie somiglianti a' tubercoli ; il pelo è ruvido, 
assai lungo nella fronte, sopra lo sterno, nelle spalle, 
negli omeri , nella superficie interna de' femori , nel ven- 
tre , e nella coda . Oltre questo pelo lungo , vi ha una 
lanugine corta , e molle, di coloro cinericcio-chiaro ; nelF e- 
state il pelo è piiì breve, clie nell' inverno , e la lanugi- 
ne meno copiosa. I giovani hanno la testa, il collo, il 
dorso, i fianchi, e gli arti di color cinericcio-pallido, 
la linea media del dorso appena discernibile: ne' vecchi 
il colore nerastro prevale al grigio ; in tutti le parti in- 
feriori del tronco sono bianche , la barba , e la coda di 
colore atro . La lunghezza totale è talvolta di 4 piedi , e 
due pollici circa . Non si allontana molto dalle montagne 
mai sempre coperte di neve: nutresi delle piante alpine; 
vive in branchi di 8-10 individui. Va in amore in no- 
vembre, ed i maschi allora sono fetenti; le femmine par- 
toriscono in maggio uno, o due figli. Se ne fa la caccia 
non senza gravi pericoli . Imperocché lo stambecco ridotto 
alle strette dà di cozzo col mezzo della fronte con tal 
veemenza da rompere un braccio , una gamba , e da sof- 
focare il cacciatore gettato in terra, o sospinto contro un 
albero, o contro un muro. Se ne mangia la carne; la 
pelle preparata ha varii usi; colle corna alcuni popoli 
formano i loro archi, de'quali servcnsi per saettar T ini- 
mico nelle battaglie, OTvero le belve, e gli uccelli nell* 
cacce . 



65d 

Sp. 2. Egionomo Egn»ro, j^gtonomus oegagrus 

Capra oegagrus Lin. Gmel. 

Le Chevre sauvage , l' cegagre frane. The Wild 
Goei ingi. Die TFiLde Ziege ted. 

Forine del corpo simile a quelle della specie 
precedente; mento barbato; corna elevate, curvate 
all' indietro 5 compresse, trasversalmente rugose, 
carenate anteriormente, e qnasi taglienti, roton- 
date nella parte posteriore, grandi ne' maschi , 
piccole 5 o nulle nelle femmine . 

Ménag. du Mus. d' Hist. Nat. de Paris ed. in 
12. tom, 2. pag. 177. 

Abita nelle montagne più alte dell' antico con-, 
tinente. 



Le notizie lasciateci da que', che lianno scritto della 
presente specie sono assai scarse . Il sig. G. Cuvier esami- 
nò alcune capre trovate libere nel Monte Bianco , vi rin- 
venne i caratteri assegnati àW acgagrus da Pallas , e da 
altri. Pur tnttavia non si tenne egli sicnro della perfetta 
identilà , ne potè togliersi dall'animo il timore di essere 
stato ingannato, da clii affermò, tali capre essere senza 
dubbio salvatiche, né deporre il sospetto, che provenisse- 
ro dall'unione di una capra domestica collo stambecco. 
Descrisse Cuvier due maschi i quali erano piìi grandi , 
più grossi , e piìi robusti dei caproni domestici ; avevano 
il pelo liscio, e giù pendente soltanto nella barba y uno 
di essi era di color grigio, qua biancastro, là rossigno, 
l'altro era fulvo; in ammendue il naso era bruno^ ed 
una diritta , e larga fascia bruno-nerastra incominciava 
dall' occipite, e finiva nella codaj un'altra simile in ogni 



65r 

lato discendeva lungo la spalla , una terza sfavasi Innanzi 
la coscia; le quattro gambe, i piedi, il petto, e quasi 
tutto il ventre erano dello stesso colore bruno; l'ano ve- 
niva circondato da una macchia ov^le , bianca ; la coda era 
nera. Credesi generalmente die da questa specie salvatica 
derivino le capre domestiche. Pallas sospetta, che alcune 
traggano origine dall'unione dell'egagro collo stambecco. 
Supponendo ciò , al dire dello stesso Pallas , meno dittìcollà 
s' incontra nel rendere una qualche ragione delle differenze 
che vi hanno fra le capre domestiche, le quali da alcuni 
sistematori a torto vengono considerate come appartenenti 
ad una specie affatto distinta da quella, di cui ora si trat- 
ta Una di tali varietà è la capra di Angora , nella qua- 
le le orecchiette pendono , le corna del maschio sono 
grandi , situate orizzontalmente nei lati della testa , e ri- 
voltate in spirale, quelle della femmina sono brevi, da 
prima ricurve all' Indietro , indi ripiegate all' innanzi per 
guisa, che l'apice sia a lato degli ocelli ; il pelo poi è 
lunghissimo, sericeo, lucente, e tanto fino da poterne fa- 
re stoffe bellissime. La varietà detta nana è assai piccola, 
ed ha le corna quasi addossale al cranio . Il Sig. Blainville 
ne ha descritto due varietà asiatiche, cui manca la barba 
del mento; non poche altre per Tuno, o per l'altro ca- 
rattere difTeriscono dalla capra domestica comune. La pre- 
sente specie dicesi dai persiani paseng . Nello stomaco del- 
l'egagro salvatico , talvolta ancora del domestico , e non già in 
quello di certe antilope, come alcuni hanno creduto, tro- 
vansi quelle concreaioni chiamate hezoar ^ delle quali un 
tempo si tenea grandissimo conto per la vlrtij , che ad 
eise veniva attribuita di guarire molte, e gravi malattie. 



65a 
L'esperienza ha mostrato chimericlie tutte queste virlìl, 
riè vi lia ora alcuno fra i nudici , che speri di potere 
.trarre da' bezoar alcun mezzo, onde curare gT infermi , che 
in lui s'alfidano. 

Sp. 3. Egionomo Amraone , /Egionomus Ammon. 

Capra Ammon Lin. , et Leske. 

Oi^is Ammoìi P.illas , et Gmelin . 

Le Argali^ le Moujlon frane. The Argali , the 
JVild Sheep ingl. Uas Argali, das Wilde Stein- 
schaf ted. 

Testa bislunga; muso compresso , ristretto ali e- 
stremità; naso al({uanto rilevato, e gobbo; seni la- 
grimali; orecchietfe brevi; corna piti, o meno com- 
presse, striate longitudinalmente, trasversalmente 
rugose, ne' maschi per lo più assai grandi, rivol- 
tate all'in fuori , e da prima all' innanzi , indi più , 
o meno contorte in spirale, nelle femmine o nulle, 
o brevi, poco contorte, o soltanto falcate; colio ro- 
tondato, mediocre; tronco grande; pori inguinali ; 
efitremità più, o meno alte; unghie vere compres- 
se, corte; unghie false piccole, sovente disuguali; 
coda assai breve nelle razze salvatiche; pelo va- 
rio per la lunghezza, e per le tinte. 

Shaw Gen. Zool. tom. 2. p. 2. pi. 201. 

Abita salvatico nelle alte montagne dell'Asia, 
in «juelle dell'isole di Sardegna, e di Corsica, 
dell'America settentrionale ec, ; domestico quasi in 
ogni parte della terra abitata dall' uomo . 

Il Sig. G. Cuvier, distingue tre razze salvatiche di que- 
sta specie e sono: Targali di Siberia, il muflone , o 



655 
sia muslone di Sardegna, e di Corsica, ed il muflone di 
America. Molli con buon fond.ìincnto credono , che il mu- 
flone di America derivi dall' argali ; quello poi di Sarde- 
gna, e di Corsica a me sembra manifestamente Targali stesso 
alquanto degenerato. Quindi il tipo primitivo di questa 
specie è, s'io non erro, Targali suddetto, rappresen- 
tato nella testé citata figura di Sliaw. Di questo tipo ha 
trattato diffusamente Pallas (i). Afferma egli, che tanto 
il maschio, quanto la femmina sono cornuti, con questa 
differenza però, che le corna femminee sono piccole, 
compresse , falcate , e non già quasi trigone e grandi ed 
alquanto contorte, quali sono quelle de' maschi adulti* 
Per attestazione di Pallas il pelo estivo è brevissimo , liscio, 
di colore cinericcio nella testa , fulvo nelle parti snperiori 
del dorso, con un'area giallastra attorno alla coda i in in- 
verno poi il pelo è lungo , nella testa grigio con macchie 
bianche, nelle parti superiori del tronco ferrugineo-gri- 
gio, ovvero grigio-cinericcio, nel ventre bianco. Gmelin 
aeqiun^e che nel mezzo del dorso vi ha una fascia lon- 
gitudinale bruno-rossigna . I maschi adulti di questa raz- 
za hanno sovente 5-5^ di lunghezza. Secondo Cetti (2) 
la femmina del muflone di Sardegna non ha corna. Secon- 
do G. Cuvier le ha talvolta la femmina di quello di Corsi- 
ca , ma assai piccole; la curvatura delle corna ò piiì larga 
che neir argali , e la contorsione ha luogo quasi soltanto 



(i) Spicil. Zool. fase. XI. 

(2) Animali della Sardegna tom, i. }>ag. ni. e seg. 

t/JV. 2. 



654 
all'apice, né è ripetuta più d'una volta; il muso ò canuto, 
così pure il contorno deirocclilo , e F esterna superficie delle 
orecchiette; la mascella inferiore è bianca; il colore prin- 
cipale del resto delle parti superiori è ordinariamente ros- 
so misto al bigio; una fascia nera partesi dalla nuca, e con- 
tinua sino all'estremità della coda; una seconda vedesi in 
ognun de'latl; il ventre è bianco, cosi pure l' interna su- 
perficie delle cosce, e la coda inferiormente: talvolta il mu- 
flone è o tutto , o in parte nero, tal altra volta più, o meno 
bianco; sempre minore dell' argali. Il muflone di America 
se sia maschio ha le corna grandi , e più contorte in spit 
rale, di quelle delle due razze precedenti , la fenniiina 
le ha piccole, e falcate; il tronco eie gambe sono svelte 
al pari di quelle del cervo comune; il pelo è corto , ruvi- 
do, e secco, di color bianco nell'estremità del muso, 
nel naso, e nelle natiche, nero nella coda, bruno nelle 
altre parti. Le tre descritte razze vivono in branchi non 
molto numerosi; si addomesticano facilmente; l'unione di 
esse colle pecore comuni è feconda. La maggior parte de' 
zoologisti si mostra ora persuasa, che dall'una, o dall'altra 
delle razze salvatiche derivino le razze domestiche, da al- 
cuni sistcmatori giudicate appartenenti ad una specie di- 
stinta , e chiamata ovis aries . Fra queste razze assai pre- 
giato è il così detto merino di Spagna a corna grosse, 
contorte in una spirale regolarissima , a lana più molle, 
più folta, e più crespa di quella delle altre varietà, e 
con un ciuffo di simile lana nella fronte. Meritano pure 
una particolare considerazione il montone di Angora a 
corna brevi, a pelo ruvido, a orecchiette pendenti, e 
con una specie di giogaja sotto il collo , ed il montone 



655 
africano a coda assai l.irga , e grossa. Singolari poi so- 
no le corna de' montoni di Valachia , percliè contorte in 
una spirale elevata, e quasi paralelle fra loro ^ e di que' 
d'Islanda, mentre oltre l'essere grandi sono spesso più di 
<lue, e talvolta sei. Taccio delle molte altre varietà, che 
si osservano nelle pecore domestiche, siccome pnre mi 
astengo dal trattare delle maniere di vivere delle medesi- 
me, e dei vantaggi, che l'uomo ne ritrae, non essendo- 
vi forse alcuno, il quale di tutto questo non sia abba- 
stanza informato (r). 

Gen. 3. Bue, Bos (2) Lin. 

Testa di mediocre grandezza ; fronte larga ; 
occhi piccoli 5 o mediocri; niun seno lagrimale ; 
orecchiette mediocri ; corna semplici, persistenti , eoa 
grandi vani interni poco 5 o nulla compresse, al- 
meno verso l'apice, d'ordinario da prima rivolta- 
te a' lati , e curvate al basso, indi ripiegate all' in 
su; incisivi %', molari y§ ; collo aito, e compres- 
so, con una g'ogaja pendente nella parte inferiore 
del medesimo; tronco grosso ; poppe inguinali o 3; 
o 4j gambe robuste, e corte; unghie vere grandi , 
niun unghia falsa; coda o brevissima , o mediocre. 

Anclie questo genere adottato già da tutti i naturnli- 
sti , è una porzione del gran genere ceroforo del Signor 
Blainville . Due sotto-generi propone egli , ne' quali di- 

(i) Chi ama di avere ìiutizia delle altre specie di 
questo genere potrà consultare gli articoli Chévre , e 
Mouton del N. Diction, d'Hist. Nat. 2. edit. 

(i) Da |3ou5 5 ^obq - il bue comune. 



«56 
stribuisce i buoi di Linneo; al primo àa. il nome di ovt* 
hoSf al secondo lascia quello di hos . Desniarets considera 
ammendue questi sott-ogeneri di Blainville come veri ge- 
neri. G. Cuvier per l'opposto mantiene intatto il genere 
linneano, né vi fa alcuna divisione. A me sembra, che 
si debba lasciare il genere quale lo stabilì Linneo , divi- 
dendolo però in due sezioni distinte, ed equivalenti a' due 
indicati sotto-generi di Blainville. 

* Estremità del muso poco larga, non altri- 
menti nuda, e rigonfia; pelo lungo in quasi tutte 
le parti del corpo , in inverno oltre questo pelo una 
lanugine corta, e folta; 2 poppe; coda brevissima. 

Sp. 1. Bue muschiato, Bos moschatus Lin. Gm. 

Ovibos moschatus Blainville . 

X*e Sison rnusqué frane. The musk-ox ingl. Der 
JBìsam-Ochse ted. 

Testa notabilmente bislunga; fronte assai ele- 
vata; corna, che nel maschio si toccano alla base, 
liscie, e da prima assai compresse, ed assai lar- 
ghe, e sovrapposte a' lati della tesfa , indi verso 
l'apice quasi rotondate, e tutt' a un tratto ripie- 
gate in alto, ed all' indietro; pelo corto soltanto 
nell'estremità del muso, e nella parte inferiore 
delle gambe; colore generale bruno- rossig no; par- 
te estrema dei muso bianca. 

Shaw Gen. Zool. toni. 2. p. 2, pi. 312. fìg. l. 
(la femmina). 

Schreber Saugth. taf. 3o2. A (la femmina) 
B ( la testa dei maschio ) . 

Abita nelle parti più fredde dell'America. 



657 
Le basi delle corna delle femmine sono fra loro distan- 
ti ; nello spazio intermedio evvi , al dire di Pcnnant, una 
niaccliia bianca , ed un' altra di colore misto di bianco , 
e di rosso scorgesi nel dorso/ il pelo cb' è sotto la gola, 
e sotto il collo ha talvolta quasi xin piede, e mezzo di 
lunghezza. Essendo l'estate brevissimo in que* paesi, ove 
abita la presente specie, ba essa quasi sempre la lanugine 
frammista al pf lo . Hearne (i) dice, cb' è grande quanto 
un bue ordinario inglese, ha però le gambe più corte, e 
la coda somigliante a quella di un orso comune. Sale 
agilmente sulle montagne, sebbene sia molto pesante, man- 
gia erba, ed in mancanza di questa muschi , giovani rami 
di salcio, ed i germogli de' pini. Vive in branchi talvol- 
ta di cento individui. Va in amore nel mese di Agosto. 
Allora i maschi si battono fra loro fieramente , e non po- 
clii di essi rimangono morti; assalgono pure gli altri ani- 
mali, che incontrano, non escluso l'uomo. A sì fatti 
combattimenti attribuiscono alcuni lo scarso numero de' 
niaschi in confronto del numero delle femmine. Queste sul 
finire di maggio, o al cominciar di giugno partoriscono 
un figlio solo. La carne de' giovani , e delle femmine è 
di buon sapore, viene mangiata dagl'indiani, e sa poco 
di muschio; non cosi quella de' maschi adulti , la quale è 
muschiata al segno , che un coltello, 11 quale abbia servito 
per tagliarla conserva l'indicato odore per lungo tempo. 
La pelle serve a fare scarpe ec. Gli esquimali , senza le- 
varle il pelo, l'adoperano per farsi certi berretti, che li 



(i) Voyage a l'Ocèan Nord, trad. frane, à Paris. 



658 
rendono assai deformi, sono però ad essi molto utili , per- 
chè servono a discacciare le mosche, ed altri insetti di- 
pteri^ che nel settentrione dell' america sono molestissimi. 

** Estremità del muso assai larga, nuda, ri- 
gonfia; pelo lungo in alcune parti solamente; 4 
poppe, coda mediocre. 

Sp. 2. Bue grugnante 5 Sos grunniens Lin. Gm. 

Le Buffle à rjueve de Cheval frane. The Y^ak 
ingl. Der Ziegen Ochse ted. 

Testa breve; oreccJiiette grandicelle; corna cor- 
te, sottili 3 talvolta nulle; parte anteriore del dor- 
€0 un po' gobba; pelo della fronte quasi raggia- 
to; criniera nella cervice, e nel mezzo del dorso 
longitudinalmente; pelo della parte superiore del 
dorso, e de' lati breve, e lanuginoso; quello del 
Tentre lunghissimo; coda larga, e tutta coperta di 
pelo lunghissimo; colore vario, per lo più nero nel- 
la criniera, e nella coda. 

Shaw Gen. Zool. tom. 2. p. 2. pi. io. 

' E originario delle montagne del Tibet, vive 
domestico in varii paesi dell'Asia. 

Le narici sono quasi trasversali; le labbra pendenti, 
gli occhi sporgono assai ; le oreccliiette si dirigono d' ordina- 
rio all' indietro, e quasi orizzontalmente. Intorno alle 
corna non sono fra loro d'accordo Turner e Witsen; il 
primo le dice rotondate, puntute, curvate all'indentro, 
ed un poco all' indietro verso 1' apii:.e ; l'altro afferma, 
che sono compresse , e curvate a mezza luna . Sonvi al- 
cune razze della presente specie mancanti affatto di cor- 
na; il collo è breve, e superiormente curvato quasi come 



659 
il clorso; la foLba apparisce più grancle di quello cb'è in 
realtà a motivo del lungo pelo, che la ricopre; per uà 
motivo simile la coda compare assai lunga: il pelo di es- 
sa è folto, lacente, e finissimo; le corna sono per lo piiì. 
nerastre; alcune femmine le lianno bianche come l'avo- 
rio. E' grande quanto un bue comune ordinario; ama 
di bagnarsi , e nuota benissimo . La voce di esso non è 
già un mugito, ma un certo grugnire basso, e mono- 
tono, segno d'ira, e d'inquietudine. Lo sguardo è bieco, 
ed atterrisce; i colori vivaci irritano questo bue, e lo 
rendono furioso , Allora vibra esso occhiate minacciose, 
agita il corpo tutto ^ solleva , e scuote la coda, e velo- 
cissimo com'è, si scaglia con terribile impeto contro l'og- 
getto , che ha r odiato colore. Molti popoli dell'Asia 
hanno renduta domestica la presente specie, e ne traggo- 
no grandi vantaggi . Non serve essa già a coltivare i cam- 
pi , ma bensì a portare pesi assai grandi . Le femmine 
danno una quantità considerevole di latte, col quale si fa 
un eccellente burro; col pelo fabbricansi corde, e certi 
tessuti, colla pelle abiti, e beretti . Ma sopra ogni altra 
cosa è pregiata la coda , della quale si fa da' popoli asia- 
tici un assai proficuo commercio : giacché tinta in rosso 
si mette da' chinesi nell'apice de' loro beretti; lunga, e 
bella che sia, è il distintivo de' generali degli eserciti 
turchi , e persiani , ed impropriamente dicesi coda di ca- 
vallo; nell'India poi colla medesima ornasi la testa degli 
elefanti , e de' cavalli. Può vivere anche in Europa, la 
Inghilterra un maschio si unì più volte ad una vacca co- 
mune, e ne nacquero ibridi, 

4a 



65o 
Sp. .^. Bue Bufalo , Bos Buhàlus: 
Le Buf/le frane. Thè Buffato ingl. JOer Bùifet 
Ochse ted. 

Testa somigliante a quella del bue comune, ma. 
più grossa; orecchiette più grandi , e più puntute al- 
l' apice; parte nuda del muso più larga, più lun- 
ga, e più piatta; fronte più convessa; corna com- 
presse, trasversalmente striate, e con uno spigolo 
jiel lato inferiore, rivolte alquanto all' indietro j 
coir apice curvato in alto; giogaja piccola; petto 
assai largo; groppone ristretto; mammelle dispo- 
ste tutte in una fila trasversale; coda mediocre; 
pelo un po' lungo nella fronte, nelle guance, nel 
mento, fioccoso all'estremità della coda, brevissi- 
mo nelle altre parti del corpo; colore ordina'ria- 
mente nerastro in tutto il corpo , eccettuato il ciuf- 
fo della fronte, ed il fiocco della coda, che sono 
bianco giallastri . 

Shaw Gen. Zool. tom. 2. p. 2. pi. 211. fi^. 2. 
BuiT. Son tom, 29. pi. 3. 

Abita salvatico ne' paesi più caldi dell" Africa, 
e dell' Asia , domestico nell' Italia meridionale , 
nella Grecia , nella Persia , in Egitto ec. 

L'andatura, e lo sguardo di questo Lue ne annunzia- 
no la natia ferocia . Dicesi che libero sia più grande di uà 
bue comune, del quale ordinariamente i bufali domestici 
sono alquanto più piccoli . Teme l'eccessivo caldo, e cer- 
ca per ciò i siti ombrosi , ed umidi ; non può altrimenti 
durare al rigoroso freddo . Non vi ha forse erba , che esso 
ricusi di mangiare . Il muggito è più grave di quello 
del bue comune. Credesi, che ^bbia una eccellente me- 



66 1 
moria. Se con nna specie di cantilena sì ripeta il nome 
che gli si vuole imporre , mentre è anche giovane , non 
3o dimentica pii^i, e chiamato per quello , accorre pronta- 
mente. Solo ritorna alla mandra , quantunque ne sia 
assai distante : io porto opinione , che a far ciò gli 
serva anche l'odorato. Nel tempo degli amori i ma- 
schi combattono fieramente fra loro. Domestico conser- 
va in parte la naturale ferocia. Attesa la gran robu- 
stezza, di cui è fornito, domato che sia, rende impor- 
tanti servigi ali' uomo . Il latte è di buona qualità , e 
Berve a far burro, e formaggi; la pelle preparata ha varli 
usi 5 le corna sono ricercatissime da chi fa lavori di tor* 
no. La carne è ordinariamente ricusata da chiunque ab- 
bia modo di procurarsi quella del bue comune . Serve 
negli spettacoli detti cacce del toro. Nel Mogol si fa 
combattere col leone: il bufalo va all'assalto cercando 
da prima non già di ferire il nemico colle corna , ma ben- 
sì di mettergli i piedi addosso, e di gettarlo a terra: se 
in ciò riesce, s'adopera tosto di conficcargli le corna nel 
ventre, e di ucciderlo. Non è raro, che in si fatti com- 
battimenti rimanga il bufalo vincitore (i). 



(i) Non si vuole altrimenti confondere questa specie 
col così detto bufalo del Capo di B. Speranza, Bos ca- 
ftr , di cui V infaticabile Sparmann ha dato un'' accurata 
descrizione negli atti della R. Accademia delle Scien^ 
ze di Stocolma per Vanno 1777.} ^ nella storia del suo 
X>iaggio al capo suddetto» 



6^2 

Sp. 4' Sue Americano 5 Bos amerìeanus Lin. 
Gmel. 

jBo5 Sìson Lin. 

Z»e Bison cT Atneriquè frane. The american Bi" 
ìson ingl. JJer Nordamerikanische Bìsun Ochse ted. 

Testa non molto lunga ; muso mediocremente 
largo, colla parte estrema, e nuda alquanto rigonfia; 
fori delle narici larghi; setto grande; occhi pic- 
coli; così pure le orecchiette ; corna nerissime, as- 
sai distanti fra loro fin dalla base, piccole, roton- 
date, da prima ripiegate a' lati , indi rivolte al- 
l' in su; spalle assai alte con una gobba carnosa; 
groppone magro; estremità poco alte ; coda corta 
iioccosa air apice; pelo lungo nella testa, e soprat- 
tutto nella mascella inferiore , che ha una })arbcb 
pendente, lungo parimente nel collo, nelle spalle j 
e nella parte superiore delle estremità anteriori , 
corto nel rimanente del tronco, e dell'estremità; 
colore ordinario bruno-nerastro nella testa , e nelle 
ipalle , (ove talvolta bruno-rossigno), e nel fiocco 
della coda; fuliginoso nelle altre parti. 

Geoffr. , et F. Cuv. Mammif. fase, 12. fig. 6. 

Shaw Gen. Zool. tom. 2. p, 2. pi. 207. 

Abita nelle parti temperate dell' America set- 
tentrionale. 

II pelo è lanuginoso ed increspato, in inverno più 
folto, e più lungo, che in estate; la gobba delle spalle è 
più, o meno alta, secondo che questo bue è più o meno 
ben nutrito . Ha un odorato squisito i vive frammisto ai 
cervi in branchi assai numer/jsi lungo i fiumi, e nelle pia- 
nure umide; nutresi di canne, e di altre piante; lambe 
volentieri la terra impregnata di sale . E' più grande dei 



663 
maggiori bnoì domestici j la voce è alquanto simile al gru- 
gnire. Preso giovane si addomestica. Se ne fa la caccia 
per averne la carne, eh' è buona , la pelle, e la lana ; que- 
sta si iìla . Abbenchè sia timido , ed inseguito da' caccia- 
tori , e da' cani cerclii uno scampo nella fuga, pure se 
Tenga ferito, si rivolge furioso contro i suoi nemici, onde 
vendicarsi. Il Sig. C. Cuvier riflt-tte , che non è stato 
fatto sino ad ora un confronto abbastanza accurato del bi- 
sone americano coli' uro , e di essi parla in modo da far 
conoscere, che gli rimane qualche dubbio, se veramente 
appartengano a due distinte specie . 

Sp. 5. Bue Uro 5 JBos Urus , 

JBos taurus Jerus Lio. Gmel. 

Li Aarochs frane. The JfUd-Ox ingl. JDef 
Aver-Ochse ted. 

Forma della testa , e del collo poco diversa da. 
cjuella della specie precedente; il muso più largo; 
fronte convessa, più larga, che lunga; corna non 
altrimenti vicinissime agli occhi, hrevi, curvate al- 
l'in su; spalle alquanto elevate, assai meno però, 
che nella specie precedente, e senza gobba carno- 
sa ; groppone non troppo magro ; estremità assai 
alte, le posteriori più delle anteriori ; coda alquan- 
to lunga; pelo molle, lungo soltanto nella fronte, 
nel vertice, e nel mento, attorno al collo, nel mez- 
zo del medesimo superiormente , e longitudinal- 
mente sino alle spalle, e nell'apice della coda^ co- 
lore ordinariamente bruno . 

GUibert Opusc. Phyt. et Zoo!, tab. 3. 

Abita nella Moscovia , ed in alcune parti dell* 
catena de' monti carpazj , ec. 



664 
Anche qaesfo bne tramanda «n (|nalche odor di mn- 
Schio 5 il pelo è di due sorte, 1' uno cioè corto, spesso, 
fulvo, o bruno, che asconde la cute; l'altro, nelle parti 
indicate poc'anzi, notabilmente più lungo, e di colore 
Iruno-carico. Le femmine hanno la testa più piccola di 
quella de' maschi, il pelo più molle, e meno copioso nel- 
la fronte, sul collo ec. La lunghezza mistirata dalla pun- 
ta del muso sino alla base della coda suol essere di io 
piedi circa ne' maschi adulti , l'altezza presa tanto dalle 
spalle, quanto dal s^roppone di 6 piedi . Ama dì stare vi- 
cino ai fiumi : nella stagione o ^^ida , o mite si nutre di 
erbe, npll'inverno de' giovani rami degli arbusti , e de' li- 
cheni. E' dotato di grandissima forza , combatte co' piedi, 
e colle corna , vince ordinariamente j^li orsi , correndo a 
testa bassa contro i medesimi, e cercando d'infìger loro le 
corna nel ventre, o almeno di gettarli in alto, onde per 
la caduta soffrano grandemente , e ben presto sen niuoja- 
no. Provocato che sia dall' uomo , si difende con incredibi- 
le furore, e coraggio, insegue questo suo capitale nemico, 
allorché fugge, e lo raggiugne facilmente. In tal caso il 
miglior partito da prendersi dall' uomo è quello di lasciar- 
si cadere in terra, fìngendo di esser morto. L'uro allora 
sì contenta di rivolgerne alquante volte il corpo, e di ri- 
guardarlo attentamente, indi illeso lo lascia, e se ne va 
altrove. E' cosa pericolosa l'imbattersi in un maschio cal- 
do d'amore, ovvero in una f<mmina lattante: ammendue 
assalgono spesso gli animali, che incontrano, il primo ec- 
citatovi da un furore cieco, l'altra dal timore, che 
le vengano rapiti i figli. La femmina, al dire di Gi- 
libert, dopo uadici mesi di gravidanza partorisce d'or- 



665 
dinano un sol figlio. Se ne mangia la carne, la pelle 
essendo il doppio più grossa di quella del bue comune, 
può essere convertita in un eccellente cuojo . Non vi ha 
motivo di credere , che il pelo lungo non possa servire a 
far panni ^ le unghie, e le corna si cercano per quel me- 
desimo fine, onde sono raccolte codeste parti del bue co- 
mune. Vien preso co' lacci , o dentro fosse scavate profon- 
damente, e ricoperte di fresca erba, affinchè non se ne 
accorga, e non le eviti. Volendolo morto, si usano con- 
tro di esso i fucili , le lance ec. 

Sp. 6. Bue comune, Bos taiirus : 

JBos taurus domesticus Lin. Gm. 

Le Boeuf domestique frane. Tìlq common Ox» 
ingl. Der zahme Ochse tecl. 

Testa non molto bislunga; muso notabilmente 
largo; fronte piana, più lunga, che larga; corna 
rotondate, varie per la grandezza, e per la curva- 
tura, talvolta nulle; giogaja per lo più grande; 
spalle rare volte gobbe , e notabilmente più alto 
del groppone; questo pure grosso; estremità me- 
diocremente alte ; coda in proporzione più lunga 
di quella delle specie precedenti, quasi sempre 
fioccosa all'apice; pelo corto, eccettuato quello 
del detto fiocco; colore vario. 

Shaw Gen. Zool. toro. 3. p. 3. pi. 2o8. 

1, 

E originario dell'antico continente, donde fu 

dagli europei condotto nel nuovo . Non si sa cori 
certezza, che ora esista libero in veruna parte dei-i 
la terra. 



665 
Solivi non pochi zoologisti , ì quali credono, che il 
Jjtie comune derivi dall'uro, quindi li riuniscono am- 
niendue nella stessa specie. Il Sig. G. Cuvier dppop,-,iato a 
tuone ragioni è di contrario avviso. Oltre le difFvrenzej 
che sono state indicate nel dare i caratteri specifici di 
questi due buoi , ve n'hanno altre di non lieve momento. 
Imperocché il bue comune ha le corna situate alle estre- 
mità della cresta trasversale del cranio, mentre questa 
nell'uro è al di là delle corna. In oltre il bue comune 
Ila i3 paja di coste, e l'uro ne ha i4 paja. Si aggiun- 
ga, che il primo è sempre assai più piccolo dell'altro, 
quantunque viva in mandre quasi libere in que' medesi- 
mi paesi, ove trovasi l'uro. Laonde né dalle fatiche del- 
l'agricoltura, né dalla differenza del nutrimento, né a 
Terun' altta sufficiente causa si può attribuire la supposta 
degenerazione . Molte , e grandi differenze si osservano 
ce' buoi comuni. Alcuni di essi, a cagion d'esempio, 
hanno le corna assai grandi, ed assai grosse; ed altri ne 
lianno appena un vestigio. La direzione poi delle mede- 
sime é non di rado notabilmente varia in quelli pure del- 
la stessa razza . Né la guaina cornea è sempre corrispon- 
dente alla prominenza ossea sottoposta. Imperocché é que- 
sta talvolta ridotta ad un piccolo tubercolo , cui ricopre 
una guaina ben grande , attaccata soltanto alla pelle , e 
lìioventesi in un con essa , ed in qualche caso giù pen- 
dente. Questo fatto attestato già da Aristotile di certi 
tuoi della Frigia, e da Eliano di alcuni buoi eritrei, 
è confermato da moderne osservazioni fatte ne' buoi co- 
muni, e domestici dell'India, e dell'America. Il dorso 
pure ci presenta in questa specie altre riuiarchevolissime 



667 
differenze. Il Bue comune vivente nell'Asia, e chiamato 
Zebù ^ lia d'ordinario una gobba pinguedinosa sulle spal- 
le, talvolta ne ha una seconda nel mezzo del dorso. Tac- 
cio delle grandi differenze, che si osservano nel colore del 
pelo, e nella mole del corpo di questo bue, il quale è ta- 
lora sì piccolo, sebbene adulto, da non pesar più di du- 
gento libbre. Sovente il bue comune domestico lambesi 
questa , o quella parte del corpo , e colla lingua coper- 
ta di uncinetti più, o meno duri, e ricurvi all' indie- 
tro, stacca il pelo, che poscia inghiottisce. Disceso que- 
sto nel rumine si aduna in una , o più palle rivestite da 
una crosta bruna, d'ordinario liscia, e rilucente. Si fat- 
te palle dette da alcuni impropriamente egagropili, ren- 
dono necessariamente meno spedita la funzione del rumi- 
nare, e p» r ciò stesso sono in qualche modo nocive al 
Lue comune. Non vi ha poi chi ignori quali siano le 
maniere di vivere di questo ruminante , e quanto grandi 
vantaggi arrecchi esso all'uomo. Il perchè reputo inutile 
il discorrerne (ij. 



(i) Le ossa fossili di lue trovate in varie parti d'' Eu- 
ropa , cZ' Asia , e di America hanno molta somiglianza 
con quelle delle specie viventi. Alcune semhran del 
lue comune^ altre deW uro , altre del bue muschiato. 
I Granii fossili appartenuti già ad animali di questo gè- 
nere, che sì frequentemente si disotterrano nella Sibe- 
ria poco differiscono da quelli dì certi grandi hufali 
salvatici delV India denominati Arni. 



668 

ORDINE OTTAVO 



DE' CETACEI. 



I 



cetacei si distinguono facilmente eia 
tutti gli altri mammiferi per la mancanza 
delle estremità posteriori. Il cervello vario 
per la grandezza ha gli emisferi assai svi- 
luppati . I minuti occhi sono conforma- 
ti in tal guisa , che possono scorgere gli 
oggetti anche a traverso dell'acqua. In va- 
no ne' cetacei si cercano le orecchiette , vi 
ha bensì un meato uditivo esterno , ed in- 
ternamente vi sono tutte quelle partii, che 
costituiscono essenzialmente l'organo dell'udi- 
to degli altri mammiferi. L'osso pietroso, 
che le contiene è attaccato al rimanente 
del cranio soltanto per mezzo di legamenti. 
Attesa la somma brevità delle vertebre cer- 
vicali , le quali non di rado sono saldate 
insieme, il collo dei cetacei è assai corto, 
e capace di movimenti poco variati. Nei Ia- 
ti del petto attaccate sono le estremità an- 
teriori , internamente formate da quasi tutte 
le ossa , che si trovano in quelle degli altri 
mammiferi . Tali ossa sono corte , ed assai 
depresse, ed involte da' muscoli, da' tendini, 
e dagl" integumenti per guisa , che ordina- 



6Gg 
riamente ài esse non sì scorga alcun esterio- 
re indizio , e le dette estremità sembri- 
no piuttosto alette, o pinne simili a quelle 
de' pesci, anziché braccia, o gambe ante- 
riori. Il tronco ha la figura di cono più, 
o meno lungo, e finisce con una parie ri- 
stretta, alla quale è attaccata una specie 
di natatoja depressa,, ed orizzontale, e non 
altrimenti compressa, e verticale qual* è la. 
pinna della coda de' pesci . Neil' introduzio- 
ne generale dissi già , che Aristotile conob- 
be le dilTerenze essenziali j che vi hanno fra 
i cetacei ed i pesci; che Linneo per qualche 
tempo da' pesci non li disgiunse, e che po- 
scia ne formò un ordine a parte, e lo mise 
nella classe de^ mammìferi. Il Sig. G. Cuvier 
ha maggiormente esteso un tal ordine , dan- 
do in esso luogo ad alcuni generi , che Lin- 
neo aveva confuso coi trichechi , e mostran- 
doli affini ai cetacei linneani , sì per la man- 
canza delle estremità posteriori , come pure 
per altri caratteri molto rilevanti. Seguendo 
le tracce di questo sommo zoologista divido 
il presente ordine in due famiglie. 



0jo 

FAMIGLIA PRIMA 



D«' Cetacei erbivori . 



D 



'entij o di più sorte, o se di una sola non 
«empliceniente conici; fori esterni delle narici non 
aventi l'ufficio di lasciare uscire l'acqua entrata 
in bocca in un col cibo; setole lunghe attorno alla 
Locca; sovente ancora pelo sparso nel corpo; 3 
poppe nel petto. 

La testa di questi cetacei non è mai molto grande; 
il muso è sempre ottuso , e breve . Le estremità ante- 
riori sono compresse , ma non molto, e possono servire per 
tenere stretto al petto un qualche corpo, a cagion d'esem- 
pio, le madri possono portare con esse i figli lattanti; la 
coda non è molto grande, però robusta. Non solamente 
nuotano con agilità, ma possono eziandio sollevare la 
parte anteriore del corpo, si, cìie formi colla posteriore 
un angolo non molto ottuso. Non vengono mai a terra, 
per lo più costeggiano le rive del mare , alcuni entrano 
ne* grandi fiumi; mangiano le piante, che crescono in vi- 
cinanza delle rive . Sotto la cute hanno un abbondante 
grasso; buono è il sapore della carne de' giovani . Proba- 
bilissimamente appartengono alla presente famiglia i cosi 
detti uomini, e le così dette donne marine, non che le 
sirene di certi viaggiatori , i quali è a credere , che non 
abbiano veduto codesti animali , clieda lungi , e siano sta- 
ti ingannati dalla situazione delle poppe , e dalla posizio- 
ne quasi eretta , in cui allora si trovasse la parte anteriore 



del corpo . Ebbero poi senza dubbio grave torto que' siste- 
niatori , i quali misero codesti cetacei nel genere tricheco 
jnanifestan?ente fornito delle estremità posteriori . I mo- 
derni zoologisti quasi tutti d'accordo ne distinguono tre 
diversi generi . Furono questi da Illiger insiem riuniti in 
una famiglia detta delle sirene, ed appartenente air ordine 
de' nuotanti natantia , in un con altra famiglia detta 
de' cetacei , cete . Blainville li mise da prima fra gli 
tingologradi , indi fra i gravigradi dopo gli elefanti. Il 
Sig. G. Cuvier con tutta ragione li reputò, come ho det- 
to di sopra , meritevoli di aver luogo in quel medesimo 
ordine, che racchiude i cetacei di Linneo, e di formare 
da se soli la presente famiglia. 

Gen. 1. Manate, Manatus (i) Cuv. 

Testa piccola , conica ; muso largo ', occhi pie-- 
coli, situati in alto fra 1' estremità del muso, ed i 
fori uditivi j ffuesti appena visibili; apertura della 
Locca assai piccola ; ne' feti incisivi ^ piccoli , ca- 
duchi , negli adulti niun incisivo; niun canino; mo- 
lari y| a corona quadrilatera , con due colline tra- 



(i) Gli eruditi naturalisti non sono fra loro d'' accor- 
do intorno aW origine di questo nome. Chi pretende 
che sia stato preso dalla lingua di questa, o di quella 
trilli d'' uomini salvatici d''una^ o d" altra parte deWA- 
inerica ; chi lo vuole d' origine spagnuola , derivato 
cioè dal vocabolo spagnuolo mano , che significa non 
solamente la mano, ma tutto il braccio ancora. 



^7* 
sversali nel piano triturante; collo grosso, non SU 
stinto dal tronco; questo anteriormente assai vo- 
luminoso; estremità corte; unghie depresse , e pic- 
colissime in tutte le dita, eccettuato però il polli-s 
ce; coda larga, non molto depressa. 

Nelle estremità de' manati si scorgono esterni indizj 
delle dita, le quali godono di qualche libertà. Ogni col- 
lina trasversale de' molari ha due, o tre punte ottuse, 
che in seguito si logorano . L' osso pietroso è separato dalle 
altre ossa del cranio, inserito però in una corrispondente 
cavità dell'osso temporale. Il collo di questi cetacei non 
Ila che sei vertebre brevissime; sedici sono le coste, e le 
vertebre dorsali ; due sono le vertebre lombari , ventidue 
quelle della coda . Non vi ha alcun vestigio di pelo . 
Oltre l'omoplata, l'omero, il cubito, il raggio nelle 
estremità trovansi gli ossetti del carpo , eccettuato il 
60I0 pisiforme, vi sono pure tutti quelli del metacar- 
po; non vi hanno le falangi del pollice , e F ossetto 
corrispondente del metacarpo finisce con una punta ; ogni 
altro dito ha tre falangi . Lo stomaco è diviso in più ca- 
vità ; il cieco La due rami, ed il colon è qua, e là ri- 
gonfio. Vivono i manati in famiglie numerose , e pacifi- 
che in vicinanza delle rive o del mare, o de' grandi fiu- 
mi, ne' quali entrano talvolta. Nutronsi di fucili, e di 
altre piante acquatiche. Dalla carne di essi, e dal grasso 
ritraggono alcuni popoli , e non di rado ancora i navi- 
ganti il necessario nutrimento . DicesI , cbe il latte ab- 
bia un sapore simile a quello del latte di pecora. . 



675 

Sp. Manato americano 3 Manatus americanus 
Desm. 

Trichecus Manatus Lin. 

Le Liamantin d' Amérique ^ le boeuf, la vaché 
inarine frane. The guiana Trichecus ingl. JJer Ma- 
nati (ter SildLichen Meere ted. 

Pelle grigia , rugosa , senza pieghe ; poco pelo 
nelle estremità , e nella coda , quasi niuno nel ri- 
manente del corpo . 

N. Dict. d'Hist. Nat. tom. 18, pag. 2i3. pi. 6^j 
fig. 4. 

Abita sulle coste d' America , entra nel fìum© 
Orenoco , in quello delle Amazzoni ec. 

Ha un abbondante grasso j talvolta è lungo 20 piedi, 
e pesa 8000 libbre. La carne de' giovani è di buon sapore. 
JVon fugge altrimenti l'uomo. Dicesi, che talvolta addi- 
venga quasi domestico , e che accorra chiamato , e prenda 
il cibo dalle mani . Il lapis ìnanati un tempo tanto ri- 
cercato per la cura delle malattie delle vie tirinarie, non 
è che l'osso pietroso della presente specie (i) (2). 

(1) Sulla costa occidentale cf Africa , all' imhoccatu- 
ra de"* fiumi rinvìensi un manato, che ha la testa più 
corta di quello <i' America , ma più alta ; le fosse na- 
sali , e le temporali più larghe, e più corte ec. Per questi, 
ed altri simili caratteri il Sig. G. Cuvier lo crede di 
una specie distinta, da lui chiamata nìànatnssencgàìensis. 
La pelle di questo manato è di colore cinericio-nerastro, 

(2) In diverse parti della Francia sono state disot- 
ferrate ossa fossili di manati, a quel che pare , diversi 
(lai viventi . Vedi Cuv. Ossem. foBsil. tom. 4- part, 9. />aj. 
31-37. 



674 
Geo. 3. AlicorCj Halìcoré (1) Ulig. 
Testa mediocre; muso grosso, ottuso; occhi 
rnediocremente grandi ; incisivi superiori 2 non ca- 
duchi, conici, compressi, non curvi, ben lunghi, 
coperti però in gran parte dalle labbra , e dai mu- 
etacchi, qualora la bocca sia chiusa ; niun incisivo 
inferiore negli adulti , ( forse f2 piccoli , e caduchi 
ne' giovani ) , molari ^--l, ognun d'essi come com- 
posto di due coni da un lato insiem riuniti ; gli 
altri caratteri, a quel che pare, comuni a questo 
genere, ed al precedente, eccetto che la coda è 
in proporzione più lunga. 

Lact*péde stabilì questo genere, e lo chiamò Dugong; 
lo ammise Tiedeinann, e lo disse Uugungus . Né l'uno, 
uè l'altro nome piacque ad Illiger , il quale vi sostituì 
quello , che io ho adottato . In fuori de' caratteri presi 
da' denti , gli altri non sono stati fino ad ora determinati 
colla dovuta precisione . Le maniere di vivere non sem- 
brano diverse da quella de' manati . 

Sp. unica. Alicore Dugone, Halicore Dugong» 

Trichecus 2Jugong Lio. Gniel. 

Dugong indicus Lacép. 

Dugungus indicus Tied. 

Le Dugong frane. The indiali Walrus ingi, 
Der indische Dugong ted. 

Occhi cerulei; corpo parimente ceruleo nel dor- 
so, biancastro nel ventre 3 coda a mezza luna. 



(i) Da àXtKQi i j;, òv — marino e da KOfìj — gio^ 
Vinetta^ figlia. 



675 

Renard. Poissons des Indes pi. 34. fìg. 180. 
Abita sulle coste delle Isole Filippine ec. 

Molti viaggiatori hanno confusa co' manati la presen- 
te specie, della quale poco si sa di certo. Secondo alcuni 
il maschio è piìi grande della femmina, e la carne di essa 
nel sapore somiglia quella di vitello . 

Gen. 3. Kitina, Hythina (l) Tlliger, 
Testa piccola 5 bislunga, quasi (juadrilatera , 
vertice piano, setto delle narici grosso; fori delle 
medesime ben grandi; occhi piccolissimi, ugual-* 
mente distanti dall' estremità del muso , e da' fori 
uditivi esterni; questi assai piccoli ; labbra doppie, 
cioè ogni labbro diviso, mediante un solco trasver- 
sale , in due parti, l' una interna, l'altra esterna, 
ed oltremodo tumida , e porosa ; canini, ed incisivi 
nulli; molari ^ composti, attaccati semplicemente 
alle parti molli, né inseriti negli alveoli; estre- 
mità senza falangi delle dita, e senz'unghie; co- 
da grossa, robusta, rigida, che finisce con una sor- 
ta di pinna larga, e corta. 

Dell'accurata descrizione dell'unica specie di questo 
genere, che lia dato Steller (2) ho estratto i caratteri, 
elle mi sono sembrati generici. Non vi sono, che 6 ver- 
tebre nel collo . I molari hanno nella superficie inferiore 

______ ^^ 

(i) Da puri? — ruga f grinza della pelle. 

(2) Nov. Comment. Accad. Petrop. tom, 2. pag. z^i- 

e scg* 



676 

moltissimi fori, ne' quali s'insinuano 1 vasi, ecl i nervi; 
la superfìcie triturante di questi denti ha varj canali an- 
golosi , e tortuosi ; lo stomaco è semplice , il cieco è assai 
grande. Sonvi due ossetti innominati, e per ciò un vesti- 
gio di pelvi. Il nutrimento consiste in fuchi marini. Il 
genere presente è detto Stellerà dal Sig. G. Cuvier. 

Sp. unica. Ritina di Steller, Rytina Stelleri , 

Trichecus horealis Lin. Ginel. 

Le latnantin de Karntschatha frane, Tlie Sea" 
Ape 31anati ingl. JJer Ma/iati der Nòrdlichen 
Jlfeere ted. 

Pelle nera, scabra, rugosa, screpolata; seto- 
le dure ne' monconi delle braccia; parte estrema, 
della coda falcata. 

Abita nelle parti settentrionali del mar pacifico. 

Gli cecili hanno l' iride nera; le setole de' mustacchi 
sono bianche, e grosse quanto una penna di piccione; la 
lingua è puntuta nelF estremità. La pelle è composta di 
quasi innumerevoli tubetti verticali , ed è tanto dura , e 
tenace, che a stento si taglia con un' accetta . Dalle spalle 
sino al bellico il tronco è assai grosso; si ristringe tutt' a 
un tratto dopo il bellico verso la coda; l'estremità di 
questa è larga sei piedi, e mezzo, lunga pollici sette, e 
mezzo. Lo stomaco è lungo 6 piedi, e largo 5. Ama di 
stare ne' siti fangosi, ed arenosi là, ove i torrenti sbocca- 
no in mare, Steller lo crede monogamo. Vive in fami- 
glie composte d' un maschio , e d' una femmina adulti , 
f de' figli ancor piccoli ; in primavera si uniscono i ma- 
schi alle femmine, queste partoriscono un figlio solo dopo 



«77 
la sfravldanza ài is-r5 mesi . E' mite, ed offeso non sì 

difende, ma fugge. Ferito un individuo, accorrono gli 
altri. Presa, ed uccisa la femmina il maschio rimane per 
più giorni in vicinanza del lido, ove trovasi il cadavere 
della sua compagna. La carne è buona; il grasso è abbon- 
dante , e di molta utilità a que' di Kamtschatka ; colla 
pelle fabbricano alcuni popoli settentrionali le loro bar- 
chette. 



FAMIGLIA SECONDA 

De' Cetacei carnìvori . 



D 



'enti o nulli, ovvero eli una sola sorta, o 
sempiicemetite conici; narici dirette ali' alto j ed 
aventi l'ufficio di mandar fuori l'acqua soverchia, 
entrata in bocca in un col cibo; niun pelo, e niu-, 
na setola in tutto il corpo; 2 poppe ventrali. 

I cetacei , di cui ora trattiamo si allontanano dai 
mammiferi quadrupedi anche più di quelli della preceden- 
te famiglia . Alcuni di essi sono affatto sprovveduti di den- 
ti , ed in vece hanno molte lamine cornee attaccate alla 
gengiva della mascella superiore, altri non hanno denti , 
che in una sola mascella, altri in ammendue. La figura 
poi, e talvolta ancora la direzione di tali denti, ben mo- 
stra , che non sono essi destinati a masticare il cibo. En- 
tra questo nella bocca insiem con una quantità di acqua , 
la quale se tutta fosse da' cetacei carnivoji inghiottita. 



^ 



678 

sarebbe senza dubbio a' me<5eslmi cagione ài «rave nocn- 
mento. Né già per mezzo della bocca stessa poteva essere 
mandata fuori , senza die gli animali , di cui si ha a nu- 
trire il cetaceo, ne uscissero essi pure. Era quindi ne- 
cessario, che per li fori delle narici la detta acqua ve- 
nisse espulsa. Quindi una particolare disposizione del velo 
palatino obbliga l'acqua ad entrare in un sacco situa- 
to all'orificio esterno della cavità nasale, e per la con- 
trazione di validissimi muscoli , che ristringono la capa- 
cità di detto sacco , ad ascendere ne' canali anzidetti , e 
ad uscir fuori con molto impeto, ed a formare uno, o 
due getti ben alti , secondo, che i due canali, o si riu- 
niscono in un solo verso l'estremità, o rimangono costan- 
temente distinti. I cetacei, di cui parliamo respirando al 
pari di tutti gli altri mammiferi l'aria libera, né poten- 
do sospendere per lungo tempo questa funzione , hanno 
bisogno di un mezzo facile di respirare, quand'anche la 
tocca loro sia immersa nell'acqua. Quindi la laringe è 
situata dentro le stesse narici , e li tubi anzidetti sono le 
strade, per le quali ordinariamente viene introdotta l'a- 
ria, che indi va al polmone. Le estremità anteriori, o 
sia le pinne pettorali de' cetacei carnivori sono quasi 
sempre affatto inette a stringere al petto un qualsiasi cor- 
po , e sono sprovvedute di unghie, e compresse, e con- 
formate in guisa , da avere moltissima somiglianza colle 
pinne, o sia alette de' pesci. Allorquando però se ne esa- 
mina l'interna struttura, vi si trovano le ossa corrispon- 
denti a quelle delle estremità anteriori de' mammiferi qua- 
drupedi , non escluse le falangi , le quali sogliono anzi 
esservi in un numero maggiore dell' ordinario. Delle estre- 



679 
itiità posteriori rittìane un qualche vestigio in due ossicini 

immersi nelle carni là dove comincia la coda . Ha questa 
una pinna larga, e molto depressa, fornita di robusti mu- 
scoli, e capace di essere sollevata, ed abbassata con molta 
forza . La superfìcie esterna degli occhi è depressa , la 
sclerotica è dura , ed assai grossa . I fori uditivi sono pic- 
coli , e l'osso pietroso è separato dalle altre parti del era-» 
nio, immerso nelle carni, e come sospeso mercè di lega- 
menti . L' olfatto credesi generalmente in questi cetacei 
assai debole sì per la tenuità del nervo olfattorio, come 
ancora per 1' uso , che hanno le narici di espellere l'acqua 
entrata nella bocca. La lingua suol essere piccola, spu- 
gnosa , e quasi affatto senza papille , ed assai poco mo- 
bile . La cute molto grossa , e sovrapposta ad un ab- 
bondante lardo, non può credersi dotata di un tatto dili- 
cato. Questi cetacei , vivono, generalmente parlando, nel 
mare; si nutrono di animali d'una, o d'altra classe: lo 
stomaco di essi ha d'ordinario più cavità, e gl'intestini 
sono assai lunghi . Alla presente famiglia appartengono i 
mammiferi pliì grandi, che si conoscano, al cui confronto è 
l'uomo piccolissimo. Pur tuttavia osò egli già da gran 
tempo di muovere a' medesimi una sanguinosissima guerra , 
né cessò mai dal farne orrenda strage , inseguendoli fra i 
ghiacci polari, ove fuggendo quest'implacabile loro nemi- 
co, sono stali essi costretti di cercare un qualche asilo. Il 
Sig. Lacépéde divise codesti cetacei in due ordini, desu- 
mendone i caratteri dalla presenza , o mancanza totale Ji 
denti. Il Sig. G. Cavier propone di separarli in due tribù: 
nella prima annovera egli qae' generi , ne' quali la testa 
ha la proporzione ordinaria col rimanente del corpo , Is 



68o 
seconda comprende i generi , ne' quali la testa è eli ecces- 
siva i^randezza . Una tale divisione mi sembra più dtll' al- 
tra conforme alT indole, e natura degli animali, di cui 
trattiamo, e per ciò le dò la preferenza, e divido io pure 
la presente famiglia in due" sezioni , o tribù , che vogliano 
chiamarsi . , 

Sez. 1. Testa, che ha con tutto il corpo la prò-» 
porzione ordinaria. 

Gen. 1. Delfino, JDelphinus (i) Lin. 

Forma della testa molto varia ; un solo foro 
esterno delle narici, fatto a mezza luna , e situato 
nel vertice; per lo più in ambe le mascelle denti 
conici, piantati verticalmente, ed in numero mag- 
giore, o minore; rare volte o l'una, o 1' altra ma- 
«cella, ed in pochissimi casi, se pure si danno, 
tutt'e due affatto senza denti; tronco assai bislun- 
go; pinna delia coda larga, biforcuta. 

Non solamente per meno de' teste indicati caratteri i 
elei fini si distinguono dagli altri cetacei carnivori, ma ne 
differiscono pure per le maniere di vivere. Sono essi agi- 
lissimi sì per nuotare , come anche per far salti talora 
considerevoli; stanno ordinariamente in alto mare, né si 
accostano alle rive, che qualora ve li sospingano le bur- 
rasche, ovvero siano d'amore caldi, e furibondi; in tor- 
me numerose vanno vagando or qua, or là, ed inseguono 



(i) I)a Jf A®K , o ^èXpiv nome usato dagl'i antichi 
scrittori greci ^cr indicare il delfino comune . 



68 r 
3 pesci, de' quali divorano grandissimo numero. Alcune 
specie sembrano dotate di qualche intelligenza, e capaci 
di essere sino ad un certo segno educate dall' uomo , e di 
affezionarglisi . Lacépéde (i) ne ha formato quattro generi 
distinti, che Illiger ridusse a tre soli. St Gerardin (2) per 
l'opposto col nome generico di cachalot (cetus) volle in- 
dicare non solamente i delfìni , ma eziandio gli altri cetacei 
carnivori forniti di denti ; li divise poscia in otto fa- 
miglie corrispondenti esattamente ad altrettanti generi sta- 
biliti da Lacépéde. G. Cuvier , Blainville , Desmarets 
pensano, che si debba lasciare intatto il genere linnea- 
no ; lo dividono però in otto sotto-generi . Cuvier nel far 
ciò segue quasi sempre le tracce di Lacépéde, Blainville 
prendendo in considerazione le differenze principali, che 
ci presentano le varie specie di questo genere, con molta 
sagacità ne fa una divisione in parte nuova, ed a parer 
mio assai migliore di tutte le altre. Il perchè io l'adot- 
to , senza però dare ai varli gruppi il titolo di sotto-ge- 
neri , e senza far uso de' nomi imposti a' n>edesimi da 
Blainville , perchè non mi sembra necessario 1' aggiugnere 
il peso di ritenere questi nomi alla memoria degli studiosi 
già quasi oppressa dall' eccessivo ninnerò de' nomi delle 
classi , degli ordini , delle famiglie , de' generi , e delle 
specie. 



(r) Hist. Nat. des Cétacés à Paris an. XIL in 4. ^ 
(2) Dict. des Scienc. naturélles articolo Cachalot, 



682 

* Muso prolungalo in una speci'e di rostro mol- 
to sottile 5 e molto lungo, non separato dalla fron- 
te per mezzo di un solco j parte posteriore delle 
mascelle assai ristretta ; molti denti inammendue; 
una sola pinna dorsale 3 ovvero una sola piega lon- 
gitudinale della pelle del dorso , appena elevataj 
e situata un po' indietro. 

Sp. 1. Delfino di Geoffroy, JDelphinus Geoffren- 
sis Blainv. 

Le JDauphin de Geoffroy frane. 

Fronte assai convessa, mascelle di ugual lun- 
ghezza, ottuse air apice; denti ~'^ conici, ottusi ^ 
equidistanti, a superficie rugosa; angoli delT aper- 
tura delle narici rivolti verso la coda; tronco quasi 
cilindrico; soltanto una piega longitudinale nella 
parte posteriore del dorso; pinne pettorali assai 
grandi; colore grigio nelle parti superiori, bianco 
nelle inferiori. 

Abita probabilmente nel mare del Brasile . 

I denti dell'estremità delle mascelle sono più piccoli 
degli altri y gli occjii non distano molto dalla unione delle 
labbra , e vi stanno sopra ; le pinne pettorali sono molto 
fra loro vicine. 

Sp. 3. Delfino coronato, Uelphinus coronatus 
Blainv. 

Le Uauphin couronné frane. 

Fronte convessa ; mascelle aguzze all' apice , 
l'inferiore piti lunga della superiore ; demi ^^ pic- 
coli , conici, aguzzi; una pinna falcata, piccola 
sul dorso; pinne pettorali mediocri, quella della 
6oda fatta a mezza luna; colore tutto nero, eccet- 



683 
to che sulla fronte vi sono 2 cercli) gialli , e con-t 
Centrici . 

N. Builetin de la Société Philom. tom. 3. pi. 
1. Eg. 2. 

Abita nel mare glaciale . 

Non diffida dell' uomo, e va in torme numerosey tale 
è l'impeto con cui caccia fuori l'acqua per l'unico ester- 
no foro delle narici , che la parte superiore del getto 
somiglia ad un vapore , che non s' innalza più dì dieci 
piedi y nuota descrivendo archi di cerchio j è lungo 3o-3Si 
piedi . 

** Muso prolungato in una specie di beccolo 
mediocremente lungo, largo alla base, e rotondato 
air estremità , separato dalla fronte mediante un 
solco; mascelle più larghe nella parte posteriore , 
che nell'anteriore; molti denti distribuiti in tutta 
la lunghezza delle mascelle; una sola natatoja dor^ 
fiale . 

Sp. 3. Delfino volgare 5 Delphlniis Delphìs Lin. 

Le Dauphìfi ordinaire frane. The Dolphìn ingl. 
Der gemeine Delphìn ted. 

Testa conica ; muso bislungo , e depresso come 
il becco di un'oca; occhi situati quasi nella stessa 
linea della bocca; fronte non rigonfia ; mascelle di 
ugual lunghezza; denti conici, un po' ricurvi, sot- 
tili , puntuti; tronco conico 5 ben proporzionato; pin- 
ne pettorali mediocri, ovali, attaccate nella parte 
inferiore del petto; pinna dorsale piccola, un pò* 
ricurva, non molto aguzza all'estremità; pinna del- 
la coda assai larga, falcata, ripiegata ne' lati al- 
l'in su; colore nero nelle parti superiori , biancf^ 
nelle inferiori, 



684 
Geoffr. et F. Cuv. Mammif. livr. l5. pi. 6. 

Lacépéde Cétac. pi. i3. fìg'. l. 

Ahitsb quasi in tutti i mari; entra talvolta an- 
che ne' fiumi , 

Grandicelle sono le palpebre; la pupilla è cordlforme 5 
li due angoli dell'apertura lunata delle narici sono rivoli 
ti verso il muso; le parti interne dell'organo dell'udito 
sono assai sviluppate, la lingua è intagliata nell'orlo, ed 
ha alquanti fori alla base; il numero de' denti è assai va- 
rio, talora ve n'hanno Sz in ogni mascella, talora poco 
pivi, poco meno di 100; il cervello è assai grande; il 
diametro del medesimo sta a quello della midolla allunga- 
ta come 182:14» il collo è brevissimo, avente 7 vertebre 
assai corte; le vertebre dorsali sono i3, tutte le altre pre- 
se insieme ordinariamente 53, talvolta 63; la pinna dor- 
sale racchiude nella sua base alcuni ossicini corrisponden- 
ti alle sottoposte vertebre. Va in amore in autunno; la 
gravidanza dura, secondo Aristotile, dieci mesi ; in ogni 
parto nasce ordinariamente un sol figlio, rare volte due. 
La madre lo allatta , mettendosi di fianco, e sollevando la 
parte posteriore del corpo. Cresce prontamente. Vive in 
torme numerose; gl'individui, che le compongono danno 
non equivoci segni di amarsi scambievolmente ; giacché si 
soccorrono gli uni gli altri , e mostransi dolenti , allor- 
ché ad un d'essi accada qualche infortunio. Ciò si av- 
vera in ispecial modo de' maschi adulti verso le loro 
femmine, e delle madri verso i loro figli ancor teneri. 
Sembra certo , che sia capace di essere educato dall' uo- 
mo , di divenire quasi domestico , e di nudrire molto at" 



685 
taccamento per chi lo benefica. Allorquando sia imminen- 
te una Lnrrasca sogliono essere questi delfini in gran mo- 
vimento. Se ne mangia la lingua, che dicesi di buon sapo- 
re 5 la carne è dura, e difficile da digerire; si tien conto 
del grasso, o sia olio, di cui abbondano. La lunghezza 
totale è di 8-10 piedi. 

Sp. 4- Delfino Soffiatore 5 Delphinus Tursio Boa- 
naterre. 

Le Souffleur frane. 

Testa più rigonfia di quella della specie prece- 
dente ^ rostro più ristretto, meno depresso 5 ed ia 
proporzione più breve; mascella inferiore alquanto 
più lunga della superiore; denti f-f^fj diritti, 
<]uasi cilindrici, ed ottusi all'apice; pinne petto- 
rali ristrette, un po' incavate nell'orlo posteriore, 
fra loro assai vicine; pinna dorsale piccola, e co- 
me ricurva all' indietro; pinna caudale di mediocre 
grandezza, fatta a mezza luna; colore nerastro 
nelle parti superiori, bianco nelle inferiori. 

Lacépéde Getac. pi. l5, fig. 2. 

Abita nell'oceano, e nel mediterraneo. 

Al di là della pinna dorsale incomincia una carena 
longitudinale, che continua sino alla coda. La lunghezza 
totale è talvolta di i5 piedi, e più. Giusta il parere di 
Desmarets alla presente specie appartengono il Delphinus 
orca di Rondelezio , e V orque di Buhamel . Diversa però 
n'è Torca di Artedi , Delphinus orca di Linneo; giac- 
ché questa ha i denti larghi , e dentellati negli orli . Né 
tampoco è a credersi, che della specie, di cui ora trattiamo 
sia 1' orca di Lacépéde, e quella di Ottone Fabricio, le quali 



685 
Mon hanno altrimenti il muso vostrafo. Gli antichi seri È-» 
tori (i) parlando di un animale marino da essi detto orca, 
non ne indicano tali caratteri da rimanere fondata spe- 
ranza di potere con certezza determinarne la specie. Quel 
solo, che si può credere è, che l'orca degli antichi fosse 
uno di que' delfini, i quali hanno il muso prolungato in 
una sorta di rostro j e di ciò fanno testimonianza le me- 
daglie di Claudio, per comando del quale fu uccisa un'or- 
ca assai grande, e terribile in vicinanza del porto d' Ostia, 
che lo stesso imperatore faceva allora costruire {2). 

'*'** Due pinne dorsali. 

Sp. 5. Dellino di Mongitore, Delphinus Mon* 
gitovi . 

Oxyjyterus mongitori RafHnesque. 
he Daupìiiii de Mongitore frane. 

Il Sig. Raffinesque nell'operetta intitolata: Précis de$ 
àècouvertes ^ et travaux somiologiques . Palerme 181 4. 
annunziò di avere stabilito un nuovo genere di cetacei 



(i) Beckmann nella operetta intitolata : De Hlstoria 
naturali veterum . Petropoli,et Gottingae ijdd. pag. ^1.4^2. 
eoa buone ragioni si oppone a quelli , che opinano, Por- 
ca essere stata tutt'' altro , che un delfino ; ma troppo 
facilmente s'' induce a credere^ che fosse quella specie 
di tal genere^ cui Linneo chiamò orca, 

(2) Vedi Petri Artedi sinonimia piscium graeca , et 
latina emendata , aucta etc. a Joh. Cotti. Schneider. Li- 
psiae 1784' pag. i54. 



687 
denominato oxypterus^ nel quale sonvi due pinne dorsa- 
ìij promise di trattare in seguito estesamente di un tal 
genere, e di descrivere l'unica specie a lui nota ; nell'o- 
pera intitolata: Analfse de la nature. Palernie i8i5. , 
il detto genere è ascritto alla famiglia de' delfini , senza 
però indicarne verun carattere. 

sf^** Muso corto 5 uniformemente rigonfio, e 
die non finisce altrimenti in una specie di rostro; 
anolti denti in ambe le mascelle; una pinna dor- 
sale. 

Sp. 6. Delfino Focena, Delphinus Phocaena Lin. 

■Le Marsouin frane. Tlie Porpesse ingl. Der 
stumpfschmauzige Delphìn ted. 

Testa grossa, rotondata in ogni sua parte ; mu- 
so conico, ottuso; occhi vicini agli angoli della 
tocca; denti compressi, taglienti, ottusi all'apice; 
tronco regolarmente conico; pinne pettorali piccole; 
pinna dorsale triangolare, anch'essa piccola; pin- 
na caudale divisa in due lobi mediocremente gran- 
di; colore bruno di lavagna nel dorso, bianco nel 
ventre . 

Lacép. Gétac. pi. i3. fig. 2. 

Abita in tutti i mari d' Europa . 

Ha gli occhi neri; al di la della natatoja dorsale co- 
mincia una carena, la quale continua sino alla pinna 
della coda . D' ordinario sta in alto mare , e soltanto si 
appressa alle rive , allorché è imminente la tempesta j 
nuota tenendo il corpo curvo in guisa , che il dorso sia 
sopra l'acqua, la testa, e la coda sotto. Mangia aringhe, 
ed altri piccoli pesci. Gli amori accadono in agosto; la 



68S 
gravidanza dura dieci mesi ; in ©«ni parto nasce nn fip;li» 
solo, e rare volte due. La carnee di cattivo sapore; la man- 
giano però i groenlandesi, i norvegiani ec. , che la cre- 
dono molto nutritiva, ed innocua. Per averne il grasso 
abbondante, si fa la guerra a questo delfino dagli abitanti 
delle coste de' mari , ove se ne trovano branchi numerosi , 

*'*■*■■*'* Testa ottusa; muso non prolungato a 
foggia di rostro ; denti in mediocre numero; niun» 
pinna dorsale (i) . 

Sp, 7. Delfino Beluga , Delphìnus Beluga, 

Delphìnus albicans Fabr. 

Delphìnus leucas Lin. Gmel. 

Delphinapterus Beluga Lacép. 

Le Beluga, V Epaulard Mane frane. The Belu-^ 
ga ingl.De/- Beluga Delphin ted. 

Testa anteriormente conica, ottusa, declive; 
apertura della Locca piccola; denti ^f inclinati 
obliquamente 3 l'inferiori all' indietro, i superiori 
air innanzi; gli occhi situati alquanto in alto; 
pinne pettorali quasi ovate; nel mezzo del dorso 
in vece della pinna una piccola eminenza angolo- 
sa; pinna della coda con due lobi rotondati; colo- 
re della pelle bianco-giallastro, con macchie bru- 
ne, o olivastre ne' giovani. 

Shaw Gen. Zool. tom. 2. p. 2. pi. 232. fìg. 1, 

Abita ne' mari del Nord. 



(i) I delfini di questo gruppo appartengono al §6' 
nere delphinapterus di Lacépcde . 



6Sc) 
I denti anteriori, al dire di Fabricio , (i) sono pivt 
piccoli de' posteriori , tutti coli' apice ottuso, e molto di- 
stanti fra loro , i superiori un po' ricurvi ^ gli occhi 
hanno un bel colore cerulescente; la lingua è larga, 
e lunga quanto la mascella inferiore, ed attaccata alla 
medesima. La cute è grossa un pollice, il lardo sottoposto 
tre volte più; piccolissime sono le poppe della femmina: 
partorisce questa un sol figlio in primavera. Mangia mi- 
nuti pesci; va in branchi composti di adulti^ e di piccoli j 
addiviene lungo 18 piedi. Alcune volte si mostra quasi fa-" 
miliare coli' uomo, e segue d'appresso le navi. 

Sp. 8. Delfino Urgananto , Delphinus UrgU' 
nantus . 

Epiodon Urganantus Raffinesque. 

Muso rotondato; mascella superiore un po' piii 
lunga dell'inferiore; molti denti fra loro uguali, 
ottusi nella mascella superiore; niuno nell'inferio- 
re ; tronco ristretto notabilmente nella parte po- 
steriore; ninna pinna dorsale. 

Abita nel mar di Sicilia. 

Raffinesque ( Prccis cles decouvertes etc. p. r3. ) indicò 
appena questa specie, la quale venne da lui giudicata ap- 
partenente ad un nuovo genere , cui impose egli il noni* 
di epiodon; promise in oltre di darne in seguito una com- 
piuta descrizione , che non è stata , eh' io sappia , fino ad 
ora pubblicata. 



(1) Fauna Groenlandica pag, 5o. 



6go 

**«f>f*:¥^ Denti soltanto ia una delle mascellej 
■quasi sempre in jdìccoI numero ; al dire di ajcuni 
ficrittori, in qualche specie niun dente; mascella 
inferiore d'ordinario più grande della superiore. 

Sp. 9. Bellino a due denti, Delphinus hiden- 
tatus Hunter . 

Delphinus Diodon Lacép. 

Le Uauphin a deux dents frane. The hident 
"Doìphin ingl. JDer Delphin niit 2, Zcihnen ted. 

Muso a foggia di rostro verso l'apice; fronte 
convessa; due denti aguzzi situati vicino all' estre- 
mità della mascella inferiore; pinne pettorali assai 
piccole 5 ovali; pinna dorsale vicina alla coda, ova- 
le, puntuta, ed inclinata ali' indietro ; pinna della, 
coda a due lobi incavati ; colore bruno nelle parti 
superiori, biancastro nelle inferiori. 
Trans. Philosoph. 1787, pi. 19. 
Sclireb. Saugtli. taf. 341, 

(Abita ne' mari, che bagnano le coste Inglesi. 

Dicesi lun2;o 20 piedi . Hunter dalla grandezza di un 
teschio da lui esaminato, e descritto dedusse, che (Questa 
delfino é talvolta lungo 5o piedi circa (i) {2). 

(1) Le altre specie di questo genere sono descritte 
o neW articolo Dauphin del N. Dict. d'Hist. Nat. erf. 2., 
o nel 4- tomo delle Memorie del Museo di Stor. Nat. 
di Parigi pag. 4^5. Alcune di tali specie diconsi senza 
denti; ?w dubita però con ragione il Sig. O. Cuvier. 

(2) Ossa fossili di delfini sono state trovate in di- 
verse parti della Francia , ed in Italia nel territorio 
sanese , e nelle colline del piacentino . Intorno a que- 
st"" ultime ossa ha scritto dottamente il Sig. Consigliera 
Cortese , 



691 
Gen. 2. Ceratodonte, Ceratodon (\) Brisson . 
Testa conica; tronco nella figura simile a quello 
de' delfini; due denti, o zanne :, che vogliano dirsi, 
orizzontali 5 ast-ai lunghe, in proporzione sottili, 
puntute all'estremità; una sola apertura esteriore 
dt^le narici 5 e situata nella nuca; niuna pinna dor- 
sale. 

Linneo aveva dato a questo genere il nome di mono- 
don ^ che significa un solo dente. Siccome però natural- 
mente i cetacei del presente genere hanno due denti , 
quindi a non pochi fra moderni zoologisti dispiacque sì 
fatto nome , siccome quello, che eccitava un'idea falsa. 
Brisson vi sostituì il nome da me adottato, Lacépéde quel- 
lo di narxvalus ^ Storr l'altro di diodon. Di questi tre 
nomi non deve adoperarsi l'ultimo u-^ato già ad indicare 
un genere di pesci : fra i due poi , che rimangono , se- 
guendo l'esempio di llliger , ho scelto quello di Brisson , 
sì percliè è preso dal greco, come ancora perchè indica, 
se io mal non ni' appongo , che i denti di questi cetacei 
sono di tal figura, e situati in guisa, che a prima giun- 
ta sembrano piuttosto corna , e ne fanno in certo modo 
r ufficio . 

Sp. CeraCodonte volgnre, Ceratodon vulgarìs . 

]\Ionodon monoceros Lin. 

Narwalus vuìgaris Lacép. 

Le NanvaL i^u/gaìre , le Lilocome de vier , CU' 
nicorne frane. The Uni e o r/i JVarw hai ìngi. Der gè- 
piGÌne Nanvali der, JEinliorfisch ted. 

(i) Da kÌ^u; - corno, e da ò^óug ^ óvTOg - dente. 



692 

Testa molto grossa, avente un quarto circa 
della lunghezza totale del corpo; muso ottuso; 
Locca piccola; zanne solcate in spirale; sovente 
una di queste o più breve dell'altra, o uiun modo 
sviluppata 5 e visibile; tronco in proporzione non 
molto lungo; nel mezzo del dorso longitudinalmen- 
te una carena 5 la quale è tanto più bassa quanto 
più s'accosta alla coda; pinne pettorali corte, e 
ristrette; pinna caudale a due lobi rotondati; co- 
lore i)ianco j screziato di bruno. 

Shaw Gen. Zool. tom 2. p. 2. pi. 225, 

Xiacépéde Cétac. pi. 4- ^g- 3. 

Abita ne' mari settentrionali. 

Le labbra sono sottili, ed attraverso alle superiori passano 
le zannej queste sono formate da una sostanza simile all'a- 
vorio , ma più dura , più compatta , e meno soggetta ad in- 
giallire gl'apertura delle narici lia una valvola frangiata ; non 
suole giammai mancare il dente sinistro^ la pelle del ventre è 
molle come il velluto. Questo cetaceo nutresi di piccoli pesci, 
e de' mollusclii di certe conchiglie univalvi . Nuota in gran- 
di torme; gl'individui, che le compongono , qualora ven- 
gono assaliti, si uniscono strettammte, iDettendo gli uni 
i denti sul dorso degli altri , ed è facile allora il prender- 
ne alcuni. Non se ne ritrae molto lardo. Dicesl che tal- 
volta sia lungo 40 piedi , ed allora il dente sinistro svi- 
luppato, ed intero ha 7 piedi di lunghezza (i) . 

(i) Laccpt'de (op. cit.) indica due altre specie di 
questo genere^ intorno alle quali si jnostra incerto ^ e 
dubbioso il Sig. G. Cuvicr. Il nionodon spurius di OttO" 
ne Fahrìcio y e un delfino dclV ultimo gruppo. 



693 
Sez. 2. Testa eccessivamente ^rnnrle. 
Gerì. i. Fisetere , Pìiyseter (l) Lin. 
Testa voluminosiesim i ; muso assai rigonfio; un 
solo foro esterno delle ni nei situato a puca distan- 
za diilia parte estrema, e superiore del muso; ma- 
scella superiore o senza denti , ovvero con drnti 
trevi, e quasi dei tutto ascosi nelle gengive; ma- 
scella inferiore anteriorm'-nte puiituta. più corta, 
e più ristretta df^lT altra , fornita di molti denti o 
conici, o cilindrici, jjen grossi; tronco neiia parte 
posteriore assai ristretto; coda biloba. 

Una c;'an parte delT enorme mascella superiore è pie- 
na di quella sostanza oleosa, che volgarmente si chiama 
spermaceti , e che Fourcroy denominò adipe-cera . La cavi- 
tà , che la racchiude è distinta da quella, in cui stassi il 
cervello ,il quale cassai piccolo. Una membrana distesa oriz- 
zontalmente divide la cavità dell' adip'r'-cera in due parti , 
l'inferiore delle quali è la più grande; ammendue sono 
attraversate da' canali delle narici, che si dirigono obli- 
quamente verso r estremità del muso . Ognuna poi di que- 
ste porzioni di detta cavità, è divisa in varii comparti 
formati da membrane verticali, assai sottili. Nelle cel- 
lette di tali comparti trovasi raccolto T adipe-cera, eh' è 
liquido ne' fìseteri tuttora vivi, e che allorquando si coa- 
gula, divien bianco, e cristallino, soprattutto se si ab- 
bia la cura di purgarlo per mezzo di fusioni , e di spre- 
miture replicate . Sembra certo , che un canale comimi- 
cante colla gran cavità anzidetta, e successivamente diviso 
in rami ognor più sottili distribuisca la detta sostanza a qua- 
si tutte le parti del corpo. Questo sistema de' vasi dell' a- 

(i) J)a 0V(rc6O y sojjìarc . 



694 
dipe-cera accompagna le diramazioni nervose, mantenen- 
dosi però sempre distinto dalle medesime . Nel tubo inte- 
stinale poi, e soprattutto nelT intestino cieco, giusta il 
parere di molti moderni scrittori , trovasi la sostanza odo- 
rosa chiamata comunemente ambra grigia, ben diversa dal 
succino, o sia ambra gialla. Codesta ambra grigia viene 
risguardata come una concrezione formatasi per malattia 
negl' intestini de' fìseteri . Nuotano essi velocissimamente 
per lo pili riuniti in un numero considerevole; hanno 
una gola assai larga, ed uno stomaco assai vasto, ed in- 
ghiottiscono i pesci interi, quantunque siano de' piìi gran- 
di / fan la guerra alle foche, ed alle balene. La carne è 
dura, e rossa. Lacépéde ha diviso il genere linneano in 
tre generi distinti, uno de' quali conserva il nome di yj/'jy- 
seter , ed ha per carattere principale Tessere fornito di 
una pinna dorsale, che non si trova negli altri due : que- 
sti poi, al dire di Lacépéde, fra loro si distinguono , per- 
chè in uno detto catodon l'apertura delle narici è all'e- 
stremità della parte supcriore del muso, nell'altro chia- 
mato ^Ajj'ia/ts è situata un poco più indietro. Non senza 
giusto motivo il Sig. G. Cuvier dubita della realtà di 
quest' ultima differenza , e per ciò stesso del fondamento 
principale di tali generi. La presenza poi, o mancanza 
della pinna dorsale non sembra carattere sufficiente per 
fare la separazione proposta da Lacépéde . Il perchè io 
conservo nella sua integrità il genere linneano . ^ 



695 

^ Senza pinna dorsale. 

Sp. 1. Fisetere macvocefalo, Physeter macroce' 
pha/us (i) Shaw . 

Catodon macrocephalus Lficép. 

Le arand Cachalot frane. The Blunt-Heaed Ca- 
chalot ingl. Der grosskopfige Caschelot tecì. 

Testa enormemente grande; lunghezza della, 
medesima equivalente a un terzo di quella di tut- 
to il corpo; muso superiormente sporgente, e ro- 
tondato, nella parte anteriore come troncato obli- 
quamente verso la bocca; apertura esterna delle 
narici poco distante dall'estremità della parte su- 
periiìre del muso ; denti 4^-4^ nella mascella infe- 
riore; piccoli denti ascosi fra le gengive della su- 
periore; tronco conico, posteriormente quasi tutto 
a un tratto assai ristretto ; pinne pettorali ovato- 
aguzze , di mediocre grandezza; nella parte poste- 
riore del dorso una carena, in vece di pinna; pin- 
na della coda a lobi grandi, ed alquanto aguz- 
zi all'apice; colore nerastro di lavagna nelle parti 
superiori ; biancastro nel ventre . 

Shaw Gen. Zool. tom. 2, p. 2. pi. 228. Rg. 2. 

Abita ne' mari tanto settentrionali, che meri- 
dionali , e j a quel die pare , talvolta ancora nell'a- 
driatico . 

La direzione de' tubi delle narici non è simmetrica, e 
sogliono essi piegare a sinistra, perciò il foro esterno è 



(i) // Physeter macrocephalus di Linneo è una specie 
tuttora dubbia^ della quaìe Lacépcde ha formato il suo 
genere Phjsalus , chiamandola Phyialus cjlindricus . 



696 

da quella parte, e non già nel mezzo; la lingua corta, e 
rossa somiglia una gran massa di carne; nella gengiva su- 
periore sonvi cavità , nrlle quali gli apici de' denti un 
po' curvi della mascella inferiore entrano, allorquando la 
bocca si chiuda; nelle parti della detta gengiva frapposte 
a codeste cavità s'ascondono quasi affatto i dentini picco- 
li , e compressi poc'anzi indicati; gli occhi sono situati 
alquanto al di sopra degli angoli della bocca; appena è 
visibile il meato uditivo esterno; lo strato di lardo sotto- 
posto alla cute non è molto alto; la carne è rossa; la 
lunghezza del corpo è talvolta maggiore di 60 piedi . Nu- 
tresi di pesci , e di grossi molluschi cefalopedi . E' pro- 
babilmente da questa specie , che si ritrae in gran parte 
i' adipe-cera , e l'ambra grigia, che trovasi in commer- 
cio (i) (2). 



(i) Deir Ainhra grigia hanno dotiamente trattato 
Neainanii nelle Transazioni filosofiche per P an/io i'j5 4 y 
e Sxvediawer nelle stesse Transazioni per V anno 1783. 

(2) Nelle vicinanze del Porto di Pesaro a' 1 8 Apri- 
le 1710 fu preso un fisetere maschio, il quale parmi si 
debba ascrivere alla presente specie . Due figure io ne 
posseggo , r una incisa in rame da Domenico France- 
schini , /' altra disegnata da certo Bartolomeo Griffo 
genovese, il quale juisurò codesto fisetere , o sia capo- 
doglio , C07/I,' egli lo chiamò . Schiene si abbia tutta la 
ragione di giudicarle ammendue difettose^ pur tuttavia 
confrontandole con quella di Shaiv non si può a meno 
di sentirsi mosso a cr€ikrs , che tutte e tre rapprcsen" 



697 
** Con una pinna sul dorso. 
Sp. 3. Fisetere a piccoli occhi, Phy siter mi-' 
crops Lin. 



tino con pià^ o meno di esattezza la stessa specie. La 
circonferema della testa di questo fisetere era di 2 j pie- 
di ^ e 6 pollici di Parigi; la mascella inferiore aveva 
48 denti , ìa circonferenza della parte anteriore del 
tronco era di piedi 29 circa; la lunghezza delle pinne 
pettorali di piedi 4a5 ^^ massima larghezza della piu" 
ria caudale di piedi i3y la lunghezza totale di piedi 
55 . Queste dimensioni notate da Franceschini ^ e da 
Griffo , mi sono state confermate dal pregiatissimo Sig. 
Marchese Francesco Baldassini esimio coltivatore della, 
zoologia , il quale a mia istanza ha raccolto notizie 
autentiche su di un tal cetaceo, e me le ha cortesemen^' 
te comunicate . Allorché questo fisetere si sentì ferito 
da fucili scaricatigli contro da molte parti, die, aldi- 
re di Franceschini , orrendi muggiti , e co"" suoi impe^ 
tuosissimiy e violenti moti sconvolse talmente il mare 
da eccitarvi quasi una burrasca . Anche nel mare vicino 
ad Ascoli fu preso, non ha gran tempo , un fisetere for^ 
se simile al precedente . Un grosso frammento del cra- 
nio del medesimo , nel quale scorgasi indizio sicuro 
della mancanza di simmetria nelle narici, mi fu man- 
dato in dono dal Sig. Antonio Orsini naturalista di 
gran merito, aW amicizia, e generosità del quale vado 
debitore di molti oggetti assai pregevoli , ond'' è stato 
da me recentemente arricchito il Museo dì Storia, Na- 



698 

Le P/iy setere rnicrops franC, The small-eyed 
Cachalot ingl. J^t-r kleìnciugìge Vhy&eter ted. 

Testa assai grossa, Juiiga quasi quanto la metà, 
di tutto il corpo; muso ottuso; 22 1^1 denti nella 
mascella inferiore, ordinariamente nell' apice com- 
pres.io coaici , curvati a guisa di falce, un po' rigonfj 
nel mezzo, nella base compressi in modo da essere 
come formati da due lamine fra loro assai vicine ; oc- 
chi piccolissimi; foro delle narici alquanto distante 
dall' estremità del muso ; tronco più ristretto della, 
testa; pinne pettorali mediocremente grandi; pin- 
na dorsale eretta, ristretta, assai alta ; cute liscia, 
nei;a, almeno nelle parti superiori di tutto il corpo. 

Abita ne' mari del Nord , e soprattutto in quel- 
lo , eli' è vicino alla Groenlandia, 

Sembra , die talvolta i denti non siano curvi , ecTie 
tal altra volta abbiano l'apice ottuso, forse perchè logo- 



turale di questa P. Università . Mi credo in dovere di 
avvertire in questo luogo ^che se la figura di Shaiv ci- 
tata di sopra rappresenta con esattezza il fisetere ma" 
crocefaìo dello stesso autore, bisognerà dire, che quel" 
la di Lacépéde ( Cet. pi. io. n. i. ) , copia prohuhil- 
mente di qualche atra ^ non sia molto accurata: e forse 
non é in essa bene espressa V elevazione della carena 
della parte posteriore del dorso, la quale scorgesi an- 
che nelle indicate figure del fisetere di Pesaro , ma 
non altrimenti troncata posteriormente ^ come la mostra 
la figura di Lacépéde, 



^99 
ro (i); la sola terza parte superiore di questi denti è fuo- 
ri della gengiva, ed lia un colore eburneo. Il lardo è 
molto grosso , però meno oleoso di quello degli altri ce- 
tacei . La lunghezza totale è di 70-100 piedi. Fanno 
questi fiscteri una continua guerra alle foche , le quali 
appena li veggono si danno ad una precipitosa fuga , 
ma indarno , giacché sono ben presto raggiunte . Tal- 
volta cercano esse di salvarsi montando su i ghiacci , a 
pie de' quali i fiseteri le aspettano per farne strazio , 
quando indotte dalla necessità ritornano al mare; più 
sicuro asilo si procaccerebbero le foche arrampicandosi 
sulle rive, e venendo a terra, ma spesso prima di giun- 
gervi sono da' fiseteri assalite d' ogni parte, ed uccise. Fanno 
pure una simil guerra a' delfini. I groenlandesi mangia- 
no la carne di questi cetacei , e cercano , per quanto pos- 
sono , di distruggerli, giacché rendono loro assai meno pro- 
ficua la pesca delle foche, dalle quali ritraggono essi i 
mezzi principali per vivere (2) . 



(i) Se una tale ottusità desienti non dipende da di'- 
versila di specie , ciò che non si può né negare , né 
asserire per mancanza di esatte descrizioni, il Phvseter 
Tursio di Lia. Gmel. non è che una varietà della prc 
sente specie. 

(2) Le altre specie indicate da^ sistematori non sono 
state, giusta il parere del Sig. G. Cuvier , sino ad ora 
deierminatG colla dovuta accuratezza . 



700 

Gen. 3. Balena , Balaena (i) Lin. 

Testa di varia figura; così pure il muso; ma- 
scella inferiore alta, e talvolta eccessivamente ; oc- 
chi oltremodo piccoli; due fori esterni delle narici 
situati quTsi nel mezzo della parte superiore della 
testa; nella mascella superiore in vece di denti 
molte lamine cornee piantate trasv^rs^lm^^ote , ed 
alquanto obliquamente; niun dente svilupjmto nel- 
la mascella inferiore; tronco, coda, e pinne di 
varia figura, secondo le specie. 

Nella testa, e nelle altre parti del corpo di questi ce- 
tacei non vi ha adipe-cera ; sotto la cute della mascella 
inferiore trovasi abbondante lardo, siccome pure ne ha in 
Copia il dorso. Le lamine cornee dette comunemen- 
te osso di balena sono di figura quasi triangolare , ed 
in gran numero , formate come da'* crini agglutinati in- 
sieme, e liberi soltanto nel lato interno. Geoffroy esa- 
minando il solco alveolare della mascella inferiore di un 
feto del presente genere, vi trovò i rudimenti di alquan- 
ti denti. Blainville, che gli ha pur veduti dice, che 
gli sono sembrati semplici, conici, e simili a quelli de' fi- 
seteri; tali rudimenti non si sviluppano mai. I due ra- 



(i) Dal vocabolo greco (pciXoil)/X ^mutata la prima 
lettera^ e ciò , come riflette V eruditissimo Schneidcr , 
f accano spesso i latini. La (póiXuivci di Aristotile era 
certamente un cetaceo^ ma giusta il parere dello Schnei- 
dcr ^ del genere de'' fiseteri , non già di quello^ cui i 
moderni iistematori hanno dato il nome di balena. 



mi della mascella inferiore sono curvati all' in fuori , ed 
un po' air in su , non molto compressi ; la lingua è assai 
grossa, carnosa, e quasi incapace di movimento. Nutronsi 
alcune balene non di pesci , ma soltanto di molluschi , di 
miouti crostacei , di polipi , ec. ; mentre altre mangiano 
ancora piccoli pesci . Le iìbre libere delle lamine servono 
ad imbarazzare sì fatti animali, e ad impedire, che esca- 
no dalla bocca aperta . Quando poi questa ne contenga 
buon numero, le balene la chiudono in un colla laringe , 
mettono in azione l'organo destinato ad espellere l'acqua 
soverchia, indi inghiottiscono gli animali. Nuotano agi- 
lissimamente 5 hanno molti nemici, fra' quali il più terribile 
è l'uomo. In vano cercano esse o di sottrarsi agli attacchi 
di lui colla fuga , ovvero combattendo di opprimerlo . I 
mezzi di offj.>a , ch'egli ha saputo trovare, e l'indicibile 
coraggio , che lo anima in si fatta pugna , lo rendono quasi 
sicuro della vittoria . Lacépéde ha estratto dal genere lin- 
neano quelle specie, le quali sono fornite di una pinna dorsa- 
le , e ne ha formato il genere balaenoptera . A me sembra, 
che un tal carattere non sia del valore richiesto , perchè 
servir possa di base ad un genere. 

* Senza pinna dorsale. 

Sp. J. Balena Misticeto 3 Balaena Mysticetus 
Lin, 

La Baleirie franche frane The ^reat Mastice- 
te ingj. Der gemeine oder grosse JVallfiscìi tecl. 

Testa enormemente grande, quasi altrettanto 
lunga, che alta, colla parte superiore fatta a volta, 
nel mezzo della quale evvi un'eminenza, ove trovansi 
i fori delie narici ) mascelle quasi di ugual lunghea-r 



702 

za, ma l'inferiore assai più larga della .«superiore; 
le lamine cornee lunghissime nel mezzo (.rogni lato 
della mascella superiore, le prime, e le ultime no- 
tabilmente più corte; contorno della bocca con due 
curvature presso a poco come un C<j ; tronco ecces- 
sivamente grosso; pinne pettorali grandi, ovato- 
aguzze, vicine agli angoli della bocca ; pinna del- 
la coda breve, ma assai larga, con due lobi ovato- 
bislungbi, e puntuti all'estremila; colore per lo 
più nerastro nelle parti superiori, biancastro nelle 
inferiori. Tav. i3. fìg. i. 

Lacép. Gétac. p. i. fìg. 1. 

Shaw Gen. Zool. tom. 3. p. a, pi, 226. 

Ora si trova quasi unicamente ne' mari setten- 
trionali , un tempo percorreva tutti i mari, e non 
era rara nel mediterraneo . 

Gli occhi non sono più grandi di quelli di un Bue, 
situati a poca distanza dall'orlo del labbro superiore, e 
degli angoli della bocca ; il cristallino è bianco , traspa- 
rente , quasi sferico; dietro gli occhi sono i meati uditivi 
esterni assai ristretti; la lìngua è molle, spugnosa , roton- 
data , cosi grossa, ed inzuppala d'olio al segno, da sommi- 
nistrarne sei botti ; la larghezza della medesima è non di 
rado di ro piedi, la lunghezza di 18. Le lamine cornee 
medie d'ogni lato sono talvolta lunghe 12 piedi, ed anche 
più; piccole sono le prime, e le ultime; ed il totale ninnerò 
di esse è di 800-900 . Allorquando queete siano staccate dalla 
gengiva superiore, e sia stata tolta via la lingua , parecchi 
soldati possono entrare nella bocca della presente balena, 
adulta che sia, portando il loro fucile sulla spalla , senza 
aver bisogno di curvarsi. Il contorno delle pinne pettorali. 



7o5 
e quello pure della pinna caudale non è del tutto regolare, 
e vi si veggono alcuni incavi ; il lardo è in parte liqui- 
do, e sotto la mascella inferiore ha talora tre piedi di 
grossezza. Non è raro, che una balena della presente spe- 
cie somminiitri 9O-100 botti di questo lardo, o sia olio, 
che voglia chiamarsi . Il cervello è piccolo , ed uguaglia 

appena — r del peso totale del corpo ; lo stomaco di- 

videsi in 5 grandi cavità j gl'intestini sono lunghissimi," 
vi ha un gran cieco; il fegato è voluminosissimo. Con 
tal forza 1' acqua viene espulsa da' tubi delle narici , che 
i due getti si elevano fino a 4o piedi . Nutresi ordinaria- 
mente questa balena di piccoli animali invertebrati , de' 
quali un incredibile numero vive ne' mari del nord; gli 
escrementi sono di colore giallo-rossigno, e servono a' pe- 
scatori per tingere in rosso le tele. L'accoppiamento ha 
luogo a poca distanza d'una riva deserta. La gravidanza 
è di g-ro mesi; il parto accader suole in Aprile, e rare 
volte nasce piìi d' un feto : questo è già lungo fin d' al- 
lora i5-2o piedi; il latte somiglia quello della vacca , ma 
è più ricco di crema / la madre per darlo al figlio è co- 
stretta a nuotare di fianco^ ed a sollevare di tanto in tan- 
to la parte posteriore del corpo , affinchè il figlio possa 
respirare; 1 allattamento dura un anno; in tutto questo 
tempo, ed anche dopo, la madre si mostra amorosissima 
del suo figlio, che ben conosce incapace di vegliare alla 
propria conservazione , e per difenderlo non ricusa di espor- 
si ad evidenti pericoli di perdere la vita . La lunghezza 
totale del corpo arriva talvolta a 100 piedi, e più anco- 
ra; la testa è lunga, ed alta più di trenta. I delfini , gli 
squali, gli orsi marittimi la perseguitano, e sovente le 



7o4 
danno la morte. Fin da' tempi antichi l'nomo osò di af- 
frontarsi con questo colosso, e lo vinse; perfezionata l'ar- 
te del navigare, le nazioni diverse gareggiarono fra loro nel- 
r andare alla pesca della presente balena , non che di alcune 
altre ne' mari settentrionali, ond'è, che il numero di esse 
è assai diminuito. Ogni compagnia di pescatori suol essere 
composta di 4o-5o individui. La nave primaria lunga loo 
piedi circa è accompagnata da 6-7 scialuppe. Lo strumento, 
che si usa al primo assalto è un ferro lun^o 3 piedi circa, 
avente la figura di dardo , o freccia , cui è inserito un manico 
di legno lungo 78 piedi: a questo manico è attaccata una 
robusta fune lunghissima. Scoperta la balena, uno de' più 
abili pescatori con alcuni compagni su di un battello, in 
cui è il dardo anzidetto già preparato, s'accosta alla balena, e 
quando trovasi ad una giusta distanza, le getta sopra il dar- 
do, onde cadendo sul corpo di essa, vi entri profon- 
damente. Se non andò fallito il colpo, la balena senten- 
dosi ferita s'immerge tostamente nell'acqua, indi si dà 
alla fuga ; i pescatori sono allora intenti a far sì, che la 
fune si svolga prontamente. Intanto per la ferita avendo 
la balena perduto gran copia di sangue, ed essendo molto 
indebolita, ed avendo bisogno indisperisabile di respira- 
re, ritorna alla superficie dell'acqua. Allora tutti i bat- 
telli le si appressano, e la circondano, ed i pescatori con 
lance, e con altre armi cercano di ferirla, e di darle 
la morte . Ciò ottenuto, con funi viene la balena legata ad 
un fianco della nave, ed i pescatcrl con accette, con coltel- 
li staccano in primo luogo le lamine, e le separano, indi 
estraggono la lingua, che dicesi di ottimo sapore j po- 
scia raccolgono il lardo, ne separano la parte oleosa j e 



7o5 
la nipttono in botti già preparate . Da alcuni si tien con- 
to ancora dt-lla carne, la quale è però generalmente ri- 
pnlaia malsana, perchè dura, e difficile a digerire. Fra i 
popoli Settentrionali ve n'hanno di quelli , che non omet- 
tono di separare i tendini , per servirsene in vece di funi , 
e via si portano fin le pesantissime ossa , onde eostruirc 
con eise l'armatura delle loro capanne (i) . 

'*' * Con una pinna sul dorso, e senza solchi 
nell inferior parte del corpo. 

Sp. 2. Balena Fisalo, Salaena Fìsalis Lin. 

Salaenoptera Gìbbar Lacép. 

Le BaLeine Gìbbar frane. The fin Backed my- 
stìcete ingl. Der Finii fiscìi ted. 

Testa conica , avente un terzo della lunghezza 
totale del corpo; muso aguzzo; mascelle presso a 
poco fra loro uguali in lunghezza , ed in altezza ; 
lamine cornee assai più brevi di quelle della specie 
precedente; fori delle narici in una prominenza; 
tronco conicOj allungato, di non molta grossezza j 
pinne pettorali grandi ^ vicine agli angoli delia boc- 



[ij Chi ama di leggere una minuta descrizione di 
questa pesca consulti i capitoli 5,6,7 '^^^ primo vo- 
lume deW opera intitolata: Histoire des Péchcs , des dé- 
couvertes, et des étahlissemens des Hollandols dans les 
niers du nord , trad.^ et enrichie de notes par Bernard 
de Reste; à Paris an. IX. in 8. A" e tratta pure lunga- 
mente Laccpéde neìV articolo Baleine franche della già 
citata opera, e Virey nclV articolo Baleine del N. Dict. 
d' Hist. Nat. ed. 2. 



7o6 
ca j ovato-bislunghe ; pinna dorsale quasi triango- 
lare j piccola, alquanto falcata nel lato posteriore , e 
verso r estremità j lobi della pinna caudale ristret- 
ti j ed assai lunghi; colore bruno-lucente nel dorsO; 
perfettamente bianco nel petto, e nel ventre. 
Shaw Gen. Zool. tom. 2. p, 2. pi. 227. 
Lacépéde Cétac. pi. l. fig. 2, 
Abita ordinariamente ne' mari settentrionali di 
Europa, d'Asia, e d'America. 

Li fori esterni delle narici sono bislunghi; la forza con 
cui da tali fori esce l'acqua è grandissima; le lamine cor- 
nee sono piene di nodi, e poco ricercate; il grasso è assai 
meno abbondante, che nella specie precedente; Ottone 
Fabricio dice, che se ne ritraggono soltanto 10 botti, 
quantunque sia adulta , né la ceda in lunghezza alla balena 
misticeto • Si nutre di piccoli pesci , e principalmente di 
aringhe. E'oltremodo impetuosa in tutti i suoi movimen- 
ti , e corrono gran rischio i naviganti , che le si avvicina- 
no , giacché un colpo di una delle sue pinne basta per 
mandare a fondo una barca anche grande. I groenlandesi 
ne mangiano la carne, e servonsi delle ossa per fabbricare 
le loro e ! panne. 

*** Con una pinna sul dorso , e con alquanti 
solchi longitudinali nella parte inferiore del tronco. 

Sp. 3. Balena Baope, Salaena Boops Lin. 

Salaenoptera J ubartes Liacép. 
Lia ] ubane frane. The Pike-Headed Masticete 
ingl. De?- Jiipiterfiscìi ted. 

Testa conica; muso nell'apice rotondato, non 
molto largo; mascella superiore un po' più lunga, 



707 

dell' inferiore ; lamine cornee brevi; nuca convessa; 
tronco rotondato , anteriormente molto grosso, ri- 
stretto assai nella parte posteriore; pinne petto- 
rali ovato-bislunghe ; pinna dorsale vicinissima alla, 
coda, triangolare, puntuta all'apice; lobi della 
pinna caudale rotonda to-aguzzi; solchi della gola 
continuati sino al bellico; colore di tutte le parti 
superiori nero, della gola, e delle pinne pettorali 
bianco, delle cavità de' soiclii sanguigno; di tuttQ 
il resto d<^l corpo bianco, con macchie nere. 

Shaw Gen. Zool. tom. 2. p. 2. pi. 217. fig. l. 

Lacépéde Cétac. pi. 4« fig. 2. 

Abita nell'Oceano settentrionale j talvolta s'in- 
contra anche nel mediterraneo. 



Ottone Fabricio ha descritto accuratamente questa spe* 
eie nella sua Fauna groenlandica alla pag. 56. , e seg. I due 
fori delle narici muniti sono di un coperchietto comune J 
prima di detti fori vedesi una triplice serie di prominenze 
circolari; gli occhi sono neri colT iride bianca; il palato 
è bianco ; la lingua grande , rugosa , di un rosso-bruno 
di fegato ha verso le fauci gì' integumenti così lassi da 
formare una specie di coperchietto delle medesime. Varia 
ne' diversi individui la lunghezza della pinna dorsale; ab- 
bonda in questa balena il lardo, o sia olio. Mangia pe- 
sci, e molluschi; quando inghiottisce dilatansi, a qutl 
che pare, i solchi anzidetti. E' timida, ed allora solo non 
evita il pericolo, quando abbia un lìglinolino da difende- 
re . Partorisce in primavera, ma non ogni anno. Se ne 
mangia la carne, ed il lardo; si fa uso de' tendini , e del- 
le ossa . Le lamine sono da pochi ricercate , perchè pie- 

45 



7o8 
cole. La lunghezza totale è sovente di 5o-54 piedi (i) 
(2)C3j. 



(i) Sono già trascorsi non pochi anni dacché fu qui 
in Bologna trasportato^ e fatto vedere a"" curiosi il ca- 
davere di una balena presa non so se nel mediterra- 
neo ^ o neW adriatico . Venne (presta da'' esimii naturali- 
sti Gaetano Monti, e Ferdinando Bassi giudicata ap- 
partenente alla specie teste descritta . Il chiarissitno ana- 
tomico Carlo Moìidini in una memoria recitata nell'' ac- 
cademia delle scienze del bolognese htituto rese conto 
di alcune belle osservazioni fatte sulla testa di questo 
cetaceo, e preparo il teschio, e le ossa di una pinna 
pettorale j e ne arricchì il paino Museo di Storia JSa- 
turale . Codesta memoria rimasta finora inedita verrà 
fra poco pubblicata ne'' nostri opuscoli scientifici . 

(2) p^edi la descrizione delle altre specie nella cita- 
ta opera di Lacépéde iu i cetacei, e nel tomo 4- delle 
memorie del Museo di Storia Naturale di Parigi alla 
pag. 72 74, ove lo slesso Lacépéde ha recentemente da- 
to esatta contezza di alcune balene' trovate nel mare 
vicino al Giappone . 

(3) Non già alcune ossa, ma quasi interi scheletri 
fossili sono stati scoperti dal Sig. Comigliere Cortesi 
ne"" colli deir agro piacentino. Chiunque ama di leggere 
un'' accurata descrizione di quesC incigni pezzi geologici 
la troverà nelV opera dello stesso Sig. Cortesi intitola' 
ta : Saggi geologici degli Stati di Parma, e Piacenza. 
Piacenza 1819 in 4* 



709 

APPENDICE 

VE" B10N0TRE3II (i) di Geoffr, 



F, 



ra le moHerne scoperte zoologù-lie una 
^elle più rilevanti è senza dubbio quella di 
certi animali della N. Olantla dal Sisf. Geof- 
fro^ de St. Hilaire denominati monotremi . 
]Nè solamente sono essi singolarissimi per la 
conform;ìzione esterna di alquante pirli , ma 
iielli struttura iiìterna ancora molto diffe- 
riscono dagli altri ammali, ond'è^ che i si- 
stematori sì discordano insieme intorno al 
posto, che i monotremi hanno ad occupare 
nella classificazione. Vero è. che l'esteriore 
apparenza, e l'interna struttura rende co- 
desti animali a'^sai più somiglianti ai mam- 
lìiiferi , che agli uccelli, a' rettili , ec. j ma è 
vero altresì, ciie lino ad ora no!i sono state 
trovate in essi le poppe, e che maiìcano tut- 
tavia sicuri ai'gomenti per crederli vivipari. 
Liini;ìrck (2) li giudicò intermedj fra gli uc- 
celli . ed i mammiferi , e dichiarò di risguar- 
darli come appartenenti ad una classe distiii- 



(i) Da fjjìvog , vii o^j un solo, e da r^i^iJLOi - foro* 
(2) Philosophie zoologique tom. 1. p. i4<3. e 342. 



ta da tutte quelle, eli' erano state già sta- 
bilite. Gli altri zoologisti poi non clubitaro- 
no di mettere i nionotremi fra i mammife- 
ri . Tiedemann (i) ne trattò in un'appendi- 
ce alla classe di questi . GeofiProy (2) formò 
de' monotremi un nuovo ordine di mammife- 
ri 3 intermedio fra gli sdentati , ed i pachi- 
dermi . Blainville (5) li mise come anomali 
nella sua sotto-classe de' didelfi : al tempo 
slesso poi disse, che forse se ne dovrà fare 
una sotto-classe a parte. Finalmente Du- 
iiieril (4), G. Cuvier (5), e Desmarets (6) 
ec. non credettero di doverli disgiungere 
dagli sdentati . I motivi principali per li 
quali codesti sommi zoologisti avvisarono di 
dar luogo a' monotremi nella classe de' mam- 
miferi furono i seguenti: 1.° Alcuni mar- 
supiali hanno le poppe apparenti soltanto nel 
tempo della gravidanza , ed in quello dell' al- 



(i) Zoologie erster band pag. 585. 

(2) Catalogue des mamniif. du Mus. de Paris/?. 222. 

(3J Prodrome d' une novelle distribution systemati- 
que du Regna animai nel Journal de Phjsique fom. 83. 
j)ag. 25r. 

(4} Zoologie analjtique pag. 2r. 

(5) Regna animai tom. i. p. 224. 

(6j N. Dict. d'Hist. Nat. artìcolo Monotrèmes. 



711 
lattamento: Io stésso può credersi S.e' mo- 
iiotremi, de^ quali niuna femmina gravida è 
stata fino ad ora esaminala ; 2.° gli organi 
della generazione de' monotremi hanno molta 
somiglianza con quelli de' marsupiali , e di 
alcuni roditori: 5.° le differenze , che trovan- 
si fra i monotremi , e gli animali da tutti 
riconosciuti per mammiferi non sono poi ta- 
li, da poterne inferire , che i monotremi non 
abbiano poppe, e non siano vivipari. Le qua- 
li ragioni, s'io non erro, sono bastevoli per 
mostrare, che senza giusto motivo Lamarck 
asserì come cosa certa, i monotremi appar- 
tenere ad una nuova classe; e che vi so- 
no molte buone ragioni di annoverarli piut- 
tosto in quella de' mammiferi , che in qua- 
lunque altra . Due soli generi di monotremi 
si conoscono fino ad ora , i quali differisco- 
no fra loro al segno, come or ora vedremo, 
da non poterli né anche riunire in una stes- 
sa famiglia . I principali caratteri comuni 
ad ammendue sono i seguenti. 



712 

Niuii denfce. che inserito sìa in un alveolo; os- 
sa intermascellari in parte disgiunte; occhi picco- 
lissimi; niun* orecchietta etiterna; Uiia sorta di se- 
conda clavicola aiiaiogi alla fijrchetla degli uccel* 
li 5 e situata iorianzi alia clavicola ordinaria; due 
ossa soprannumerarie, attaccate al pube, come ne* 
marsupiali; una sola apertura esterni , che dà usci- 
ta air orina , alle feci, ed al seme ne" maschi; nel 
talone di (juesti un unghia soprannumeraria, cioè 
una sorta di sprone mohile^ ed internamente cavo (i). 

Gen. 1. Echidna, Echidna (2] G. Cuvier. 

Testa piccola, conica ; muso lungo , cilindrico; 
air estremità di questo i fori delle narici oltremo- 
do piccoli, fra loro vicinissimi; bocca eccessiva- 
mente angusta; lingua assai lunga, ed ostendibilp; 
collo cortissimo; tronco grosso, e corto ; estremità 
hrevi; piedi larghi, corti, a 5 dita; unghie de- 
presse, atte a scavare; coda piccola; corpo coper- 
to in parte d'aculei, in parte di peli setolosi , ec- 
cettuato però il muso, che non ha né gli uni, né 
gli altri , ed è affitto nudo . 

(i) DeW anatomia di questi animali hanno maestre- 
volmente trattato (^. Cuvier ( Anatom. compare»'), Ho- 
me ( Trans. Angl. an. 1802 ), Blainville ( Sur la pla- 
ce que la famille des Ornitliorhynques , et des Ecliid- 
néà doit occuper dans les st'u'es naturéllcs; à Paris 1812). 
Meckel (Btytiage zar vfrgleinden anatomie, i. Bd. 2. 
Hf. Leipz. 1809 ) ha descritto lo scheletro di una specie 
sì delV uno ^ che deW altro genere. 

(2) ey^iSvOL - vipera. Forse Cuvier intese di derivarlo 
da sXit^Oi-il riccio marino y ed anche il terrestre ^ cui 
somigliano le echidne» 



7'5 
Shaw descrisse il primo un'echidna, e l'annoverò fra 
i formichieri 5 G. Ciivier stabilì il presente genere adottato 
da Lacépéde , da Geoffroy, ec. Home s'avvisò di riunire 
la specie , eh' egli aveva notomizzato a quelle del seguente 
genere ; Illiger senza motivo sufficiente cangiò il nome dì 
echidna in quello di tachygloasus . Nella testa l'echidne 
molto somigliano alcuni sdentati. Sembra assai probabile, 
che si nutrano anch'esse d'insetti, e li prendano in uà 
modo simile a quello, che abbiamo indicato, trattando 
de' formichieri . La struttura de' piedi, e delle altre parti 
delle estremila basterebbe per indurci a credere , che le e- 
chidne si scavino tane , quand' anche non lo avessero af- 
fermato Péron, e Lesueur ; gli aculei del dorso sono 
mobili , al pari di quelli de' ricci , e degl'istrici; la gran- 
dezza rimarchevole del muscolo subcutaneo è argomento, 
onde persuaderci , che sì fatti animali possano dare al pro- 
prio corpo la figura globosa . 

Sp. 1. Echidna a lunghi aculei. Echidna longia-^ 
culeatcv Tierlemann. 

Echidna Histrix G. Cuv. 

jyiyrmecophaga aculeata Shaw . 

O rnithorynchus Hystrix Home . 

Ij Echidne épineux frane. The Aculeated anC" 
Eater ingl. Das Echidna mit-langen Stacheln ted. 

Jl di sopra della testa coperto di peli corti, e 
rigidi; le parti superiori del tronco armate di aculei 
in gran parte biancastri, coil'apice nero, non fram- 
misti a setole, Jaensì attorniati alia base da pelnzzi 
rossi; gli aculei del dorso rivolti all'in di(»tro; coda 
Lrevissima , fornita di aculei simili a quelli del dorso, 
ma costantemente eretti, e quasi verticali j unghie 



7i4 
grandi, ottuse, larghe, e di color nero. Tav. X, 

Shaw Gen. Zool. tom. 1. p. K pi. 54- 
Abita nella N. Olanda , e specialmente ne' con- 
torni del porto Jackson . 

La testa al primo aspetto pare somigliante a quella 
de' nianidi y il foro uditivo esterno è alquanto largo; la 
lingua consta di due parti, l'anteriore 5 volte piili lunga 
della posteriore j questa grossa, quella sottile, depressa, 
puntuta all'apice, con papille piccolissime; l'osso masrel- 
lare inferiore è sottile , rotondato ; P esofago ristretto ; lo 
stomaco ampio, e quasi globuloso, a pareti interne liscie, 
e sottili; il cieco è mediocre; 1' cmero corto; la brevità 
de' piedi anteriori deriva principalmente da quella del me- 
tacarpo ; le ultime falangi delle dita sono quasi interamen- 
te coperte dalle unghie; il pollice ha un'unghia breve, 
lo è pure quella del dito esterno j il dito medio, clv è il 
ijiaggiore di tutti ha un'unghia assai grande; un po' me- 
ro lo è quella delle altre due dita; le dita, e le unghie 
de' piedi posteriori sono più grandi di quelle degli anterio- 
ri ; la coda ha la figura di un tubercolo . La lunghezza 
totale del corpo è di i2-i5 pollici. 

Sp. 1. Echidna ad aculei brevi, Echidna bre- 
fiaculeata Tiedemann. 

Echidna setosa Geoffr. 

Ij'Echìdf/é soy- ux frane. Das Echidna mit kurt' 
zen S Cache in ted. 

Dorso tutto coperto di peli lunghi , molli, se- 
ricei , di colore di marrone, che ascondono f^uasi 



7t5 
affatto gli aculei; questi corti, rigonfj nel mezzo, 
Liancastri 5 coli apice bruno, quelli deli'occijjite, 
de' fianchi, e della coda più brevi degli altri ; ven- 
tre, e piedi setolosi; unghie più compresse, meno 
ottuse, ed inferiormente più canalicolate di queir 
le della specie precedente . 

Trans. Philos. an. l8c2. pi. l3. 

Bull, de la Soc. phil. tom. 3. pi. l5. 

Abita nella Terra di Diemen , e nelle isole 
dello stretto di Bass. 

Il muso è nero'; la testa è pelosa sino agli occhi , e 
talvolta un po' più innanzi. Supera in grandezza, noa 
però di molto la specie precedente . I selvaggi della N. 
Olanda servonsi della pelle per farsi certi caschetti. 

G'^n. 2. Ornitorinco , Ornithorhyncus (l) Blu*" 
menhach . 

Testa piccola ; muso avente la figura di rostro, 
oltremodo depresso, largo, rotondato all'estremi- 
tà, dentellato negli orli cartilaginei , esternamente 
rivestito da una lamina cornea, che alia base del- 
lo stesso rostro tanto sopra , che sotto è ripiegata, 
e libera ; fori delle narici situati quasi ali" a]3Ìc« 
della parte superiore di detto rostro, piccoli, fra. 
loro vicini; due denti in ogni lato, e nel fon- 
do dell'una, e dell' altra mascella, non altrimen- 
ti coperti di smalto, attaccati soltanto alle gen- 
give, non inseriti in alcun alveolo, quasi quadri- 
lateri j piani superiormente, composti di fibre cor- 



(i) Da opvtg^ (^o^ - uccello, ala f u^;^(35 - roitro. 



7i6 
nee longitudinalmente riunite insieme, le quali dal 
Sig. G. Cuvier si credono tubulose ; lingua corta, 
larga, molle; serbato] entro la bocca; colio breve; 
tronco bislungo, (juasi cilindrico; estremità corte, 
le anteriori dirette lateralmente, le due altre al- 
l' indietro, piedi forniti di 3 dita, quelle degli an- 
teriori sottili, ffuasi fra loro uguali, ed attaccate 
sopra una membrana, che le sorpassa di molto, mu- 
nite di unghie lunghe, ristrette, e depresse; le 
dita de' piedi posteriori aventi tutte la stessa dire- 
zione, riunite per mezzo di una membrana fino 
all' unghie ; queste alquanto inarcate; coda brevej 
larga, e molto grossa. 

Blnnienbach fa quegli, che stabilì il presente genere, 
ascrivendolo ad un ordine da lui denominato del palmipe- 
di . Shaw cangiò il nome ornìthorhjncus in quello di 
platj'pus, e mise il genere nelT ordine linneano dei bru- 
ti. Da quello che ho detto nel principio di questa appen- 
dice è manifesto , che sebbene non pochi altri zoologisti 
siano stati d'accordo con Blnnienbach intorno al genere, 
ed intorno al nome impostogli , non lo furono però intor- 
no al posto, che gli ornitorinclii dovevano occupare nella 
la serie zoologica. Nella mascella superiore grintermasccl- 
lari sono per lungo tratto, ed anteriormente molto distanti 
fra loro , carattere , che , in assai minor grado però , abbiamo 
trovato nei pipistrelli 5 la dentellatura degli orli delle ma- 
scelle è formata da certe laminette trasversali , slmili a quel- 
le , che veggonsi nell'orlo del rostro delle anitre 5 la lingua 
è al dire del Sig, G. Cuvier in certo modo doppia, 1' una 
cioè contenuta nella cavità del rostro , e coperta di villi , 



e^ una secondi aiia base della prima, pia gros?a, ed avente 
nella parte anteriore due piccole punte carnose; l'esofago 
è ristrettissimo, lo stomaco è piccolo, bislungo; il cana- 
le intestinale difFcrisce molto da quello delJe echidne; 
negl'intestini tenui sonvi molte lamine circolari sporgen- 
ti , e paralelle, vicinissime fa loro, ond'è reso assai pic- 
colo il diametro della cavità di tale intestino ; queste la- 
mine diminuiscono di numero, e sono meno larghe quan- 
to più s'avvicinano al cieco, e scompajono affatto a poca 
distanza del medesimo; il cieco è piccolo; il polmone , ed 
il diaframma sono grandi , e non differiscono essenzialmen- 
te da quelli dei mammiferi , che tali sono per consenso di 
tutti. Lo sprone de' maschi , giusta le belle osservazioni di 
Blainville (i), è conico , piri , o meno ricurvo, ed attac- 
cato solidamente alla pelle; è composto da un' astuccio 
corneo , il quale ricopre un osso , che sembra alcun poco 
partecipare della natura cornea; verso l'apice dell'astuc- 
cio, e nella parte convessa scorgcsi un'apertura ovale, 
grande ; e nell' apice del cono osseo interno evvi una fes- 
surina obliqua, corrispondente al foro dell'astuccio; il co- 
no osseo è internamente cavo , e contiene una vescichet- 
ta , ed un canale. Blainville è proclive a credere, che il 
così detto spione degli omitorrinchi maschi sia un or- 
gano velenifero . Dello stesso avviso si mostra pure Desma-=' 
rets (2} . 



(i) Eulletìn de la Socìct. Phìlomatì(]ue ari. iSij.pag, 
82. 84. 

(2) Le parti diverse di questo così detto sprone sono 



7i8 
Gli ornitorinchi stanno ordinariamente ne' fiumi, o ne-. 
gli stagni , e nuotano agilmente ; attesa la brevità delle 
gambe, e la direzione de' piedi , sul terreno asciutto si 
muovono quasi strisciando} dalla foggia del rostro, e dal- 
la ristrettezza dell'esofago, si può inferire come cofea assai 
probabile , che questi monotreml si nutrano d' insetti 
acquatici, e di altri piccoli animali invertebrati , parimen- 
te acquatici . 

Sp. 1. Ornitorinco rosso, Ornithorliynchus rw 
JìlS Péron et Lesueur . 

Ornithorhynchus paradoxus Blumenbach. 

Platypus anatinus Shaw. 

li Ornitìiorhynque roux frane. The IDuck-hill 
ingl. Uas rothbraune Schnabelthier ted. 

Pelo rossigno, sottile , e liscio, Tav. X. fig. 3. 
( individuo maschio collo sprone indicato dalla let^ 
tera a ) . 

Blumenbach Manuel. d'Hist. Nat. trad. par Ar- 
taud tom. l. pi. 14- 

Péron 3 et Lesueur Voyag. aux terres australesj 
atlas 1. pi. 34. iìg. 2, 7, 8. 

Abita ne' fiumi , e ne' laghi della N. Olanda. 



rappresentate nella fig. 3. della Tav. X. let. a , base 
del così detto sprone aperto longitudinalmente ; let.h.c. 
V astuccio corneo, la fcssurina estrema /*' è indicata, 
€olla Ut. h. ; let, d. la vescichetta interna. 



7^9 
Il pelo è di due sorte, l'uno corto, fìtto, di colore 

grigio-chiaro, l'altro alquanto lungo; nel dorso, grigio 
alla base, rossigno, e lucente all' apic-ey bianco-argenti- 
no nel petto , e nel ventre . La lunghezza totale presa 
dalla punta del muso sino alla base della coda suol essere 
di un piede, e due pollici j la coda è d'ordinario lunga 
3 pollici, larga 2. 

Sp. 3. Ornitorinco bruno, Ornithorhynchus Jìi* 
icV'i Péron, et Lesueur . 

Li" Ornithorhynque brun frane. Das grauhr.aune 
iSchnaheLthìer ted. 

Pelo bruno-nerastro, piatto, ed increspato. 

Péron , et Lesueur Voyage aux terres australes. 
atlas 1. pi. 34. fìg. 1,5,6. 

Abita ne' fiumi, e ne' laghi della N. Olanda, 
ove trovasi la precedente specie . 

Il Sig. G. Cuvier, ed altri sospettano, che quest'or- 
nitorinco sia una varietà della specie precedente (i). 



(i) Nome (Trans. Angl. an. 1818 part. i.} descrive 
uno sterno fossile , ditegli a ragione giudica molto so- 
migliante a quello degli ornitorinchi, e che probabil- 
mente appartenne ad una specie di questo genere. 



720 

NOTA <3a aggiungersi alla pag. 97 sul fine deli' arti-" 
colo , nel quale trattasi dell' uomo . 

Più volte ne'' tre ultimi secoli è stato scritto da uo- 
mini di molta rinomanza^ che fra le ossa veramen- 
te, ed a tutto rigore fossili trovate nelle diverse parti 
del nostro globo , ve n' ebbero alquante appartenen- 
ti air uomo, sepolte anch'' esse in un epoca antica, in 
cui la terra subì grandi fisiche mutazioni, prima di 
passare allo stato, in cui ora la vee giamo . Esamina- 
te però in seguilo queste usi,a colla dovuta accuratez- 
za, sono state riconosciute , o appartenenti a ben altri 
animali, che aW uomo , ovvero non meritevoli dit ti- 
tolo di fossili , perchè manifestamente sotterrate in tem^ 
pi dai nostri non molto lontani . Ita ciò inferirono al- 
cuni , che r uomo non era sulla terra, quando ebbe luo- 
go la catastrofe , che fece perire gli animali , di cui 
si vanno scoprendo di mano in mano i fossili avvanzi, 
Gian Claudio Dclamctherie ne'' suoi libri: Sur la nature 
des ctres t-xislesis pag. i63, 169, e Lf cuns de Geologie 
tom. 2. pag. 344- € se^. vigoroiamenie combattè una ta- 
le illazione. La mostrò pure illegitima il Sig. G. Cu- 
vier neW articolo antliropolite del Diction. des Scienc. 
Naturélles , dicendo espressamente, che la mancanza di 
ossei umane negli strati regolari contenenti le ossa di 
altri animali terrestri, "non prova altrimenti , che V uo- 
mo non esistesse in quelV epoca, in cui tali strati si for- 
marono. Fin daW anno i8o3 il generale francese Er- 
nouf comandante della Guadalupa aveva con una sua let- 
tera reso consapcvola il Hg, Professore Faujas de St,Fond 



72r 
chfi sulla costa di detta isola erano stati trovati molti 
scheletri umani rinchiusi in un jnasso di madrepore 
jnetrijicate . Ernouf aggiunse^ che varie erano le opi^ 
nioni degli alitanti della Guadalupa intorno alV ori- 
gine di tali ossa , e che a tutte mancava un solido 
sfondamento . Questa lettera inserita nel tomo V. de- 
gli annali del Museo di Storia Naturale di Parigi, non 
fece allora quasi alcuna impressione sulV animo de'' zoo- 
logisti. Essendo in seguito la Guadalupa passata dal- 
la dominazione de'' francesi a quella degf inglesi , 
V ammiraglio Cochrane dalla detta isola mandò a, 
Londra un gran masso contenente parti considerevoli di 
uno scheletro manifestamente umano . Il inasso intero 
fu collocato nel Museo Brittanico . Konig fra gli altri 
ne intraprese un diligente esame , e rendette conto a 
Banks delle osservazioni fatte , in una lettera scrittagli 
in data del 20 Dccemhre i8i3, la quale venne inseri- 
ta nella prima parte delle transazioni filosofiche per 
Vanno 181 4 pag. {07-120, in un colla figura di sì pre- 
gevole geologico monumentò. In questa lettera, oltre 
la descrizione delle ossa, si tratta della pietra, che le 
racchiude , la quale, al dire di Konig , è un"" aggregazione^ 
però senza cemento palese , di piccolissimi frammenti di 
polipaj calcari , e di grani di calct, carbonata compatta . 
Granuloso quindi si scorge il tessuto della pietra , la qua- 
le è quasi compatta vici/io alle ossa, e qua, e là ha 
alquanti pori, ed è più dura del marmo statuario. In 
Vbsa sono state trovate alcune conchiglie j ossili , delle 
quali una somiglia a,ssai /"llelix acuta di Martini, ed 
un' altra il TmJjo Pica di Linneo . Vi si vede pure un 



722 

qualche grosso frammento dì madrepora^ ed un pez- 
zetto di hasalte ec. ISon è aìtrimenti sembrato a Konig 
ragionevole il credere , che questa massa calcare sìa di 
formazione stalattìtica, e pensa piuttosto, che per la for- 
mazione non differisca essa dalle cosi dette pietre are- 
narie, o sia dalle psammiti . Esaminò egli pure le arene 
de"* contorni, e non ne trovò alcuna della natura della 
pietra, che contiene le ossa umane. Queste poi sono in 
parte slogate , e rotte , e nelle cavità ripiene della stes- 
sa materia calcare, che le avvolge. Quindi inferì Ko- 
nig, che la. materia fuddetta era fluida , allorché impri- 
gionò le ossa , le quali per Z' azione di una causa vio- 
lenta si slogarono , e si ruppero . Questo scritto eccitò V at- 
tenzione de'' naturalisti . Brogniart in un estratto , che ne 
fece per li giornali intitolali: N. Bulletin de la Soc, 
Philom. an. i8i4» et Journal des Mines toni. Sy. pag. 
66-67 disse che era difficilissimo il decidere se ram- 
masso calcare della Guadalupa conlenente le ossa uma- 
ne fosse di formazione anteriore aW ultima gran ca- 
tastrofe, e non piuttosto di una formazione recente da 
attribuirsi a cause simili a quelle , che tuttora agiscono 
nel nostro globo , quali sono le eruzioni vulcaniche , le 
acque termali, che tengono in dissoluzione la calce car- 
lonata, e conchiuse , che ad onta di questa scopata ri- 
inancva incerta V esistenza degli antropoliti, delle ossa 
umane cioè veramente , ed a tutto rigore fossili . G. Cu- 
vier neW articolo anthropolite citato poc"* anzi , dalla po- 
sizione di que'' massi calcari della Guadalupa contenenti 
ossa umane, s'' avvisò di potere dedurre coine'cosa ve- 
toiimile^che nulV altro siano essi in fuori di un'' incro- 



725 
stazione locale^ e moderna^ Delamètherie per V oppo- 
sto nel tomo 79 del suo giornale di Fisica dichiarò non 
esservi giusto motivo di negare^ che le anzidette ossa 
umane fossero fossili al pari di quelle de'' paleoterii , 
de' jnegaterii ec Ael mese di maggio del 1820 il Sig. 
E. F. Schlotheiin pubblicò il manifesto di una sua ope- 
ra sulle pietrificazioni , promettendo ( come dissi già 
nella nota alla pag. 552 ) di trattare in primo luogo 
delle ossa umane trovate in poca distanza di Kostritz 
negli strati di gesso racchiudenti eziandio ossa di cer- 
vi ^ di rinoceronti , di leoni, d'' iene ec. V opera è di 
fallo comparsa alla luce col tìtolo: Die Petrefactenkun- 
tle etc. Gotha 1820 in B.vo . La descrizione sistematica 
delle ossa di animali incomincia dalle umane , da quel- 
le cioè di Kostritz . Schlotheim ha esaminato il fronta- 
le , il mascellare superiore co'' denti , il femore sinistro^ 
il cubito parimente sinistro ec. Il primo ad accorgersi , 
che tali ossa sono umane fu il Sig. Schotlin consigliere 
aulico , e celebre medico abitante a Kostritz . Questi le 
mostrò a Schlotteim , e gliene descrisse la situazione. 
Più volte se ne trovarono altre, al dire de'' minatori ^ 
affatto simili, delle quali non ebbero essi alcuna cura^ 
e le infransero. Nel detto 7nasso gessoso contenente le 
ossa umane sonvi pure, come già dissi, ossa di mam- 
miferi ruminanti , pachidermi , e carnivori . Il gesso è 
compatto. Ogni nicchio contenente un osso ha la figura 
di questo, ma n' è alquanto maggiore , il di più poi e 
ricfnpito da un minuto terriccio , ciò che si osserva tal- 
volta nelle cavità contenenti le ossa delle gessaje de* 
contorni di Parigi. Non di rado le ossa umane sono 

46 



724 
penetrate dal gesso , che vi è fortemente attaccato . La, 
profondità^ alla quale si trovano^ per attestazione de"* 
minatori, varia da 9-1 3 braccia. Se questi fatti sono 
veli , né vi ha per ora luo^o a muoverne dubbio, prova- 
no essi , che talora li medesimi strati pietrosi , e re- 
solari , i quali contengono le ossa fossili di altri ani- 
inali terrestri, racchiudono ancora ossa umane, che 
per ciò stesso veramente, ed a tutto rigore fossili do- 
vranno credersi ; e rimane quindi anche dalle geologi- 
che osservazioni provata V esistenza deW uomo in quel- 
r epoca , in cui tali strati sì formarono , 



7^5 



SPIEGAZIONE DELLE FIGURE 

DI QUESTO SECONDO TOMO (l). 









'Sìim. dilla lìa- 
aina, ove trat 
'tasi dtW og- 


Tiar. 


Fig. 




getto roppie- 






PARTE PRIMA 


tentato dalla 

figura . 


3. 


1. 


Pifeco satiro . 


106 


— 


2i. 


Babbuino Mandrillo. 


13-2 


— 


3. 


.Stentore Aluatta 


i3> 


— 


4- 


]acco comune 


i53 


4. 


J. 


Inciri brevicoclato 


157 




i-> 


Tarsio di Daubenton 


ì66 


— 


3. 


Lemure Mococo 


i5g 


~— ' 


4- 


Notlicebo bengalese 

PARTE SECONDA 


161 


5. 


j. 


Pteropo abbracciacoda 


V.9 


n 


2. 


Vampiro spettro 


^90 


3! 


Testa del Rinolofo uniasE^ato 


198 




4- 


Testa del Megadermo lira 


igj 


— 


5. 


Teschio del Rinolofo unia- 
stato 




— 


6. 


Gaieopiteco rosso 


372 


— l 


7- 


Teschio del Vanjpiro spettro 





(i) La spiegazione delle figure delle prime due ta- 
vole si dette dopo r introduzione generale alla classe 
de'' mammiferi ^ pag. 64, e seg. Rimase soltanto senza 
indicazione la fig. 5. della tav. 2. perchè di questa non 
si fece uso neW introduzione suddetta. Ropj>restnta 
essa lo scheletro del Pongo di W'urmhs , del finale è 
stato trattato alia pag. 112, e seg. 



726 



Tav. 
6. 



8. 



Fi 



1. 



3. 
4- 

5. 
6. 
1. 

i 
4. 

r 

3. 

G. 



Parte anteriore del muso del- 
la Condiliira crestata 

Porzione della mascella infc' 
riore della Condilura cre- 
stuta 

La stessa Condilura cr estuta 

Sorice volgare 

Gliiottouo voracissimo 

Orso a grandi labJDra 

Mustela Zorilla 

Viverra Zibeto 

Gatto Tigre 

Foca leonina 

Teschio del Gatto Leone 

Teschio della Foca comune 

Didelfo 0| tosso 

Teschio dell'Almaturo gigan- 
tesco 

Almaturo fasciato 

Fascolomo fosco 

Castoro Ijivaro 

Cloromo Aguti 

Dipo freccia 

Bradipo tridattilo 

Scheletro dello stesso Bradipo 

Dasipo depresso 

Formichiere colla criniera 

Teschio dello stesso formi 
chiere 



A'um. della pa- 
gina, ove trat- 
tasi <ie/r OQ- 
getlo rappre- 
sentato dalla 
figura . 

2Z0 



216 

232 

261 

285 
Sol 
3i8 
298 

3 17 
327 

355 
357 
363 
438 
468 
391 
478 



488 
49G 



727 



Taw. 

IO. 



11. 



12. 



1. 
2. 



4- 

3. 
6. 

7- 
1. 



3. 

4. 
1, 

2. 



^■ 



PARTE TERZA 

Echidna a lunghi aculei 

Ornitorinco rosso maschio j 
la let. a indica lo sprone 

Sprone del detto ornitorinco 
aperto longitudinalmente , 
affinchè si veggano le parti 
ond' è composto; let. a base 
del detto sprone ; lett. d 
vescichetta interna; lett. b, 
e l'astuccio corneo sepa- 
rato, r apertura estrema 
del medesimo viene indi- 
cata dalla lett. b. 

Cavallo Zebra 

Teschio dell' Elefante indiano 

L' Elefante suddetto 

Teschio dell' Elefante afri- 
cano 

Tapiro Anta var. 

Teschio dell'Ippopotamo am- 
Ubio 

Trace del Capo di 15, Spe- 
ranza 

Rinoceronte indiano 

Auchenia Vigogna 

Cervo Rangitero 

Antilopa Dorca 

Teschio del Camellopardo Gi- 
raffa 

Corno del Cervo Dain© var. 



iV"m. ilcliii pa- 
gi m, ove ti ai- 
tasi dell' rg- 
gelto rappre- 
sentato dalla 
figura . 

7i3 



718 



5i4 



519 
56 o 

527 

55/i. 
.046 
602 
6i5 
63r 

629 
6ìii 



728 



Tav. 


Fi^. 


— 


6. 




7- 




8. 


— 


9- 


]3. 


1. 





2. 




3. 




4- 



Corna dell'Antilopa Orice 

Stomaco clell'AucheniaLiima: 
lett. a l'esofago; lett. Z> il 
sito del cardici ; lett. e , e il 
rumine; lett, d il reticolo 
lett. e, e Tomaso aperto; 
lett. y, y l'abomaso situa- 
to dietro Tomaso; lett. g 
l'indizio della separazione 
di fjueste due cavila; lett. 
h tubercolo situalo contro 
T orifìcio del piloro 

Corno del Cervo Alce 

Corno dell'Antilopa Guda 

Balena Misticeto 

Muschio muschifero 

Ti follicolo del Muschio mu- 
schifero colle parti vicine; 
lett. A. il follicolo; lett. a 
l'apertura esterna del me- 
desimo; lett. b l'apertura 
esterna del prepuzio; lett. 
e lo scroto; lett. d l'ano a 
lett. e la coda 

Camellopardo Giraffa 



N"m. (Iella pn- 
[una-, ove trat- 
tasi dell' og- 
getto rappre- 
<ientato dalla 
figura . 



^99 
6i3 

641 
6c4 



629 



INDICE 

DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO 
SECONDO TOMO (l) . 

PARTE PRIMA 

Prefazione Pag. 5 

Introdu7Àone alla Storia Naturale de 3lain- 

m'ìferi . 
Caio I. De^ varj nomi dati alla Storia. 

Naturale de"* Blamm'iferi . 1 1 

Capo II. UepJ-i organi _, die ne^ Mammife- 
ri servono alle sensazioni . i3 
Capo III. Delle parti , che ne* 3Iammìferi 

servono al moto locale . 2 i 

Capo IV. Dello Scheletro de'' Mammiferi . 28 
Capo V. Degli organi , rJip ne' Blammiferi 

servono alla digestione . 4^ 

Capo VI. Degli organi, che ne'' Blammiferi 

servono alla circolazione . 5 1 

Capo VII. Degli organi della respirazione , 

e della voce dei Blammiferi. 55 
Capo Vili. Della propagazione de'' Blammiferi. 55 



il) Il discreto, e benigno lettore è pregato di cor" 
reggere a iiorma di questo indice alcuni sbagli commcs-» 
n neW* apporre i numeri ai generi^ ed alle specie^ 



Capo IX. Delle ■prime divisioni della Classe 




de* fiammiferi . 


58 


Spiegazione delle figure citate nelV Introdu- 




7Àone . 


64 


Orbine Frimo . De" Bimani. 


69 


Famiglia degli Antropi . 


74 


Cenere Uomo. 


ivi 


Ordine Secondo . Ve'* Ouadrumani , 


98 


Famiglia Prijua . Delle Scimie . 


100 


Sezione i. 


4oa 


Genere i. Troglodlte. 


ivi 


Gen. 2. Piteco 


105 


Gen. 5. Pongo 


ut 


Gen. 4- Cercopiteco 


ii5 


Gen. 5. Inuo . 


122i 


Gen. 6. Babbuino , 


128 


Sezione 1. 


i34 


Gen. 1. Stentore. 


ivi 


Gen. 1. Atele, 


i36 


Gen, 3. Lagotrice. 


140 


Gen. 4- Cebo. 


44*- 


Gen. 5. Callitrice. 


144 


Gen. 6. Aoto. 


147 


Gen. Y' Pi teda. 1 


i49 


Gen. 8. Jacco. 


45a 


Famiglia Seconda . Z?e' Lemurini . 


i55 


Gen. 1. Indri. 


i56 


Gen. a. Lemure 


i58 


Gen. 3. Loride . 


i60! 



73i 
Gen. 4* ì^lttlcebo , 161 

Gen. 5. GalagQ . i65 

Gen. 6. Tarsio. ±65 

PARTE SECONDA 



Ordine Terzo. Delle Fiere. 


167 


Famiglia Prima . De^ Chiropteri . 


i6g 


Sezione 1 . 


170 


Gen. Galeointeco. 


ivi 


Sezione 2. 


474 


Gen. 1. Pteropo, 


177 


Gen. 3. Cefaloto. 


d8o 


Gen. 5. Disope. 


482 


Gen. 4- Mi opterò . 


184 


Gen. 5. Nittinomo, 


ivi 


Gen. 6. Stenodermo. 


486 


Gen. 7. Nottilione . 


ivi 


Gen. 8. Glossofaga. 


488 


Gen. 9. Fampiro . 


489 


Gen. 10. Fillostoma . 


492 


Gen. 11. Megadermo . 


*94 


Gen. 13. Rinolofo. 


*97 


Gen. i3. Nittero. 


*99 


Gen. 14. Binopomo. 


201 


Gen. i5. Tafozoo. 


2oa 


Gen. 16. Pipistrello. 


2o5 


Famiglia Seconda . DegZ' inseffhori . 


sia 


Gen. 1. iticcio. 


ivi 



73« 

Gen. 2. Sorlce. qi5 

Gerì. 3. Mìgale . 221 

Gen. 4^ Scalopo . 2 2.3 

Gen. 5. Crisoclori . 224 

Gen. 6. Ceritene. 226 

Gen. 7. Condilura . 229 

Gen. 8. Talpa. 23 1 

Famiglia Terza. De^ Carnivori . a34 

Sezione 1. 2?e' Plantigradi. ivi 

Gen. i. Orso. s55 

Gen. 2. Procione . 24 2 

Gen. 3. Nasua . 244 

Gen. 4* Cercoletto , 246 

Gen. 5. Tasso. 249 

Gen. 6. Ghiottone. 25 1 

Sezione 2. Ve'" Digitigradi. aSG 

Gen. 1. 3Iustela . 267 

Gen. 2. i^ejite 265 

Gen. 3. Lontra. , 268 

Gen. 4- Cane. 271 

Ge?i. 5. Viverra. 281 

Gen. 6. Erpeste . 287 

Gen. 7. Rizena . 290 

Gen. 8. Jena . 2()5 

Gen. 9. Gatto. 297 

Sezione 3. X>eg/i Amfibj . 3i5 

Gen. 1. Foca. 3i4 

Gen. 2. Tricheco. 319 

FjMiG-LiA Quarta, Pe* MarsuinuU . 325 





735 


Gea. 1. Didelfo. 


326 


Gen. 2. Dasiuro . 


33fì 


Gen. 3. Peramele . 


337 


Gen. 4- Isodonte . 


339 


Gen. 5. Cescoe . 


341 


Gen. 6. Falangista . 


346 


Gen. 7. Fetauro . 


348 


Gen. 8. Issiimnno. 


351 


Gen. g. Almaturo . 


355 


Gen. 10. Fascolarto . 


359 


Gen. 1 1 . Fascolomo . 


36i 


Ordine Quarto. De^ Roditori . 


365 


Famiglia FriMa . De'' Tracliiodontl . 


368 


Gen. 1. Marmotta, 


363 


Gen. 2. Criceto. 


375 


Gen. 3. Topo . 


377 


Gen. 4- I dromo . 


382 


Gen. 5. Merione . 


384 


Gen. 6. Z^ipo . 


387 


Gen. 7. Scoiattolo, 


395 


Gen. 8. Tamia . 


398 


Gen. 9 Pteromo . 


400 


Gen. 10. Chiromo. 


4o4 


Gen. 11. Spalace . 


407 


Gen. 1 2. Batiergo . 


4l4 


Famiglia Seconda, Dedl Elasmodont 


i. 4i5 


Sezione 1 . 


4t6 


Gen. 1. Fedele. 


ivi 


Gen, 2. Miosso, 


4.7 



?54 

Gen. 3. Eclilmo . A^'^ 

Gtn. 4' Lemma . 4^'-^ 

Gen. 5. Ondatra. 4*^^ 

Gen. 6. Castoro. 4'^ 7 

Sezione i. 4-l-'> 
Gen. 1. Istrice, ^^^ 

Gen. 1. Coendo. 4*^* 

Gen. 3. Lepre. 4^5 

Gen. 4- Lnp;omo . 4^7 

Gen. 5, Idrodiero . 4^'^ 

Gen. 6. Cawi. 4^5 

Gen. 7. Cloromo, 4^^ 

Gen. 8. Celogeno. 4? 2 

Ordine Quinto. Depili Sdentati. 47^ 

Famigli^ Prima. De" Tardigradi . 4?^ 

Gen. 1. JBradipo. 47^ 

Gen. 2. Co/epo. ^ 4^0 

Fadiiglia Seconda. De^ Cingolati . 4^^ 

Gen. X>asipo. 4^4 

Famglia Terza. Ve' Vermilingui . 49^ 

Gen. 1. Oritteropo. 49'^ 

Gen. 2. Formichiere. 49^ 

Gen. 5. dlanide. ^^^ 

PARTE TERZA 

Ordine Sesto. De' Pacliiderml . 5o5 

Famiglia Prima. Ds' Pvohoscidel . 5 08 

Gen. Elefante. ^^9 



735 
Tamiglia Seconda, De' Pachidermi Or- 



dinar] . 


525 


Gen. 1. Ippopotamo. 


525 


Gen. 2. Forco. 


53 


Gen. 3. Fascochero. 


535 


Gen. 4- Dicotile . 


539 


Gen. 5. Pdnoceronte . 


544 


Gen. 6. Ira ce . 


55i 


Gen. 7. Tapiro . 


556 


Famiglia Terza . De' Solipedi . 


563 


Gen. Cavallo. 


566 


Ordine Settimo . De' Ruminanti . 


575 


Famiglia Prima . De^li Anomiomeri . 


583 


Gen. 1. Camello. 


ivi 


Gen. 2. Auclienia. 


598 


Gen. 3. Muschio. 


6o3 


Famiglia Seconda . De^ Ditteroceri . 


610 


Gen. 1 . Cervo . 


6so 


Gen. 2. Camellopardo . 


638 


Famiglia Terza . De'' Coleoceri . 


63a 


Gen. 1. Antilopa. 


633 


Gen. 2. Ei>,ionomo . 


647 


Gen. 3. Bue. 


655 


Ordine Ottavo . De"* Cetacei . 


668 


Famiglia Prima . J9e' Cetacei erbivori . 


670 


Gen. 1. Planato. 


671 


Gen. 2. AUcore , 


674 


Gen. 5. Ritìna. 


675 



Famiglia Seconda , De"* Cetacei carnivori .677 



73G 

Sezione i. 680 

Gen. 1. Delfino. ivi 

ùen. 3. Ceratodontc. 691 

Sezione 2.. 69 3 

Gen. 1. Fisetere . ivi 

Gen. 2. Balena. noo 

Appendice de'' Monotremi. 709 

Oe?2. 1 . Echidna . y 1 3 

Gen. a. Ornitorinco, ^ iS 
Nota da aggiungersi alV articolo sulV uomo. 720 

Spiegazione delle figure. 7a5 



Pa§. Litu ERRORI CORREZIONI 

Parte Seconda 

473 I Ordine Quarto Ordine Quinto 

Parte Terza 



5r5 


12 


schermire gli assalti 


schermirsi dagli assalti 


5i8 


9 


fiorellini 


i fiorellini 


520 


I 


V Elcphans 


V FAcphant 


534 


3 


Porco Barbirussa 


Porco Babirussa 


556 


I 


(4) 


-(i). 


— 


22 


(X) 


(^) 


— 


3o 


^^^ . 


^^K 


537 


8 


at'thiopius 


aetiopicus 


539 


i3 


delle orecchiette 


dalle orecchiette 


542 


24 


air apici 


air apice 


545 


26 


arboscelli 


ramoscelli 


557 


9 


a 5 sole dita 


a 3 sole dita 


562 


23 (6j 


(0 


583 


26 


interotta 


incorrotta 


584* 


26 


à une seule hosse 


à deux hosscs 


598 


IO 


delle carovane 


dalle carovane 


601 


6 


(3) 


(0 


— 


ÌO 


^^^ , 


(0 


602 


2.0 


bensì essersi 


bensì di essersi 


608 


ult. 


dalla legitiniitk 


della legittimità 


612 


22 


unghie false , brevi 


ungliie false brevi 


6i6 


19 


e se non siano pregne 


e se non siano pregne, 






in inverno 


in inverno 


6(8 


18 


livr. pi. 6. 


livr. 1 1, pi. 6. 


623 


I 


dalle corna 


delle corna 


624 


20 


più lun- 


pili lunghe 


628 


8 


niun canino 


incisivi -jj niun canina 


629 


I 


danno 


dà 


657 


18 


Le Gazelle 


La Gazelle 


65o 


5 


simile a quelle 


simili a quelle 


653 


21 


5-5 ^ 


piedi 5-5 ^ 


675 


21 


Del r accurata 


Dall' accurata 


692 


5 


niun modo 


in niun modo 


^n^7 


2 


Vhysìter 


Physetcr 


705 


10 


Fbalis 


Phjsalis 



Hella numerazione delle pngtRe dopo quella, cKc segnata f84 e stata oma^ 
sa un'intera decina. 



eh.. 



Die 22. Sejit. 1820. 

VIDIT 

Pro Emineiitiss. ec Reverendis?. D. D. 

CAROLO CARD. OPPIZZONIO 

Atcliiep. Bónoniae 

Joachimus Cai). Ambrosi 
Sacrae Theol. Pub. Prof, et Exam. Synodalis 

Die 24. Se^U 1820. 

VIDIT 
Pro Excelso Gubernio 

Domiiiicus Mandini S. T. D. PatocJuis 
ec Exam. Synod. 

Die 2. Octohr. 1820. 

IMPRIMATUR 

Caraillus Ccronetti Prov. Ceri. 



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